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TABARKINIS TABARQUINOS TABARQUINS Documents sur l’histoire d’une série de migrations : de Gènes à l’île de Tabarka, puis vers les îles de San Pietro, Sant’Antiocco, Nueva Tabarca, et aussi l’Algérie et la Tunisie Josyanne MASSA et Georges GANDER Février 2006

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TABARKINIS

TABARQUINOS

TABARQUINS

Documents sur l’histoire d’une série de migrations :

de Gènes à l’île de Tabarka, puis vers les îles de San Pietro, Sant’Antiocco, Nueva Tabarca, et aussi

l’Algérie et la Tunisie

Josyanne MASSA et Georges GANDER Février 2006

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INTRODUCTION L’Histoire des Tabarkinis ou Tabarquinos ou Tabarquins est celle d’une extraordinaire migration autour du Bassin Méditerranéen. Cette aventure se déroule dans plusieurs Pays et Régions :

L’Italie, avec Gênes, la Sardaigne et ses îles de San Pietro et Sant’Antiocco, La Tunisie, avec l’île de Tabarka, Tunis et Sousse, L’Espagne avec Nueva Tabarca, L’Algérie, La France.

Ce Livret est destiné à nos Amis Généanautes qui sont intéressés par la migration des Tabarkinis. Nous l’avons conçu comme « un grenier » où chacun devra faire son tri. Ce Livret rassemble, sans structuration particulière, des documents collectés sur Internet, des échanges entre généalogistes et des extraits d’ouvrages.. Les documents sont en italien, espagnol et français. Les auteurs et les références des sites et des ouvrages sont indiqués pour chaque article. Nous remercions, en particulier, Mesdames Marie-Thérèse DUBIEZ, Aurore VERIÈ, Messieurs Jean-Pierre BARTOLINI, Robert COMPIANO, Guy-Joseph FOUCHÈ et Jean-Bernard LEMAIRE. Bonne découverte !

Josyanne

[email protected]://membres.lycos.fr/suzegranger/Tunportail.html

Georges

[email protected]/gander

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Carte Bassin Méditerranéen – 1633

Ile de Tabarca, 17éme

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SOMMAIRE

Isole Tabarchine 6

Le Colonie 7 – 8

I Tabarchini di Sardegna 9 – 11

Curiosità storiche 12 – 15

Los Tabarquinos 16

Lamentable situation de los tabarquinos 17

Situation : Sulcis/ Iglesiente - Isola San Pietro 18

Cenni storici su Carloforte 19 – 21

Les rapports de la France et de l'Afrique du Nord de 1712 à 1830 22 – 23

Nos ancêtres les rapatriés de Tabarca 24 – 36

Appel à témoins : Recherchons "Tabarquinos" 37

La famille ROSSO de l’île de San Pietro, apparentée à la Dynastie Husseinite 38 - 49

Articles sur Tabarka et Nueva Tabarca dans les revues du GAMT 82 et 83 50 – 54

Les Tabarquins de Tunis 1741 - 1799 55 – 59

L’Histoire d’une Colonisation de Giuseppe VALLEBONA 60 – 80

Les Tabarquinos à Nueva Tabarca 81

Sites Internet 62 - 88

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ISOLE TABARCHINE

http://www.lemanieditore.com/le_mani_on_line/liguria/liguria%20d'oltremare/isole_tabarchine.htm

LE MANI LIGURIA D'OLTREMARE

titolo ISOLE TABARCHINE Gente, vicende e luoghi di un’avventura genovese nel Mediterraneo

autore Fiorenzo Toso - fotografie di Antonio Torchia

dettagli 2002, pp. 256, ft. 24,5 x 29, ill. colori E 40,00

ISBN 88-8012-202-9

La Riviera Ligure, la costa tunisina, le isole sucitane della Sardegna meridionale. Il Levante spagnolo… Un itinerario attraverso alcuni dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo occidentale, alla scoperta di una civenda originale irripetibile: quella di un gruppo di coloni genovesi che per alcuni secoli, a partire dal Cinquecento, fondarono fortezze e città, pescarono il corallo, commerciarono, lottarono con popolazioni ostili conservando intatta fino ad oggi, con la propria lingua, la vica memoria delle loro origini. In un grande libro fotografico, corredato da una rigorosa ricostruzione storica ed etnografica, le immagini più belle di Tabarca, di Carloforte e dell’isola di San Pietro, di Calasetta e dell’isola di Sant’Antioco, di Nueva Tabarca, di una “Liguria d’Oltremare” di eccezionale bellezza paesaggistica e di insospettabile vitalità culturale.

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LE COLONIE

http://www.pegli.com/sto_colo.html

Da alcuni atti legali, è accertato che parecchi cittadini pegliesi emigrarono fondando piccole colonie in: Corsica, Sardegna, Sicilia, Alessandria d'Egitto, Provenza, Catalogna e un po' ovunque per il Mediterraneo. Se in alcune di queste località non vi si stanziarono, sicuramente vi commerciarono. Sono però di notevole importanza gli stanziamenti, storicamente accertati, di: Tabarca,

Carloforte e Nueva Tabarca.

Nel 1544 Carlo V concede alla famiglia Lomellini l'isola di Tabarca al largo della costa tunisina, per praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale. I Lomellini assumono il diritto di nominare un amministratore di fiducia con poteri quasi politici. Un ramo della famiglia muta il cognome in Lomellini di Tabarca. Dato il numero di ville e la loro

ubicazione in Pegli probabilmente i Lomellini erano i più autorevoli nobili del paese. Dovendo colonizzare l'isola si rivolgono quindi alla popolazione pegliese, sempre aperta a nuovi sbocchi commerciali. A Tabarca i coloni vendono per 4,50 lire/libbra il corallo ai Lomellini, i quali lo rivendono per 9,10 lire/libbra. I vicini saraceni e francesi, non si rivelano molto ospitali. I primi si specializzarono in scorribande, pirateria e cattura di schiavi da vendere o riscattare. I secondi fanno dei veri e propri tentativi di occupazione, oppure manovrano i saraceni in modo da liberarsi della scomoda concorrenza pegliese. Nel 1633 il corso Guidiccelli, con un gruppo di francesi fallisce nell'impresa di occupare l'isola. Il Bey di Tunisi e di Algeri taglieggia i coloni, forse manovrato dai francesi. Le perdite economiche dovute ai saraceni, la diminuzione del banco corallifero, le incursioni corsare, l'eccesso di popolazione, fanno divenire meno attraente l'isola. Per impedire l'aumento demografico sembra fosse vietato il matrimonio, pena l'allontanamento. Tra il 1718 e il 1729, l'isola viene subaffittata a Giacomo Durazzo e Giambattista Cambiaso. Nonostante ciò la ricchezza della colonia e la sua importanza diminuiscono ancor di più.

Già nel 1736, quando Carlo Emanuele III° decide di valorizzare la Sardegna, un gruppo di tabarchini guarda con molto interesse l'isola di S.Pietro. In accordo con il Vicerè di Cagliari si pianifica l'arrivo di 300 coloni nella nuova terra. Nel 1737 si

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ipotizza l'arrivo di 700 nuovi tabarchini con la promessa di poter commerciare il corallo con lo stesso trattamento economico fatto dai Lomellini. Il 17 ottobre 1737 D. Bernardo Genovese y Ceveylon viene nominato Marchese del feudo costituito dall'isola di S.Pietro nominata Carloforte. Viene stabilito entro la primavera del 1738 l'arrivo dei tabarchini. Sembra che, giunta la notizia a Tabarca, siano stati celebrati subito 30 matrimoni. Un primo gruppo di 86 persone funge da testa di ponte per preparare la zona ai successivi. Il 17 aprile arriva il secondo gruppo, costituito da 381 uomini. Il 21 maggio, 3 eletti giurano fedeltà a Carlo Emanuele III°, il 24 giugno Giambattista Segni è eletto sindaco. Sull'isola sono presenti 118 famiglie. Il Duca di Carloforte non mantiene le promesse fatte mandando solo 5 su 7 coralline e non pagando il raccolto. Molti raccolti vanno perduti per colpa dei conigli selvatici. La popolazione minacciando il ritorno a Pegli, riesce ad ottenere dal Vicerè, dall'intendente civile di Cagliari e dal Duca il promesso.

Nell'isola di Tabarca la situazione precipita, i Lomellini non riescono a restituirla alla Spagna. Si rivolgono allora alla Compagnia francese d'Africa, il bey di Tunisi non contento dell'esclusione dalle trattative, con 8 golette e un inganno, imprigiona i notabili e 900 uomini rimasti sull'isola. Distrutto il possibile, conduce i prigionieri in terraferma come schiavi per venderli o riscattarli (1741). La nobiltà europea, ma maggiormente Carlo Emanuele III° paga il riscatto (50.000 zecchini e scambio di schiavi?). Nel 1750 vengono liberati 121 tabarchini, nel 1753 altri vengono liberarti grazie al Papa. Alla morte del figlio, il bey libera gli schiavi rimasti. All'arrivo dei liberati (?), viene eretta una statua in onore di Carlo Emanuele III°.

Tra il 2 gennaio e il 24 maggio 1793 la Francia occupa l'isola di Carloforte per farne una base; una flotta spagnola comandata dal Duca Borgia la libera e imprigiona 625 francesi.

Tra il 2 e il 3 settembre 1798, Carloforte subisce la seconda e peggiore violenza. La tradizione vuole che un giovane della Capraia guidi una scorribanda tunisina sull'isola. Al termine di questa si contano 800 prigionieri fatti schiavi, 1000 abitanti in fuga e i rimanenti tutti morti. Il Papa, la Turchia, la Russia, il Re di Sardegna e Napoleone organizzano separatamente il riscatto. Pio VII° con una bolla del 1798 destina alcuni fondi a tale scopo. Solo nel 1803 Vittorio Emanuele I° con 360.000 lire li riscatta tutti.

Non tutti i discendenti dei tabarchini si trovano però a Carloforte, gli abitanti tratti in schiavitù durante una seconda incursione algerina e liberati dalla Spagna, vengono condotti sull'isola di S.Pablo al largo della costa mediterranea spagnola e in località Torre Vjeja. L'isola viene ribattezzata Nueva Tabarca. Quest'ultima non mantiene però contatti con Pegli e perde le sue tradizioni. Carloforte rimane invece culturalmente legata alle sue origini.

Tratto da http://www.pegli.com http://www.carloforte.com/Guida_turistica/STORIA.HTM

http://www.terra.es/personal/vtin99/situa.htm

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I TABARCHINI DI SARDEGNA

(a cura di Fiorenzo Toso)

http://web.uniud.it/cip/min_tabar_scheda.htm

Famiglia: Indo-europeo: Neolatino. Tipico caso di eteroglossia interna, il tabarchino è una varietà di genovese trasferita dapprima (sec. XVI) sull’isola di Tabarca in Tunisia, e successivamente trapiantata nelle sedi attuali e sull’isola di Nueva Tabarca (Alicante, Spagna), ove risulta estinta dall’inizio del sec. XX.

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Regione: Il tabarchino è parlato nei comuni di Carloforte (L’Uîza) e Calasetta (Câdesedda), rispettivamente sulle isole di San Pietro (San Pê) e Sant’Antioco (Sant’Antiócu) nella Sardegna sud-occidentale (provincia di Cagliari) Consistenza numerica: La popolazione complessiva dei due comuni è di circa 10.000 unità (6.629 a Carloforte, 2.681 a Calasetta in base ai dati del dati censimento 1991), dei quali oltre l’80 % parla abitualmente il tabarchino. Comunità compatte di Tabarchini vivono anche a Cagliari e in altri centri della Sardegna (Carbonia, Iglesias) e a Genova. Status: il tabarchino è espressamente riconosciuto come lingua minoritaria all’interno della Regione Sardegna in base alla legge regionale n. 26 del 15 ottobre1997. Servizi pubblici: gli statuti comunali di Carloforte e Calasetta prevedono l’utilizzo pubblico del tabarchino, ad esempio nelle sedute dei Consigli Comunali. Sebbene in forma non ufficiale, a livello orale il tabarchino trova impiego corrente in tutti gli utilizzi pubblici e nei rapporti tra i cittadini e le istituzioni. A Carloforte vige il bilinguismo nell’ambito della toponomastica.

Educazione: sebbene a livello non ufficiale, l’utilizzo del tabarchino è abitualmente inserito nelle attività didattiche delle scuole materne, elementari e medie dei due comuni. Limitatamente a Calasetta, dal 1999, in base alle norme sull’autonomia scolastica, l’insegnamento in tabarchino e del tabarchino è entrato nei programmi didattici in forma più stabile, attraverso il reclutamento di un corpo insegnante aggiuntivo. Media: trasmissioni in tabarchino vengono effettuate da radio locali, che diffondono anche la vasta produzione di canzoni di autori locali, presentate annualmente al Festival della Canzone Tabarchina. Esiste una discreta produzione letteraria (poesia e prosa) e un’attività filodrammatica in tabarchino. Osservazioni: presso le due comunità si stanno moltiplicando negli ultimi anni le iniziative di promozione e conoscenza della parlata. A Calasetta il Comune ha organizzato diversi incontri e convegni, anche con la partecipazione di studiosi esterni, allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle esigenze di tutela, e un programma triennale di interventi è stato recentemente proposto in attuazione della Legge Regionale sarda, ai cui finanziamenti anche la scuola locale ha avuto accesso per l'organizzazione di iniziative didattiche. A Carloforte, le scuole locali (tre istituti superiori e l'istituto comprensivo) hanno a loro volta, attraverso il finanziamento regionale al quale hanno accesso come Consorzio, avviato iniziative di largo respiro. Nel corso di un seminario tenutosi nell'autunno 2001, aperto a insegnanti e cultori anche calasettani, è stata fissata una grafia unificata del tabarchino (cfr. il fascicolo Il tabarchino dall'oralità alla scrittura, a cura di F. Toso, Carloforte, Consorzio Scuole

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Carlofortine, 2002) che troverà impiego anche nei materiali didattici - tra i quali una grammatica - che si intendono realizzare. Altrettanto intensa l'attività di ricerca, contrassegnata da approfonditi studi dialettologici, sociolinguistici e lessicografici; con il supporto e il coordinamento di studiosi del Centro Internazionale sul Plurilinguismo e delle società scientifiche rappresentative dei linguisti, il 'caso tabarchino' è stato inoltre portato alla ribalta della comunità nazionale come vistoso documento di disattenzione del legislatore nei confronti di una palese e vitale condizione di eteroglossia interna: si rinvia per una analisi d'insieme al volume Insularità linguistica e culturale. Il caso dei tabarchini di Sardegna. Documenti del Convegno Internazionale di Studi (Calasetta, 23-24 settembre 2000), a cura di V. Orioles e F. Toso, presentazione di T. De Mauro, Genova, Le Mani, 2001. Ultimamente il tema è stato ripreso in occasione del convegno di studi “La legislazione nazionale sulle minoranze linguistiche. Problemi, applicazioni, prospettive. In ricordo di Giuseppe Francescato” (Udine, 30 novembre -1 dicembre 2001; = "Plurilinguismo. Contatti di lingue e di culture" 9, 2002, a cura di V. Orioles, Udine, Forum, 2003) al termine del quale è stato approvato un documento di sollecitazione alle istituzioni.

Come risultato di tale convergente sensibilizzazione si segnala l'elaborazione di un disegno di legge (n. 4032), presentato alla Camera dei Deputati il 3 giugno 2003 a firma di Antonello Mereu ed altri dal titolo Modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, che detta disposizioni a tutela della minoranza linguistica tabarchina della sardegna e della minoranza galloitalica della Sicilia e della Basilicata.

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http://www.isoladisanpietro.org/curiosita/storiche.htm

"Curiosità", la rubrica curata da Pier Franco Rivano.

[email protected]

"Curiosità storiche"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il 29.04.1918, durante il combattimento fra il sommergibile tedesco “UB48” ed alcune navi inglesi alla fonda di fronte al porto di Carloforte, una cannonata colpiva il centro abitato, uccidendo due donne. Dal 29.06.2003 , in Via XX Settembre n.1 , l’Associazione “AMICI di Carloforte” con sede in Cagliari, ha voluto ricordare il triste episodio con lo scoprimento di una targa.

All’udienza del 18.06.1881 (vedasi “curiosità” precedente per i fatti del 07.01.1881) il Presidente del Tribunale emette una sentenza assolutoria per 23 degli 45 imputati tratti in arresto.

esi di carcere. Gli altri conda . Gli storici dicono che qcasa da quella data in

Maurizio Pellerano sconterà un anno di carcere, mentre Giuseppe Fisanotti e Giuseppe Cipollina a sei mnnati si vedranno inflitte pene fino a quindici giorni di carcere per frode in commerciouello fu uno sciopero attraverso il quale i battellieri non ottennero nulla portando a avanti meno di una lira al giorno mentre il Padronato faceva pesare il suo potere.

Il 07.01.1881 i battellieri dimostrarono contro i padroni affinché non venissero abbassati i proventi dei noli delle loro barche. Nella prima mattinata, nell’attuale Via Cavour (oggi nei pressi del distributore Agip), un carabiniere era riuscito a fermare il

ia con la sua pistola per ante le rassicurazioni dell’allora Sindaco

umerosi arresti nei confronti

Pretore dell’epoca, tale Bassi, che aveva sparato un colpo in arristabilire l’ordine. La notte successiva, nonostSegni Antonio Paolo Gerolamo (Sciù Paulin) fioccarono ndei dimostranti.

Il 24.08.1738 venne eletto il primo Sindaco di Carloforte che fù Gio Battista SEGNI.

O, i Tabarka e da tale Giuseppe PARODI di Polcevera.

Questi era un gentiluomo genovese che si era stabilito a Carloforte. Alla carica di Vice Sindaco venne invece eletto Francesco NAPOLI di Tabarka. Essi vennero affiancati nell’amministrazione del paese dai consiglieri GioBatta BOCCONE, Geronimo ROSSNicola BORGHERO tutti d

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Nel 1551 una galea turca, con undici pirati, aveva a bordo alcuni schiavi Sardi: mentre era all’ancora press, otto dei turchi scesero a terra per far rifornimento di acqua. Gli schiavi sardi, sollevimasti a bor

ici.

o l’Isola di San Pietro atisi contro i tre turchi r do, li obbligarono a fuggire in terra, si impadronirono della nave e fecero prigionieri i loro nem

Alcune ricostruzioni storiche risalenti al 1741 narrano che in precedenza l’Isola di SaPietro venne più volte visitata dal ventenne grande navigatore g

n enovese Cristoforo

Colombo. Questi, all’epoca comandante di una nave “Saetta”, piccola e veloce galea, navigò i mari di Sardegna e Corsica praticando la cosiddetta “Guerra di corsa” sotto la bandiera barcellonese degli Angiò.

“Fernandina” appartenente alla flotta di Giovanni II d’Aragona. Nelle acque caroline in particolare, sembra si lanciò all’inseguimento della galeazza

Già nel 1736 Carlo Emanuele III, salito al trono, dispose che fossero infeudati i territori disabitati della Sardegna.

missionario, convocò i "Capi-F tera comunità di origine pegliese. iadella sua posizione geografica ai traffici marittimi ed alla pesca.

Nell'estate dello stesso anno la notizia arrivò come un fulmine a Tabarka ove Padre GIOVANNINI, amiglia" proponendo l'Isola di San Pietro come nuova terra ove stabilire l'inLa proposta venne accolta all'unanimità sopratutto per il fatto che l'isola, per v, si prestava straordinariamente

Il giorno 18.06.1741, Alì Pascià, Bey di Tunisi, al comando di una flottiglia di otto galeotte e di circa 300 uomini, prende di sorpresa l'Isola di Tabarka. L'impresa fu facilitata dal fatto che al momento dell'invasione tutti gli uomini erano in alto mare a corallare.

ti Vennero abbattute la chiesa, le fortificazioni, case e magazzini. Vennero fatprigionieri 840 tabarchini che per 15 anni rimarranno schiavi a Tunisi.

Dopo il primo insediamento, già nel 1744 fallì un tentativo di abitare una nuova colonia sull'Isola di San ti". Ben 42 famiglie neo giunte, costituite da piemontesi, maltesi e toscani, furona e da epidemie.

Pietro in località "Pescet o scoraggiate dalla malari

La statua di RE Carlo Emanuele III: La statua eretta dai carlofortini nel 1786 per ringraziare e ricordare Carlo EmanueIII per aver spezzato le catene della schiavitù. Durante l'invasione francese nel Gennaio 1793 i carolini per paura che i re

le

pubblicani distruggessero la statua decisero in fretta e furia di sotterrarla. Ma la fretta non gli aiutò infatti la buca fatta non era abbastanza capiente e così il braccio spuntava fuori, il tempo per poter fare un'altra buca non c'era e così, mentre i francesi avanzavano e non si sapeva cosa fare, uno del gruppo diede un colpo di mazza e recise netto il braccio e la salvò. La Statua ormai è senza braccio da due secoli, infatti nel Luglio del 1793 la statua fu rimessa su così come testimonianza di tale evento.

L'isola di San Pietro nel 258 a.c. era conosciuta dagli antichi navigatori con il nome di origine fenicia "Enoso "Inosim".

im"

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La piccola isola di TabarKa, secondo differenti versioni, venne ceduta in concessione perpetua ai Marchesi

i demandata ai Lomellini.

Lomellini intorno al 1544 come parte del riscatto pagato per la liberazione del famigerato pirata Torghud. Secondo altri riferimenti storici risalenti al 1535, si narra invece che la piccola isola venne acquisita dall'Imperatore Carlo V a seguito del trattato di pace con il sultano africano, ottenendo anche la libertà dei traffici del corallo pescato che venne po

Una fra le tante versioni degli storici che attribuiscono l'isola di Tabarka al casato genovese dei Lomellini, narra che la stessa venne a suo tempo ceduta ai marchesi Lomellini come parte del riscatto pagato per la liberazione del nipote dell'Amm

famigerato pirata "Torghud" o "Dragut" fatto prigioniero in battaglia da Giannettino DORIA, iraglio Andrea DORIA.

Nel 1599 un mercante cagliaritano, tale Pietro PORTA, nel corso di uno dei suoi tanti viaggi ebbe a notare nei fondali intorno all'isola di San Pietro una notevole quantità di banchi corallini e un notevole numero di tonni. A seguito di tale scoperta, la pesca del corallo venne praticata

to fin dal XVII secolo dai pescatori di Alghero, Bosa e Castelgenovese, oggi meglio conosciucome Castelsardo.

Nel 1737, ossia un anno prima dello sbarco dei "Carolini" o "Tabarchini" nell'isola di San Pietro, venne della Convenzione di infeudazione fra il Regno di Sardegna ed il Marchese della Guardia e il corallo agli abitanti dell'isola e ai forestieri nel raggio di mare di trenta miglia, nella zzogiorno".

stipulato all'articolo 5 "la libertà di far pescarparte fra ponente e me

Il " otevoli fatiche dei galanzieri che scaricavano dalle stive dei barconi a spalla il minerale di piombo (galena) trasportato dalle miniere del Sulcis, era

1 parti

lauto" compenso per le n

nell'anno 1870 mediamente di lire 6 e 25 centesimi a tonnellata da dividere in 1fra l'armatore, il padrone e fra i marinai che solitamente erano sette. La maggior partedei galanzieri doveva cambiare mestiere entro i 45 anni di età a causa delle notevoli fatiche sostenute.

L'ingegnere piemontese Augusto La Vallèe nell'aprile del 1738, a soli due mesi dallo sbarco dei coloni Tabarkini sull'Isola di San Pietro, aveva redatto una carta manoscritta ad acquarello a colori nella quale citò testualmente nella legenda "...i luoghi ove le galeote ponno sbarcare". Fra questi luoghi vi erano "Punta Nera" , "Punta delle Colonne", ossia nelle cale oggi conosciute con i nomi di Bobba e Guidi e numerose altre.

egli

Nel maggio 1793 allorquando l'isola di San Pietro venne occupata dalle truppe francesi venne da essi ribattezzata "Isola della Libertà". Infatti l’occupazione frla flotta spag

ancese di Carloforte iniziò il 7 gennaio 1793, per terminare il 25 maggio 1793, quando nola intimò la resa ai francesi.

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si composto: 272 co igiani, calafafamig

Quando nel 1540 il primo gruppo di pegliesi si trapiantò nell'isola di Tabarka, era corallari, un governatore, un magazziniere, un cantoniere, 80 manovali, 32 art

tti, carpentieri, falegnami, muratori e 70 soldati, in tutto 471 uomini, più le relative lie.

Il primo sbarco di tabarkini sull'isola di San Pietro avvenne in questo modo: Il 22 febbraio 1738, 86 persone approdarono in Cagliari dove l’indomani avrebbero cominciato la quarantena. Questi arrivarono a Carloforte ai primi di marzo (il documento è in lingua francese).

Nel mese di ottobre 1738 vengono distribuiti i primi lotti a "Taccarossa", alla "Tacca bianca" ( oggi Macchione) per un totale di 118 lotti per altrettante famiglie.

Sempre nel 1738 i primi tabarkini colonizzatori dell'isola di San Pietro, per poter costruire le prime "baracche" ePofabbri, contadini ed a

d il forte dedicato a Carlo Emanuele III , si stabilirono temporaneamente nei dormitori delle tonnare di rtoscuso da dove ogni giorno facevano la spola da e per l'isola. Pescatori dunque improvvisati: muratori,

ltro.

18.6.1741. Invasioni tunisine sull'isola di Tabarka. Ben tabarkini fatti schiavi dal Bey di Tunisi. Il periodo di schiavitù durerà 15 anni.

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Nel giugno del 1741 il duca di San Pietro stabilì che per la costruzione delle prime abitazioni avrebbe pagato del proprio "li Maest guardia" con "quattro

ri" mentre i Carolini avrebbero pagato i 20 uomini "A turno di disoldi" al giorno ed a 24 ragazzi cui competeva un "pane al giorno".

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BARQUINO

LOS TA S

Autore GONZALEZ ARPIDE, JOSE LUIS

Editor INSTITUTO DE CULTURA JUAN GIL-ALBERIsbn **********

ación gía. España 540

€ 18,00 Libros modernos desde 1831

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2002 Colección

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La isla de Tabarca Alicante : [s.n.] , 1970 Ejemplares

ncia presentada a través de antiguos y nuevos Los pescadores de Tabarca y de Nueva Tabarca : una vive

documentos Arturo Lenti ; [texto españoUllalva, 2, 30370 Cabo de Palos, Murcia] : A. Lenti , 2003

l revisado por María del Pilar Sánchez Rebollo] . - [Cabo de Palos (C/ Marqués de

Ejemplares

Tabarca y sus habitantes José Vallalta Orozco . - Alicante : José Vallalta Orozco , 1965 Ejemplares

Tabarca y sus habitantes Alicante : Suc. de Such, Serra y Compañía, imp. , 1965 Ejemplares

os tabarquinos L osé Luis González Arpide . - [Alicante] : Instituto Alicantino de Cultura "Juan Gil-Albert" , [2002]

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http://www.ua.es/dossierprensa/2000/04/09/8.html

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http://www.sardaigne.fr/content/locations/sulcis_san_pietro.htm

Situation S ulcis/ Iglesiente - Isola San Pietro

Les Phéniciens l'avaient appelée Inosim (l'épervier), les Grecs l'ont renommée Hieracom et les Romains Accipitrum.

L'île ne fut habitée qu'à partir de 1736 quand le roi Charles Emmanuel III de Savoie l'offrit à un groupe de réfugiés originaires de Pegli en Ligurie et dont les ancêtres avaient été exilés sur l'île de Tabarka en Tunisie. Cette communauté créa la ville de Carloforte, du nom du roi Carlo il Forte.

L'île possède sa propre culture. L'ancien dialecte qui y est encore parlé reste le même que celui de Pegli, en Ligurie. La gastronomie est un mélange de recettes tunisiennes, sardes et liguriennes, tel le couscous appelé ici Casca.

Du phare de Capo Sandalo vous apprécierez la vue saisissante vers l'infini. Le tour de l'île en bateau se fait en environ 4 heures et la ballade vous offrira de superbes vues sur des paysages et des côtes à vous couper le souffle.

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http://www.carloforte.net/storia.html

Cenni storici su Carloforte

Si narra che l'apostolo Pietro, di ritorno dall'Africa e diretto a Roma, avrebbe sostato

nell'isola a causa di una tempesta: da qui l'attuale suo nome di Isola di San Pietro. Benché mai stabilmente abitata sino al 1738, nel corso dei secoli l'isola offrì riparo alle navi fenicie, greche e cartaginesi. Probabilmente più a lungo sostarono i romani: nel 1878 fu rinvenuta un'intera necropoli che lasciò presupporre l'esistenza di un'intera stazione militare. Nel 1738 fu colonizzata dagli abitanti di Tabarka, un'isola tunisina, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che allo scopo di sfruttare i ricchi banchi di corallo l'avevano popolata con pescatori quasi esclusivamente pegliesi. I motivi che spinsero i tabarkini ad abbandonare l'isola furono soprattutto l'impoverimento dei banchi di corallo, la limitata estensione dell'isola, che non era più in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione che nel frattempo era cresciuta notevolmente, ed inoltre le continue molestie dei corsari e dei Bey di Tunisi e di Algeri. Fu per questi motivi che conosciuta l'intenzione del Re di Sardegna Carlo Emanuele III, di voler procedere alla ripopolazione della Sardegna ne approfittarono per lasciare definitivamente Tabarka e stabilirsi nell'isola di San Pietro ove si dedicarono alla pesca del corallo, del tonno per mezzo delle tonnare, ed alla produzione di sale.

Foto di Tiziana Savinelli

Al sito http://www.synchromy.com/

è possibile vedere altre bellissime foto sulla mattanza ed altro...

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Una parte della comunità tabarkina restò a Tabarka, che nel frattempo fu invasa prima dai tunisini, poi dagli algerini. Quest'ultima incursione rese completamente deserta l'isola e la popolazione venne ridotta in schiavitù. Gli schiavi furono riscattati dal Re di Spagna Carlo III, il quale li inviò ad Alicante per poi assegnargli nel 1770 la piccola isola di San Pablo, 9 miglia a sud di Alicante, ribattezzata dai profughi tabarkini Nueva Tabarka. Nel 1793 l'isola fu occupata dai francesi che la rinominarono "L'isola della libertà" . L'occupazione fu comunque di breve durata e non apportò modifiche sostanziali dal punto di vista sociale, morale e politico. Ben più dolorosa fu invece nel 1798 l'incursione barbaresca: circa 500 corsari capeggiati dal rais Mohamed Rumeli misero a ferro e fuoco Carloforte, facendo 933 prigionieri che deportati in terra d'Africa vissero in schiavitù per ben 5 anni. La liberazione avvenne solo dopo fervide trattative internazionali. Queste occupazioni indussero i Carlofortini a costruire le mura di cinta intercalate da una serie di fortini. Purtroppo oggi delle vecchie mura è rimasta solo il lato ovest, interrotto tra l'altro dalla costruzione delle scuole elementari

Il porto di Carloforte ai tempi dei "Battellieri" (1900)

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Nella seconda metà dell'ottocento Carloforte visse il periodo di maggior benessere, grazie al trasporto di minerali estratti dai ricchi giacimenti situati sulla costa vicina da parte di grandi società minerarie francesi, belghe ed inglesi. Infatti mancando in questi luoghi dei veri e propri porti, Carloforte divenne punto d'appoggio e porto d'imbarco del minerale.Incominciava la gloriosa, per quanto umile, epoca dei "Battellieri". Schiavi di ritmi di lavoro disumani, uomini dalla tempra d'acciaio nonché validissimi marinai, che provvedevano alle operazioni di carico e scarico portando sulle spalle le "coffette" di minerale. A questa stagione seguì un periodo particolarmente significativo, quello della costituzione di leghe e sindacati, come quella dei "Battellieri", dei "Galanzieri" e quella dei "Lavoratori del mare": le prime associazioni di lavoratori in Sardegna e tra le prime in Italia. Nel 1911 a Carloforte si ebbe la prima amministrazione socialista della Sardegna. In seguito alla crisi delle miniere che colpì tutto il bacino del sulcis-iglesiente e del guspinese, i carlofortini tornarono alle antiche attività come la pesca, le saline e soprattutto la navigazione. Ai giorni nostri lo sviluppo economico dell'isola è legato principalmente al turismo, che va aumentando di anno in anno, grazie alle bellezze naturali del luogo ed anche ai notevoli sforzi degli operatori del

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http://www.piedsnoirs-aujourdhui.com/fran_afr01.html

Les rapports de la France et de l'Afrique du Nord de 1712 à 1830

Les Concessions continuaient à fonctionner et lorsque le commerce privé s'en lassait, l'État prenait la relevé. En 1741 fut fondée la Compagnie Royale d'Afrique qui allait connaître soixante années de fructueuse activité. Le siège du Bastion fut petit à petit abandonné au profit de La Calle qui devint une agglomération française au cours du XVIIIe siècle. Louis XIV disparu, le chérit marocain Moulay Ismaïl en profita, d'autant plus que les revers de la guerre de succession d'Espagne avaient porté atteinte à notre prestige. Les Anglais n'y étaient pas pour rien. Les pirates de Salé nous obligèrent à reprendre les croisières. Le commerce languit. Au bagne de Meknès on comptait cent trente esclaves français, sans parler des Espagnols et Portugais.

En 1720, le célèbre corsaire nantais Jean Cassard rédigea un mémoire. On croit savoir qu'il eut l'ordre de tenter une descente à Tanger mais qu'il fut obligé de rembarquer promptement. Moulay Ismaïl mourut en 1727 et le Maroc connut des troubles. Cassard revint à la charge en 1728 mais le ministère refusa cette entreprise.

En 1729, Pierre Terral, de Montpellier, ancien esclave à Meknès de 1694 à 1700, présenta un mémoire sous forme de lettre à remis Louis XV. Il proposait une descente au Maroc, mais aussi sur les côtes de barbarie et, pourquoi pas, de Guinée. Il affirmait que l'utilisation le « la dragonne » tuerait ou ferait fuir tous les ennemis. Qu'est-ce que la dragonne? Mystère. Pierre Terral dcvait être un artificier, mais en tout cas il n'était pas un stratège. Ce mémoire était un ensemble de données à la fois extravagantes et pertinentes. Louis XV avait dix-neuf ms et notre but colonial était à l'époque l'Inde, les Antilles, le Canada. Le mémoire fut donc oublié.

Un capitaine marseillais, Nadal, fit si 1731 une proposition : faire la chasse aux pirates de Salé, mais pour couvrir les frais de l'expédition, on organiserait une loterie. Le cardinal Fleury, Premier ministre, transmit au comte de Maurepas qui négligea le dossier. En 1737, il fallut agir contre les pirates marocains et la flotte partit pour Mamore, Larache, Tanger, Safi et Sainte-Croix (Agadir). Les marins regrettaient qu'on ne débarquât pas et qu'on n'utilisât pas les galiotes à bombes. Finalement, les navires du marquis d'Antin revinrent avec un certain nombre d'esclaves libérés. C'était déjà ça !

Après les traités de paix (?) qu'ils avaient passé avec l'Autriche, les pirates tripolitains et tunisiens laissèrent l'Italie dans une tranquillité relative, se retournèrent vers ta France et n'observèrent pas les termes du traité de 1720. En 1725 et 1727, nous fîmes deux démonstrations navales, mais le pacha tripolitain Ahmed Karamansli était connu pour ne pas tenir sa parole. Il en allait de même avec Tunis. Un nommé Reynaud, probablement officier de marine, avait été captif à Tunis et avait été affecté au service du bey. Puis il réussit à s'enfuir et à regagner la France. Apprenant que le gouvernement s'apprêtait à agir, il adressa de Toulon le 23 septembre 1727 un projet de bombardement des ports tunisiens : Bizerte, Porto, Farina, Sousse et Sfax (« dont le peuple est le plus méchant de la terre » disait-il). Pour chaque port il donnait une foule de détails et de conseils d'attaque. Reynaud était un professionnel.

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Le comte de Maurepas, ministre de la Marine, était disposé à l'action et l'escadre de M. de Granpré s'embossa devant La Goulette. Les Tunisiens s'empressèrent de traiter !

Les Tripolitains refusèrent d'en faire autant. Ainsi nos galiotes lancèrent, du 20 au 27 juillet 1728,1800 bombes sur Tripoli. Malgré d'énormes dégâts les Tripolitains ne voulurent pas céder.

L'expérience prouvait, une fois de plus, que seul un débarquement pouvait être efficace. Des projets vont alors être présentés dans ce sens. Notons celui du chevalier de Choiseul et celui de Duguay-Trouin. L'hiver 1728-1729, on fît des prépa-ratifs à Toulon car nos ministres, qui n'avaient rien de foudres de guerre, s'étaient décidés à un débarquement de destruction. Constantinople apprit la chose et protesta, avec menace à l'appui. Notre gouvernement eut le tort d'accepter de discuter, d'autant plus que la Porte n'avait presque plus d'autorité sur les États pirates qu'étaient les Régences. Là-dessus, Tripoli sembla se soumettre à nos exigen-ces après une querelle de quatre années.

Notons pour la petite histoire, l'aventure d'un Polonais, Thomas Stanislas Wolski, qui équipa une flottille à ses frais, fit voile de Marseille vers Alger où l'expédition tourna mal. L'idée de prendre l'île de Tabarka était motivée par des raisons purement commerciales et n'avait pas grand-chose à voir avec la piraterie barbaresque ni avec la stratégie.

Les propriétaires génois de l'île, les Lomellini, étaient disposés à la vendre. En 1725, un médecin français, Peysonnel, écrivit au ministre Maurepas pour le mettre en garde contre l'achat de l'île par les Anglais et lui conseiller de se porter acquéreur. Non seulement, nous pourrions commercer, mais aussi surveiller le Bey de Tunis et le Dey d'Alger.

Après Peysonnel, ce fut le tour du consul de France à Tunis, Pignon, de conseiller l'achat. En 1731, Maurepas envoya la frégate du chevalier de Caylus pour se renseigner de façon précise. Là encore ce fut un avis favorable. En 1732, et cela jusqu'en 1741, on discuta avec les Lomellini. On se mit d'accord sur le fait que l'île serait cédée à la Compagnie Royale d'Afrique pour 100000 livres.

C'était compter sans le Bey de Tunis pour qui les Génois n'étaient guère encombrants, tandis que les Français le seraient. Le Bey envoya son fils Sidi Yannès à la tête de huit galiotes pour s'emparer de l'île par surprise. Huit cents habitants génois furent pris et emmenés en esclavage à Tunis. Toutes les fortifications furent abattues sauf un petit château-fort de l'époque de Charles-Quint. Une garnison turque demeura sur place et construisit une jetée pour relier l'île à la terre ferme. Comme la guerre avait éclaté entre la France et la Tunisie, Sidi Yannès s'empara de l'établissement du Cap Nègre le 6 août 1741. Le comptoir fut pillé et détruit et les prisonniers furent emmenés dans les bagnes de Tunis. La France chargea un officier de marine, M. de Saurins-Murat, d'enlever Tabarka par surprise. On mit deux brigantines à sa disposition, charge à lui de s'entendre avec le marquis de Massiac dont l'escadre croisait sur les côtes de Tunisie. Ce fut un désastre car l'opération avait été mal montée et la troupe emmenée mal évaluée. Les trois cents

hommes débarqués en juillet 1742 tombèrent dans une embuscade. Vingt-sept hommes furent tués et deux cent vingt-quatre survivants conduits dans les bagnes, dont Saurins-Murat. Une quarantaine de Français réussirent à se sauver à la nage. Les têtes des morts furent exposées près du fondouk. En fait, il semble bien qu'il y ait eu une indiscrétion quelque part, ce qui explique l'embuscade. La paix avec Tunis revint le 9 novembre 1742 et la France récupéra les ruines du Cap Nègre.

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Khérédine – Corsaire Tunisien – 16 ème Carlo Emanuele III (1701 – 1775) Roi de Sardaigne

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NOS ANCETRES LES RAPATRIES DE TABARCA

Envoyé par J. B. Lemaire

1- PRESENTATION : Tabarka, Tabarca, Tabarqa ou même pourquoi pas Tabarque comme l'a écrit le Capitaine de frégate Cavelier de Cuverville dans son étude " La pêche du corail sur les cotes de l'Algérie " publié vers 1880 chez Berger-Levrault à Nancy. Peu importe la transcription puisqu'il s'agit d'un nom de lointaine origine sémitique déjà retranscrit, à notre connaissance, du Phénicien/Carthaginois en Latin, Grec puis en Arabe, toujours avec les approximations que cela implique, avant de l'être en " Lingua franca "(sabir vernaculaire en Méditerranée occidentale du Moyen-Âge au XIXème siècle), en Italien et en Français. De plus les noms propres n'ayant pas d'orthographe comme chacun sait, laissons donc aux linguistes le loisir d'argumenter sur une hypothétique "correction" et concentrons-nous sur notre propos, la généalogie. Les lecteurs auront compris qu'il s'agit de la petite île, plutôt îlot, qui avait déjà été évoquée dans un article intitulé " Les Tabarkini de San Pietro " paru dans GAMT n° 37-1992/1 sous la plume de Louis et Christiane Nozières (née MORETTO). Ils ont retraçé les grandes lignes de l'histoire mouvementée de ces Génois de Pegli installés devant la côte de l'actuelle Tunisie au service des Lomellini, concessionnaires de l'exploitation du corail. La souveraineté génoise se maintint sur Tabarka de 1540 à 1741 date de la mainmise du Bey de Tunis. Ce dernier, ayant eu vent que les Français s'y intéressaient, voulut en tirer profit en la plaçant sous sa tutelle pour le compte de l'empire Ottoman. Sur le plan de la population, eu égard au fait que les premiers arrivants étaient près d'un millier, que le travail de la collecte du corail devait être épuisant, que les conditions sanitaires ne permettaient certainement pas d'assurer la survie d'un grand nombre de nouveaux nés, ni d'anciens, sans parler de l'alimentation (principalement importée) et de l'eau (fournie par la pluie et les apports extérieurs) qui devait croupir longtemps avant d'être consommée, nous avons toutes bonnes raisons d'imaginer que la population a dû être renouvelée, au moins partiellement et que de ce fait les 2000 personnes qui peuplaient l'îlot en 1738, date du premier "rapatriement" ne devaient pas toutes être, loin s'en faut, les descendants du premier contingent débarqué au milieu du XVIème siècle. Si nous nous référons au peuplement de l'Algérie par nos ancêtres 300 ans plus tard, en principe dans de meilleures conditions et que nous nous rappelons les hécatombes caractérisées (épidémies de choléra, paludisme, dysenterie et autres endémies) qu'ont connues les premières générations, il nous est aisé de concevoir ce qu'il avait dû en être à une époque beaucoup plus ancienne. Le comptoir étant en relation permanente avec la Mère Patrie, il servait de base avancée pour le commerce de marchandises de toutes sortes et disposait de silos à céréales. Hormis les résidents génois, sa population était peu nombreuse, généralement de passage et très variée. On y rencontrait des représentants de maisons de négoce, des agents

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diplomatiques de puissances européennes, des négociateurs accrédités par les organismes de rachat des esclaves chrétiens; ils s'y reposaient entre deux missions pour préparer les rapports destinés à leurs commanditaires, profitant des rotations navales permanentes avec Gênes et quelques autres ports d'Italie pour envoyer et recevoir leur courrier. Il fallait alors une dizaine de jours pour rallier la cote ligure. L'île accueillait aussi les esclaves libérés en attendant leur rapatriement.

2- REFUGIES DE TABARKA :

Comme l'ont écrit mes prédécesseurs, une partie des résidents quitta Tabarka en Avril 1738, pour aller s'établir sur la petite île de San Pietro, alors déserte, au sud-ouest de la Sardaigne; ils y fondèrent la bourgade de Carloforte ainsi qu'un certain nombre de hameaux ou lieux-dits pour ceux d'entre eux qui, se destinant à une activité agricole et pastorale, avaient demandé et obtenu un terrain. Le tout formant une seule commune, une seule paroisse où tous les enfants étaient baptisés, tous les mariages contractés et tous les décès enregistrés. Nous avons vu que le comptoir de Barbarie était passé sous contrôle turc depuis 1741. A la suite de cette annexion, un grand nombre de femmes et d'enfants furent réduits en esclavage par Tunis. Ils seront rachetés par le Roi de Sardaigne et en 1770, ils seront accueillis à quelques milles au sud de San Pietro, dans la péninsule de Sant'Antioco où ils créeront eux aussi une nouvelle agglomération sous le nom de Calasetta.

La nouvelle possession de Tunis suscitant leur convoitise, des pirates Algérois s'emparèrent de Tabarka par la force et firent des habitants restants, leurs esclaves. Ceux-ci seront rachetés par le Roi d'Espagne mais c'est seulement au bout de quelques années qu'ils seront installés à Nueva Tabarca ainsi que sera désormais appelée cette île minuscule rattachée à la commune d'Alicante.

Tabarka de Kroumirie était désormais pratiquement vidée de ses habitants, elle sera définitivement désertée vers 1783 et l'est encore aujourd'hui.

Voici la première partie du destin de sa population terminée. A la fin du XVIIIème siècle, ils sont donc répartis entre l'archipel sulcitain (San Pietro et Sant'Antioco) et l'Espagne (Nueva Tabarca). De cette dernière branche, nous n'avons pas de nouvelles mais des deux premières nous savons qu'ils ont fourni quelques contingents au peuplement de l'Algérie française.

Ainsi, certains descendants de ces rapatriés de la première heure sont retournés en Afrique, à proximité des "Turcs", comme ils les ont toujours appelés. D'autres y étaient déjà revenus travailler, soit avec les Français dans le corail soit dans la pêche au thon à La Goulette. En effet au tout début du XIXème siècle on y comptait des thonières tenues par des Carlofortins alors même que d'autres de leurs compatriotes étaient détenus en esclavage. "Les affaires sont les affaires".

En ce qui concerne les concessions de corail, c'était la concurrence entre les Corses de Marseille et les Napolitains, on a même vu une compagnie anglaise s'y risquer sans succès mais la main d'œuvre était invariablement du sud de l'Italie et Tabarquine de Carloforte ou de Calasetta. Il est à noter que si les habitants de Nueva Tabarca se sont progressivement assimilés en Espagne, leurs noms étant généralement transcrits à la Castillane dès le début et la langue ayant pris la suite, ceux de San Pietro et de Calasetta ont gardé leur particularité

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Ligure, essentiellement au point de vue de leur parler qui est resté très fidèle à leur dialecte génois d'origine. A tel point qu'ils ne peuvent et ne doivent en aucun cas être confondus avec leurs voisins Sardes. Ils disent eux-mêmes: "Aua parlemmu tabarchin" et ce dialecte est encore pratiqué de nos jours. C'est pourquoi M. Crespo (in Les Italiens en Algérie pp212-235) commet une erreur qui nécessite correction lorsqu'il décrit une certaine "micro communauté sarde à Philippeville et dans le Constantinois" alors qu'il s'agit essentiellement de Tabarquins, comme nous le verrons au moment de la présentation des listes de noms de famille. Il convient toutefois de noter que tous les émigrants de Sant'Antioco ne sont pas Tabarquins seule la majorité des originaires de Calasetta le sont. En ce qui concerne San Pietro nous n'oublions pas qu'il y a eu un appoint de populations diverses, à majorité ligure de Pegli aux portes de Gênes, venus en deux vagues: la première en 1738 et la seconde étalée entre 1739 et 1866. Ces nouveaux arrivants se sont tous fondus dans le creuset de la culture locale, ce qui a du être on ne peut plus facile à ceux de Pegli ; les autres étant largement minoritaires et les mariages aidant ils formèrent rapidement un groupe homogène.

Peuvent effectivement se prévaloir d'une origine tabarquine ceux dont l'un des ancêtres figure sur une des listes de "rapatriés". M. Crespo a du être mal renseigné par ses informateurs mais il est excusable tant il est vrai que j'ignorais moi-même, jusqu'à une date récente, ce détail de mes origines.

Pour l'anecdote nous mentionnerons que sur le plan culinaire, ils sont restés attachés à une sorte de plat à base de couscous mais dont l'accompagnement est uniquement constitué par des légumes sans sauce. Ils l'appellent "Cashca'" et le préparent dans une "cuscussiera" en terre cuite qui figure en bonne place dans toutes les cuisines de San Pietro et de Calasetta. C'est d'ailleurs un Chef de Carloforte qui a remporté le premier prix au concours international de couscous 2002 face à des concurrent maghrébins, entre autres. Dans les traités de cuisine tabarquine de l'île de San Pietro, il est généralement fait état que leur plats représentent une synthèse entre les fonds culinaires ligures et les saveurs nord-africaines. Pour ma part le cashca' est la seule que j'ai pu trouver. Cependant en matière de préparation d'origine génoise traditionnelle nous pouvons mentionner une bouillie de pois chiches qui n'est pas sans rappeler la calentita et la socca niçoise.

3- L'ALGERIE :

Après cette présentation globale de l'environnement venons en au peuplement de l'Algérie. Toutefois avant de suivre nos Tabarquins, il convient de nous rafraîchir la mémoire afin de mieux nous y retrouver dans le dédale inextricable des peuples à l'origine des "Pieds-noirs". Dédale est bien le terme car il en est venu de toutes parts comme dans les autres pays neufs fondés au cours du XIXème siècle par la grande migration des Européens. Ce n'est un secret pour aucun d'entre nous que parmi les Français d'Afrique du Nord et d'Algérie en particulier, les origines sont diverses et variées. Cependant les sentiments sont souvent confus voire inexacts quant à la provenance des "Algériens" de la première heure. Nous en voulons pour preuve ce qui a été démontré plus haut au sujet des Tabarquins. En fait il y eut beaucoup plus d'Allemands que l'on pouvait se l'imaginer: Bavarois, Grand-duché de Bade et même Prussiens (en fait des Sarrois et des Palatins de Rhénanie annexée par la Prusse en 1815) . Mais si le Grand-duché de Bade correspond à ses limites traditionnelles, il n'en est de même ni de la Bavière qui s'étendait jusqu'au Rhin donc bien au-

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delà de ses limites actuelles, ni de la Prusse qui elle aussi avait annexé de nombreuses principautés proches des frontières de France. Il faut donc se méfier en lisant la mention " Prussien " ou " Bavarois " sur les registres d'état-civil des anciens départements d'Algérie, la localité mentionnée a de grandes chances de se trouver dans l'ouest de l'Allemagne, en Sarre, Palatinat ou Bade-Wurtemberg par exemple. De plus volontairement ou non de nombreux Allemands se sont eux-mêmes déclarés "Alsaciens" pour diverses raisons sur lesquelles nous ne nous étendrons pas ici.

Il y eut aussi des Suisses (Romands, quelques Alémaniques et Italophones), des Alsaciens et des Lorrains de Sarre française (Moselle de l'est) bien avant 1870; des Parisiens, quelques Bretons, des gens du Sud-ouest en assez bon nombre, des Languedociens et Provençaux en gros contingents, quelques Niçois (avant et après le rattachement de ce Comté à la France en 1860) et bien sur, d'autres de toutes les régions de France sans oublier la Corse. Concernant le sud de l'Europe, il y eut naturellement les "Mahonnais" qui sont en fait d'origine catalane car les Baléares, saignées par les exactions des pirates, avaient été repeuplées de Catalans aux siècles précédents. Ils ont suivi de près, lorsqu'ils ne les avaient pas précédés, les hommes du Maréchal de Bourmont en 1830.

Les Espagnols quant à eux, Africains de longue tradition, ils allaient et venaient entre l'Europe et la Barbarie au gré de leurs conquêtes et retraites. Depuis la prise de Marzalquivir (Mers el-kébir) en 1505 puis d'Oran sous Charles Quint en 1509 et l'occupation des îlots d'Alger. Malgré l'évacuation finale de 1792, beaucoup demeurèrent à Oran et dans ses environs, sans oublier Ceuta et Melilla où ils sont toujours. Aventureux et aventuriers, ils étaient notamment issus de l'Estrémadure et de la région d'Alicante où certains sont même retournés en 1962-63 et y ont établi une forte présence française et francophone.

4- TABARQUINS A PHILIPPEVILLE :

Me consacrant à Philippeville, je me contenterais maintenant de limiter mon propos à ce qui me concerne directement, laissant aux Algérois et aux Oranais le soin de traiter les autres aspects de la question. Que personne ne se vexe si sa région de prédilection n'a pas été nommée, cette énumération n'avait pas la prétention d'être complète; elle consistait simplement à donner une petite idée de la complexité de nos racines.

Dans notre région de l'Est algérien et jusqu'en Tunisie, les immigrations italienne et maltaise ont été les plus marquantes.

A ceux d'entre nous qui s'intéressent à la généalogie et qui ont pu faire des recherches approfondies dans les archives ou sur place, ce qui va suivre n'apportera peut-être rien de nouveau mais parmi les autres qui n'y attachent qu'une importance relative et qui sans être vraiment actifs n'en sont pas moins attentifs aux trouvailles de leurs prochain, j'ai trop souvent constaté des erreurs dans l'analyse de leurs racines, dans ce qu'ils s'imaginaient être la provenance de leurs ancêtres.

S'il est exact que la région de Naples et l'île d'Ischia ont fourni un important apport de population à Philippeville entre autres, ce ne sont pas les seuls sources de nos origines. Combien de fois devant le nom italien de mon grand-père maternel, ne m'a-t-on demandé: mais d'où il est (d'où viennent ses parents ou ses grands parents), de Naples ou d'Ischia? Non, ce patronyme vient de Toscane, de Porcari près de Lucques (on en trouve aussi à Capanori). Il est

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bon de rappeler qu'en 1851, à la naissance du seul émigrant connu, Lucques n'était ni Toscane, ni Italienne, c'était un Duché indépendant.

Pourquoi cette fixation sur Ischia?

Je me suis interrogé à ce sujet et après en avoir discuté avec quelques autres personnes, il semblerait que cela vienne du caractère frappant du nom lui-même et de la façon dont nous le prononcions en "Filivilois": "Ichque", ce nom était vraiment devenu "mythique", avec des expressions telles que: "à Ichque" pour désigner quelque lieu perdu dans le lointain. En réalité, des Italiens il en est venu de presque toutes les régions de la botte, avant même que l'Italie ne fut unifiée à partir de 1861: Royaume de Piémont-Sardaigne (Quelquefois dénommé "Etats sardes"), République de Gênes, Duchés de Lucques, de Parme, Lombardie autrichienne, Royaume de Naples et des Deux-Siciles…

La mémoire humaine est courte, en moins d'une génération on a trop souvent tout oublié; volontairement ou non et le jour où quelqu'un se pose des questions, il se retrouve dans le brouillard, manquant de références et de pistes. Certes, aujourd'hui tout ceci fait partie du superflu et n'a que peu d'importance puisque nous sommes tous Français.

C'est ainsi que j'avais toujours entendu dire " elle était Alsacienne " au sujet de la première épouse de l'un de mes arrières grands-pères alors que j'ai découvert qu'elle était née en Bavière (avec les réserves énoncées précédemment). L'un de ses descendants directs interrogé ne connaissait même pas son existence !

En ce qui concerne nos ancêtres de San Pietro/ Tabarca , j'ai interrogé un cousin éloigné qui ne savait pas mais pensait qu'ils pouvaient être… d'Ischia !!! Il a toutefois une excuse, sa grand'mère était effectivement de cette ascendance, c'est son époux qui lui, était d'origine tabarquine. Certains croient leurs ancêtres Alsaciens, alors qu'ils venaient en réalité de l'autre coté du Rhin, arrivés vers 1850 et avaient survécu au choléra et à la malaria qui décimaient bon nombre de nouveaux installés. D'autres se disent d'Ischia alors que leurs racines sont en Calabre, dans les Pouilles ou plus au nord.

Compulsant les registres d'état-civil de Philippeville, j'ai pu constater, ça et là, la mention "Italien" ou "Italien d'Ischia" alors que le sujet était "Maltais" ou "Anglo-Maltais" et vice versa ou autre mention erronée portée par un employé de mairie laxiste ou mal informé face à un déclarant s'exprimant mal en Français, peu au fait de ces subtilités et/ou n'osant pas reprendre un bureaucrate impressionnant d'importance. Il y a toutefois eu des corrections, faites sur le champ ou demandées en justice à posteriori sur l'orthographe des noms et prénoms, plus rarement sur la nationalité.

C'est en "surfant" sur Internet, en consultant un des nombreux sites sur Carloforte et l'île de San Pietro, que j'ai découvert la surprenante histoire de cette petite communauté tabarquine dont sont issus les arrières grands parents maternels de mon grand-père maternel. Ils ont débarqué, âgés d'une petite trentaine d'années et ont fait souche à Philippeville alors que certains de leurs proches ont laissé des traces à Valée. Comme partout en Europe, la surpopulation poussa les plus aventureux à l'émigration vers l'Amérique latine et …l'Afrique du Nord principalement dans la même région que leurs aïeux, entre Tunis et Collo.

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Philippeville, de création récente et en pleine expansion à cette époque allait devenir, pour un temps, le port principal à l'est d'Alger. De nombreux immigrants y débarquèrent, le travail ne manquant pas, ils y prirent racine. On les retrouve journaliers, terrassiers, maçons, paveurs, plâtriers, charpentiers de marine, pêcheurs et autres métiers. Ils habitaient rue du Sphinx qui deviendra rue Antoine Bruno en 1918 (la plus longue de Philippeville, du Montplaisant à l'avenue de la République! ), rue Valée, rue Buffon, rue Scipion ou rue du Ravin et rue des Aurès, sur les hauts, vers les remparts de cette cité en construction. D'autres sont agriculteurs, fermiers, vignerons, viticulteurs ou horticulteurs dans les villages environnants, Mareuil, Valée, Danrémont, Saint-Antoine, Robertville, Gastonville ou plus loin Jemmapes, Auribeau, La Robertsau et même sur la route de la Grande-Plage après Stora.

Mais, n'en déplaise aux détracteurs de l'œuvre et de la présence française en Algérie, je n'en ai rencontré aucun qui " faisait suer le burnous ", c'est plutôt eux, les malheureux que l'on faisait trimer pour juste de quoi survivre… Ils ne s'en plaignaient que peu, étant des gens soumis et respectueux de l'autorité, ils obéissaient et exécutaient sans discuter bien heureux d'avoir leur " panade " quotidienne en priant le ciel d'avoir de quoi payer le loyer et les vêtements des enfants pour la communion sans quoi certain curé au comportement discutable pouvait leur refuser de la faire (c'est arrivé à mon grand père maternel qui en a gardé, à vie, une méfiance viscérale vis à vis de la " bonté " des gens d'église. Heureusement qu'un oncle par alliance de sa veuve de mère, plus favorisé par le sort lui offrit le fameux costume pour la communion).

Beaucoup allaient misérablement vêtus mais en général soigneux de leurs effets et l'un des mots que j'entendais dans ma prime enfance était : " il vaut mieux une vilaine pièce qu'un beau trou ".

Alors, où sont les " gros colons ", " Latifundiaires " dont on a fait la caricature du Pied-Noir ? Une poignée tout au plus et en général même pas résidants en Afrique mais pas la grande majorité du peuple Pied-noir ! Car ceux que l'on appelait " les colons " n'étaient que de petits agriculteurs trimant sur une terre pauvre et ingrate, plus ingrate qu'en Sicile ou en Espagne pour ne citer que ces deux parmi leurs pays d'origine.

Dans sa thèse, M. Crespo déclare que la rue du Sphinx semble être la rue de prédilection des Italiens et de ceux qu'il qualifie de "Sardes", c'est-à-dire les Tabarquins. Sans pouvoir dire que c'est inexact, il faut y apporter les ajustements qui s'imposent. Il est exact que ce nom revient souvent, mais si on étudie les autres origines on le rencontrera aussi souvent; de plus n'oublions pas que c'est la rue la plus longue de Philippeville et qu'il n'y avait pas beaucoup de rues à cette époque, c'était une ville nouvelle qui s'étendait progressivement. De plus c'est sur la rive gauche de la rue principale (rue Royale, Impériale, Nationale puis G.Clémenceau), tracée dans le lit du Saf Saf asséché et détourné vers l'embouchure que nous lui connaissons sur la route de Jeanne-d'Arc derrière le Skikda, que les premières maisons et immeubles d'habitation ont été construits. La rive droite, en ce temps là, étant plutôt occupée par des édifices publics civils et militaires, Eglise, Mairie, hôpital, Caserne de France, Caserne d'Artillerie à cheval (plus tard nommée Mangin), parc à fourrage, cimetière, poudrière, arsenal etc…, elle est aussi devenue secteur d'habitation mais plus tard. Donc il y avait tout au plus une dizaine de rues dans ce gros village entre 1845 et 1890 et par voie de conséquences plus de chance de retrouver les mêmes noms de rues qui reviennent. De plus il ne faut pas oublier que l'endogamie n'était pas la norme, loin s'en faut. On pouvait critiquer ou se moquer de tel ou tel et ça s'est fait jusqu'à l'indépendance mais on se mariait sans en tenir compte, c'était déjà le

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"melting pot". On ne peut pas en déduire qu'il y avait des regroupements par origine bien qu'il y ait des présomptions que les plus pauvres habitent les plus vieilles maisons. Une autre erreur de cet auteur est illustrée par la remarque suivante tirée de son ouvrage page 85: "A Philippeville, trois fabricants de pâtes alimentaires sur quatre sont Italiens: ce sont les sieurs, Azzopardi, Mizzi, Casseri. Il en est de même pour les négociants en grains: Marchica, Camilleri, Grima".

Voilà qui fera bien rire les Philppevillois, ce sont tous des noms MALTAIS. Errare humanum est, espérons une rectification…

Dès l'ouverture de Constantine à l'implantation européenne, certaines familles se dirigèrent vers cette ville puis essaimèrent dans tout le constantinois où d'ailleurs une forte proportion de la population est issue d'une première génération de Philippeville. Et l'on peut qualifier cette dernière de " berceau des Constantinois ".

Paradoxalement, ce port n'évoluera pas suffisamment.

Sa population atteignit tout juste les 60 à 70.000 habitants en 1962.

En 1861, selon les autorités consulaires italiennes, il y aurait eu 10.942 Italiens en Algérie: 4907 dans la province d'Alger avec 3976 à Alger même, 2108 dans la province d'Oran avec 1.436 à Oran même et 3.927 dans la province de Constantine dont 1.003 à Bône et 1.311 à Philippeville. En fait ces chiffres ont été corrigés et l'on arriva à plus de 3.000 pour la seule ville de Bône.

En 1864, le consulat dénombre 12.000 Italiens dont 4.000 dans l'Algérois, 2.000 dans l'Oranais et 6.000 dans le Constantinois.

En 1866, le recensement fait par l'administration française en relève 16.665 en ne comptant que les personnes établies de façon permanente. Selon le consulat italien on arriverait à plus de 32.000 en ajoutant les itinérants. En effet ajoute le consulat, "presque tous les ouvriers employés aux travaux des mines et des ports, à la construction des voies ferrées et des voies ordinaires, des canaux et des réservoirs, sont Italiens. Ces chiffres de 1861, 1864 et 1866 sont tirés du " boll. Consolare de Déc 1870 pp429-30 "

En 1868, il y aurait à Bône, toujours selon la même source 1871 p457, 2.926 Italiens sur les 17.501 habitants de Bône soit un tiers de la population totale de la ville. En 1870 ils seraient passés à 4.000 âmes (Tous ces chiffres sont cités dans G.Loth, le peuplement Italien en Tunisie et en Algérie, Paris, Armand Colin 1905).

Même si on a du mal à s'y retrouver, nous avons ici la confirmation du rôle de premier plan joué par la main d'œuvre italienne dans la construction des infrastructures de l'Algérie. Alors où sont les indigènes ? Qu'ont-ils fait pour la construction de "leur" pays ? Vraisemblablement pas grand chose. A qui le mérite revient-il ?

Ils continuaient leur vie musulmane dans leurs "douars", se tenant bien à l'écart des "Roumis, impurs et méprisables" pendant que ceux-ci trimaient pour leur préparer le pays qu'ils allaient recevoir sur un plateau d'argent en 1962. Ils refusaient, certes sous l'influence de

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leurs chefs et leur foi le leur imposait-il, l'école et le contact des Français, jusqu'à une période récente, vers 1900, où ils se sont mis à "descendre" en ville s'étant rendu compte de l'avantage matériel qu'il pouvait y avoir à travailler avec les Français. Mais l'essentiel de l'œuvre était accompli et l'Algérie avait, entre autres, le réseau ferré le plus important d'Afrique y compris à l'époque de l'Afrique du sud.

Donc nos ancêtres venus en Algérie n'ont pas "fait suer le burnous" mais ont sué eux-même et tout le mérite leur revient sous l'égide du génie français qui a conçu les projets auxquels ils ont prêté leurs bras et leur savoir faire habile.

Nous en voulons pour preuves ces quelques lignes que Gaston Loth avait écrites avant 1905 :

Page 125 de son livre déjà cité: "Un deuxième point…en 1898-99, n'arrivèrent d'Italie que 75 émigrants après en avoir, en 1877-78, envoyé 335; en 1884-85, 668; en 1890-91, 168 seulement. L'ère des grands travaux étant close, les grandes lignes construites, ceci s'explique". Et page 135: "Les Italiens constituaient, dès 1863, la partie la plus considérable des classes ouvrières de la province de Constantine".

Revenons au cœur de notre sujet :

En activité, Philippeville se maintint quand même à la 3ème place des ports de pêche (1er pour la sardine et l'anchois) et obtint tout juste une place intérimaire de port pétrolier, alors que Bône dépassa allègrement les 120.000 habitants et conforta sa place de 1er port de l'Est algérien au cours du XXème siècle malgré des liaisons moins favorables avec l'arrière pays. Pourquoi?...à approfondir.

5 - BORGHERO et DANOVARO :

C'est le 12 Septembre 1841 que fut célébré en l'église San Carlo de Carloforte l'union de Donato, fils de Agostino BORGHERO et de Catterina son épouse, d'une part et de Rosalia, fille de Bartolomeo MORETTO (ou Amoretto ?) et de Rosa son épouse, d'autre part. Certainement embarqués à Cagliari ou à Castel Sardo sur une goélette ou une tartane vers 1851, Donato BORGHERO, son épouse Rosalia MORETTO (enregistrée sous ce nom à Philippeville) et leurs enfants ont débarqué au mouillage de Stora car le port de Philippeville n'existait pas encore.

Je tiens cette information de mon grand-père qui m'avait expliqué comment sa grand'mère Catherine, Maria, Regina BORGHERO était arrivée à l'age de 9 ans en mentionnant qu'elle se rappelait avoir été portée du bateau dans la baleinière puis avoir marché dans l'eau jusqu'à la taille pour arriver à terre; comme elle est née le 1er Janvier 1842 à Carloforte, j'ai fait le calcul.

1°) Le 26 Avril 1862 à Philippeville, à 18h15, à 20 ans elle épousa Giuseppe, Salvatore DANOVARO, 30 ans, exerçant la profession de journalier, né le 17 Décembre 1832 à Carloforte de feu Bartolomeo et de feue Caterina LEONE (Unis le 3 Mars 1822 à Carloforte étant respectivement fils de feu Bernardo et Maria et fille de Luigi et feue Maddalena).

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Giuseppe, Salvator aussi bien que Catherine, ont déclaré ne pas savoir signer. Les témoins étaient : Severac Jean Pierre, employé de 46 ans, Bourdis Charles gendarme de 30 ans, Canapo Salvator journalier de 42 ans et GROSSO Grégoire maçon de 24 ans (certainement aussi Tabarquin de Carloforte, cf liste des noms). Vous voyez qu'ils n'ont pas que des compatriotes comme témoins !

Parmi leurs enfants identifiés nous notons :

a- Mathilde née le 29 Mars 1863 à Philippeville rue Valée n°54, mariée à 16 ans 1/2, le 20 décembre 1879 avec Giovanni, Raffaele, Alessandro dit Jean DELLA MAGGIORA , menuisier né le 12 octobre 1851 à Lucques qui décédera le 18 Mai 1886, rue du Sphinx n°35. Parmi leurs témoins on retrouve GROSSO Grégoire âgé de 41 ans qui avait déjà été témoin au mariage des parents de Mathilde, Keller Jean, marchand de meubles, Emeric Augustin, officier en retraite de 69 ans et Pio Sébastien, cordonnier de 56 ans.

Les époux ont signé.

Ils eurent 4 enfants dont 3 arrivèrent à l'âge adulte:

· Bernard, Auguste, Salvator DELLA MAGGIORA, 18 Septembre 1880, rue des Aurès maison Caille. Il sera grièvement blessé au Champ d'Honneur le 7 Avril 1917 dans la zone de Nieuport au cours d'un coup de main pour lequel il s'était porté volontaire avec d'autres et décèdera le lendemain, jour de Pâques, à l'ambulance "Océan" de La Panne (Belgique), récompensé par une élogieuse citation posthume à " l'ordre de la division ". Une lettre reçue de l'aumônier mentionnait qu'il avait voulu remplacer un père de famille, lui-même étant célibataire, sans enfants. Il figure sur le monument de Philippeville, maintenant à Toulouse au cimetière "de Salonique".

· Augustine DELLA MAGGIORA, 17 Août 1882, rue du Sphinx n°35. Deviendra Mme GAUDINO Giro (Jérôme) en 1903, aura 3 enfants (Rose, Mathilde, Francis) et décèdera en 1939. · Salvator DELLA MAGGIORA, 25 Juin 1884 à la même adresse. Epousera en 1921 Prudence, Félicité, Zoé FORMOSA dont il aura 2 enfants (Yvonne 1/8/1922 et Jean 9/5/1925) et décèdera le 11/11/1975 à Nice.

b- Madeleine, Marie 29/10/1865- 30/5/1866, rue du Sphinx n°32.

c- Joseph, Pierre le 13 Octobre 1869, rue du sphinx n°35. Il exercera la profession de maçon et dans la mémoire familiale il est célèbre puisqu'il aurait exécuté les moulures en staff et en stuc de la décoration du théâtre de Philippeville (vérifié et attesté auprès de différentes sources familiales). Rappelons que c'est un DANOVARO, Maître Agostino qui avait été le Maître d'œuvre (capomastro costruttore) lors de l'édification de l'Eglise de Carloforte où il subsiste deux ou trois descendants du même nom. En 1790-91 il en est devenu Maire (Sindaco), alors que son père Maître Antonio, unique porteur de ce nom figurant sur la liste des rapatriés et sur celle des trente mariages de Tabarka avant le départ de 1738, avait déjà en 1740 exercé des fonctions officielles locales. Un autre de ses fils, Maître Ambroggio fut également Maire de Carloforte en 1793 (attesté par un document du 2/9/1793, alors que la République Française avait annexé San Pietro, renommée " île de la Liberté ". Joseph a une

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nombreuse descendance en France par ses enfants, Reine, Jeanne et Antoine.

d- Donat, Augustin né le 26/4/1879 rue des Aurès, maison Caille. Son père Joseph, Salvator est terrassier et les témoins sont Baude François maçon de 32 ans que nous retrouverons ci après et Borghero François cultivateur de 28 ans. Meurt le 20/8/1885.

2°) Le 29 Août 1863 à Philippeville, Agathe BORGHERO, née à Carloforte le 4/1/1845 et baptisée Maria Agate (sous les parrainages de Andrea et Agata Tassara), épouse Jean Alphonse GOUMAZ. Ils auront un fils, Marius Antoine qui épousera Marie Anne Portelli le 24 Décembre 1889 et une fille Rosalie Hyacinthe qui épousera Victor Joseph BOREL le 21/12/1893 dans la même ville.

3°) Une autre fille de Donato BORGHERO, Marie Anne, Philippine, née à Carloforte le 28/7/1847 épousa le 21/12/1869, François Joseph BAUDE, maçon né à Oran le 23/12/1846. Dans cet acte Donato Borghero serait cultivateur. La future et ses parents n'ont pas signé. Ils eurent au moins 5 enfants: Fortuné le 21/11/1870, Eugénie le 01/10/1872, Baptistin le 25/4/1878 se mariera à Sétif le 16/4/1904 avec Zoé Bonnot, Marie Victorine le 9/11/1880 et Marius le 16/5/1884 (+en Juin 1887).

Elle décèdera le 9/5/1888, rue des Poudrières, maison Baude, fille de feu Donato Borghero. François BAUDE se remariera en 1889, sera à nouveau veuf et plus tard il rejoindra sa fille mariée à un Sicilien, à New York où il a été enregistré à Ellis Island le 21/12/1919. Il y finira sa vie, mais sera enterré à Philippeville dans son caveau où se trouvent également, si ma mémoire est bonne, outre les dépouilles de ses épouses et de ses enfants décédés, les corps des époux Borghero, des époux Danovaro et de Mathilde Danovaro. C'est lui qui avait payé le costume pour que mon grand père puisse faire sa communion (cité plus haut).

4°) Marie Louise, 3 ans, figure aux décès du 15/4/1862, rue du Sphinx, maison Musso. Salvator DANOVARO, le futur gendre de 30 ans est témoin. Donato Borghero est décédé avant sa fille Marie Anne (+ 9/5/1888). Rosalia Moretto, son épouse demeurait à Valée au moment du décès de sa fille. Joseph Salvator DANOVARO, journalier de 58 ans, décède le 11 Février 1891, rue Clauzel, maison Calendini.

Quant à Catarina, son épouse née BORGHERO, elle était toujours en vie pendant la première guerre mondiale. Comme elle est souvent dénommée Borghese sur les registres de l'état-civil, il faut entreprendre des recherches de confirmation. Toutefois, le nom de Borghese n'étant jamais apparu dans l'histoire des Tabarquins et toute sa fratrie s'appelant Borghero, je pencherais pour une erreur de transcription, ce qui reste à établir. C'est établi le 17 juillet 2003 par la consultation du registre des baptêmes de Carloforte où elle est inscrite sous le nom de Borghero. C'était donc bien une mauvaise transcription de l'officier d'état civil de Philippeville.

6- HOMONYMES NON IDENTIFIES :

BORGHERO :

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BORGHERO Augustin se marie le 7/1/1888 avec Deydier Adrienne. J'ai également trouvé le décès de Donat Alfred fils de BORGHERO Augustin, viticulteur âgé de 27 ans le 13/6/1893. Les prénoms Donat et Augustin sont utilisés dans la famille que nous étudions mais nous n'avons pas assez d'éléments pour trancher.

DANOVARO : Marie Charlotte née le 2/11/1817 à Carloforte, fille de Joseph (décédé en Mars 1847) et de Rosa (Rombi ?) (décédée en Novembre 1829) a épousé le 13/6/1855 à Philippeville, Adolphe PIEL, voilier, dont elle avait eu une fille Angélique née le 25/11/1849 à Philippeville, alors qu'il était sapeur. Les témoins étaient Filippi Jean Baptiste, patron marin de 76 ans, Rosso Baptiste, menuisier de 36 ans, Rias Philippe forgeron de 27 ans et Padovanni Antoine Paul, agent de police de 36 ans. Elle n'a pas signé.

Il est fort probable qu'elle soit parente de Joseph Salvator, les DANOVARO de Carloforte descendant tous d'Antonio " rapatrié " de Tabarka (cf. supra et liste des mariages et des rapatriés de 1738 en annexe), fils d'Ambroggio et originaire de Rivarolo in Ponsevia au nord-est de Gênes, aujourd'hui quartier (circonscription) de cette métropole.

7- ORIGINE et DIFFUSION DES NOMS :

BORGHERO : Assez rare, semble avoir deux foyers, l'un à Padoue et l'autre à Carloforte. Selon l'annuaire téléphonique, il y en aurait 157 en Italie, 25 en France, 24 aux Etats-Unis (NY/NJ), 3 en Argentine et 2 en Espagne. <P>DANOVARO : Très rare, exclusivement génois, il se rencontre dans l'île de San Pietro du fait de Tabarca. Au XIXème siècle une famille d'armateurs portait ce nom à Gênes, ils avaient baptisés de nombreux navires des noms de membres de leur famille.

Dans le dictionnaire italien des familles nobles éteintes, on mentionne en 1868, des Comtes DANOVARO. Aujourd'hui il est porté par 187 abonnés en Italie (Génois, Carlofortins), 19 en France, 10 aux Etats-Unis (Cal., NY/NJ) et 2 en Argentine.

8- ANNEXES : Seule l'annexe B est disponible sur le site de J.P. Bartolini " Bône la coquette " sous le titre " Ceux de Tabarka " : A- Liste des 30 mariages de 1738 à Tabarka. B- Liste des 100 familles installées à Carloforte le 17 Avril 1738. C- Liste des immigrants non Tabarquins en 1738. D- Liste des immigrants à Carloforte entre 1739 et 1866. E- Liste des immigrants à Calasetta en 1770. F- Liste des rachetés de Nueva Tabarca. G- Liste de familles des 630 esclaves rachetés en 1803. H- Liste des natifs de Carloforte et de Calasetta naturalisés Français. I- Liste de quelques mariages de Carlofortins à Philippeville de 1862 à 1894.

Sources bibliographiques :

-Giuseppe Vallebona, "Storia di una colonizzazione", Edizioni Della Torre, Cagliari,

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1962, 1974, 1988.

-Giorgio Ferraro, "Da Tabarka a San Pietro", Grafica del Parteolla,1998. -Maria Cabras et Pietrina Rivano Poma, "Calasetta", Storia e folklore letterario. -Alejandro Ramos Folqués, " La isla de Tabarka ". -Gérard Crespo, "Les Italiens en Algérie 1830-1960" Septentrion 1998. -Cavelier de Cuverville, "La pêche du corail sur les cotes de l'Algérie" Nancy 1880 -Ambassade d'Italie à Tunis, "Memorie italiane di Tunisia" Finzi, Tunis. -Pierpaolo Merlin, coordinateur, "Grande storia del Piemonte" 5vol., Bonechi, Florence. -Fernand Braudel, "Histoire de la méditerranée sous Philippe II", 2t., Armand Colin, 1985. -Revue GAMT n° 37- 1992/1.

Archives : -Registres d'état-civil de Philippeville (1838-1895) C.A.O.M. Aix-en-Provence. -Bulletins des lois 1830-1920. -Service Historique de L'armée de Terre à Vincennes. -Archivio di Stato, Cagliari. -Archivio Storico Diocesano, Iglesias Sardaigne. -Archives personnelles et mémoire familiale.

Sites internet : -Melegnano.net : sens et origine des noms de famille. -Chercher Carloforte, SanPietro, Calasetta et Tabarka/Tabarca avec un moteur de recherches. -Geneaita.org : généalogie italienne et bibliothèque. -Annuaires électroniques.

Articles complémentaires du même auteur : -"Cuisine insolite" Oct. 2002. Paru en Décembre 2002, Revue "Ensemble" 130, ave. de Palavas 34000 Montpellier et sur le présent site rubrique " cuisine " sous le titre "Calentita". -"I Tabarchini" Sept. 2002, Non publié -"La Madonna dello schiavo" (traduction d'un texte italien) Nov 2002 à paru en Octobre 2003 dans la revue "Etoiles du Sud" et sur le présent site dans le N° 24 de la Seybouse sous le titre "La Madonna dello schiavo" . -"Barbarie et méditerranée occidentale" Nov 2002, paru en Janvier 2004 dans la revue "Etoiles du Sud" et sur le présent site dans le N° 26 de la Seybouse sous le titre "Barbarie et méditerranée occidentale" ..

Jean-Bernard LEMAIRE St Germain-en-Laye - le 12 Décembre 2004

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« APPEL A TEMOINS »

Recherchons "TABARQUINS !

Jean-Bernard LEMAIRE Recherchons "TABARQUINS », c'est à dire descendants, directs ou indirects de ces hardis génois de Pegli qui dès le 16ème siècle se sont établis à TABARCA pour collecter le corail et dont certains descendants ont ensuite émigré en Algérie et en Tunisie au 19ème siècle après avoir fondé Carloforte à San Pietro en 1738 et pour beaucoup souffert l'esclavage en Barbarie. J'en suis un et je sais qu'il y en avait à Bône notamment, c'est pourquoi je demande aux lecteurs de "La Seybouse" de consulter attentivement la liste de noms suivante pour voir s'ils ne sont pas dans le même cas. Si vous trouvez un nom qui vous concerne, même si vous ne le portez pas (ancêtre par voie maternelle), contactez moi afin que nous puissions faire avancer la recherche des héritiers de cette communauté en France (je sais que nous sommes plusieurs centaines voire milliers). Il y en a en Italie, quelques milliers dans l'ile de San-Pietro et ailleurs, il y en a aux Amériques en Australie et en d'autres contrées. Je vous remercie de votre aide.

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LA FAMILLE ROSSO DE L’ILE DE SAN PIETRO (SARDAIGNE)

APPARENTEE A LA DYNASTIE HUSSEINITE

par Guy–Joseph Fouché C’est avec un grand plaisir que nous renouons le contact avec les diasporiens que nous saluons et en profitons pour féliciter le bureau pour son dynamisme. Basés actuellement à Sao Paulo, capitale économique du Brésil et mégapole de 12 millions d’habitants, nous avons le plaisir de vous annoncer la naissance de Patrick qui est franco – brésilien. Ce pays continent qui occupe presque la moitié de l’ Amérique du Sud a une superficie 16 fois supérieure à celle de la France et presque 100 fois supérieure à celle du Portugal qui le découvrit en 1500 par Cabral et le colonisa ensuite, y imposant sa langue, le reste de l’Amérique du Sud parlant espagnol. Le Brésil devenant indépendant en 1822, les autres principales colonies potugaises (Angola et Mozambique ), ne le devinrent que tardivement, en 1975. Les abondantes pluies tropicales qui contrastent avec la sécheresse du sud tunisien favorisent une végétation luxuriante, mais provoquent aussi de grosses inondations. Les brésiliens sont aussi accueillants que les tunisiens, ce qui nous ramène à notre chère Tunisie. Il y a 5 ans, j’ai engagé des travaux généalogiques sur mes ancêtres en Tunisie dont j’ai publié plusieurs articles dans la revue de la Diaspora Sfaxienne. En 2002, j’écrivais un article où j’indiquais ma descendance de Caterina ROSSO et de sa fille Mathilde.

Mathilde GHIGGINO Mathilde GHIGGINO, née le 5 septembre 1840,épousa en 1856 Jean – Henri MATTEI, vice – consul de France à Gabès et à Sfax de 1856 à 1881. (fils de …. ). Elle était la fille de Caterina ROSSO, sarde née à Tunis et de Giuseppe GHIGGINO, né à Tunis, qui fut consul sarde du Piémont Sardaigne à Sfax à partir de 1834, mariés en l’église Sainte Croix en 1839. Caterina décéda à Sfax le 14 août 1867 et Giuseppe décéda à Sfax le 21 février 1862 : il était le fils de Francesco GHIGGINO et d’Antonia CHIAPPARINI. Le couple eut 5 enfants : Mathilde, Aloissia, Adolfo, Enrico, Achille GHIGGINO nés à Sfax. Caterina ROSSO, fille présumée d’Antonio ROSSO, consul sarde, est mentionnée aussi à Sousse en décembre 1827,5 (dans quel texte ?) épouse sarde du consul italien, Girolomo

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VIGNALE, donnant naissance à Félice VIGNALE. ( en 1858, Felice VIGNALE épousa Carolina CARLETON à Sousse ) Caterina ROSSO, au décès de Girolomo VIGNALE a dû épouser Giuseppe GHIGGINO qui l’aurait emmenée à Sfax . Dès le 16ème siècle, de nombreux gênois de Pegli s’étaient établis à Tabarka pour collecter le corail et certains de leurs descendants avaient migré dans l’île de San Pietro, située au sud-ouest de la Sardaigne et y avaient fondé Carloforte en 1738. C’était le cas de la famille ROSSO qui allait connaître non seulement l’invasion de cette île en 1793 par les troupes révolutionnaires françaises, mais aussi une énorme rafle des barbaresques tunisiens en septembre 1798 de plus de 800 chrétiens destinés à l’esclavage, les îles chrétiennes proches de la Tunisie étant leurs lieux de prédilection. La plus célèbre de ces captifs fut Francesca ROSSO dont j’ai le plaisir de vous faire partager l’aventure dans ce récit qui m’a été adressé récemment par une de mes correspondantes en généalogie, traduit de l’italien. Il me reste dorénavant à découvrir le lien de parenté exact entre Caterina et Francesca et une possible autre parenté avec un musulman dûe aux pirates barbaresques, après celle publiée en 2002 au sujet de Selim Corso, alias Joseph Marini, corse, beau-frère du consul Thomas Mattei. Selim Corso fut doyen des mameluks, caïd d’El Nefzaoua, de Djerba, de Bizerte, de Bedja, des Métélits et avait été le compagnon d’enfance d’Ahmed Bey. Pour cela, il me faut découvrir les actes de naissance de Caterina Rosso à Tunis et de Francesca Rosso. Pour toute information, mes nouvelles coordonnées sont : Guy – Joseph Fouché Praça Paul Harris, 51 04517 – 100 SAO PAULO BRESIL [email protected]

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Naissances et Mariages de ROSSO à Sousse et à Tunis

Josyanne MASSA

Dans les années 1800, les familles catholiques de Sousse avaient le choix de faire baptiser leurs enfants soit lors du passage d’un prêtre en provenance de Tunis et se rendant à Tripoli en Libye ou lors de son retour de Tripoli vers Tunis. C’est pourquoi il est si difficile de retrouver les actes de baptêmes !! (les actes portés sur les registres de Tripoli se trouvent aujourd’hui dans une église de Gênes en Italie, où il est possible de les consulter ) Eglise de Sousse Suivent quelques relevés concernant les ROSSO, à Sousse et à l’église Sainte-Croix de Tunis, après 1836.

Naissances à Sousse

1838/01/04 ROSSO Francesco Antonio Guiseppe, fils de Gio Baptista, de Monastir, et de SICCAGULA Teresa, née le 21 3 1838, sardi parrains : Guiseppe in assenza di ROSSO Antonio et SICCAGULA Maria

1840/09/03 ROSSO Antonia fils de Gio Baptista de Monastir et de SICCAGULA Teresa, sardi Parrains : OVERO Antonio / SICCAGULA Rosa

1843/26/01 ROSSO Adelina Natalizia fils de Gio Baptista de Monastir et de SICCAGULA Teresa, 25 12 1842 sardi, s Parrains : SICCAGULA Nicola / VARELLI Maria

Mariages à Sousse

1837/29/01 ROSSO Giambattista et SCIACCAGULA Teresa Fils de Antonio et de BORGHERIO Maria Fille de Francesco et de MORO Rosa Genovese Temoins : SACCOMANO G (francese) SERRA Felice (napoli) Notes : 1. ROSSO Antonio est témoin à un X le 15/10/1845 de SCIACCAGULA Nicolina .. familles alliées évidemment 2. Les ROSSO de Sousse semblent venir de la isola della feminine … a capace 3. MORO Rosa dcd en 1855 âgée de 72 ans donc naissance calculée : 1783

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Décès à Sousse

1845/29/12 ROSSO Maddalena, 85 anni, fille de Francesco (fu) et de lucia donc née en 1760 mogli de Antonio ROSSO, Sardi (est ce le nom d’épouse ou du mari ??)

1847/18/02 ROSSO Antonio, 74 ans, ne en Tunisie fils de Bernardo+ et de Aggata+ (CIREN ou SIRAGA) différentes orthographes suivant les relevés) donc né en Tunisie en 1773, genovese

1845/18/07 ROSSO Achille Adolfo, 8 mesi, fils de Gio Battista et de SCIACCAGULA Teresa

1850/13/09 ROSSO Achille, 1 mois, fils de Gio Battisto et de SCIACCAGULA Teresa, sardi

1856/11/08 ROSSO Feliciano, 1 anni, fils de Gio Battista et de CIACCAGULA Teresa, décès du cholera, sardi

1861 VIGNALE Felice fils de Girolamo+ et de ROSSO Catarina, 33ans, donc né en 1828, époux CARLETON Carola

1867 VIGNALE Adolfo fils de Girolamo et de ROSSO Catarina, 30ans, donc né en 1837

1880 ROSSO Maria fille de Antonio et de LEONI Antonia, 6ans, donc née en 1874

1880 ROSSO Tomasa, fille de ? Libera âgée de 90, donc née en 1790 née a Palerme, veuve de BRUNO Salvatore e de ROSSO Guiseppe

1881 ROSSO Luigia fille de Filippo et de CARLETON Madelena, 2 ans

1886 Rosso maria fille de antonio et de leoni antonia

1887 ROSSO Guiseppe, fs de Francesco et MILI Maria, 25ans, donc né en 1862

1883 RUSSO Rosa, fille de Gioacchino et BRUNO Maria, bambino

1883 RUSSO Salvatore, fils de Gioacchino et BRUNO Maria, bambino

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Sur les registres de l’église Sainte Croix à Tunis Mariage le 02/08/1847 SACCOMAN Pietro, né le 20/03/ 1797 à Tunis, avec ARNAUD Thérèse, fille de Jean Joseph et Augustine DURANTE née le 31/01/1818 à Tunis , veuve de SACCOMAN Guiseppe + 04/11/1846 (fa Gian Batti SACCOMAN et de ROSSO Teresa mariés à Ste-Croix le 22/6/1786)

Mariage le 06/09/ 1851 ROSSO Antonio, né a Carloforte , veuf de PERONA Celestina décédée a Tunis le 20/10/1850 (bottajo ? sicilien) avec GRANARA Caterina, née le 14/04/1833, sans indication du nom des parents ou du lieu de naissance

Mariage le 31/09/1871 GRANARA Nicola fils de Guiseppe+ et de ROSSO Maria, ne le 17/07/1835 à Carloforte (maçon), avec OLANDA Giorgina fille de Antonio+ et de RIVANO Antioca , née le 21/04/1839 à Tunis

Eglise Sainte-Croix de Tunis

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Esclaves de l’île Saint-Pierre en 1789 Famille ROSSO

Source : site GENOM

http://www.genom-online.com/

ROSSO Nicoletta Abdel CHERIM ROSSO Francesca ALLE MANNI DI SI L'ARABI ROSSO Teresa Ameda BIL KETEB ROSSO Caterina Antonio MENDRICE ROSSO Anna BARTHEZ ROSSO Carolina BARTHEZ ROSSO Maria BARTHEZ ROSSO Sebastiano BARTHEZ ROSSO Angelica Dal BELLO ROSSO Giuseppe Dal DOLETILY ROSSO Maria Dal DOLETILY ROSSO Vittoria Dal DOLETILY ROSSO Salvatore DON IGNAZIO SOLER ROSSO Rosalia FESSLER ROSSO Salvatore Giroggio RIVANO ROSSO Angelica Hagi Mohamed Ben MILED ROSSO Antioco Hagi Mohamed Ben MILED ROSSO Caterina Hagi Mohamed Ben MILED ROSSO Ignazio Hagi Mohamed Ben MILED ROSSO Vittoria Hagi Mohamed Ben MILED ROSSO Rosalia Hagi Salem Ben DIEF ROSSO Apollonia Hagi Selem Ben DIEF ROSSO Rosa Lilla CADUGIA ROSSO Teresa Lilla CADUGIA ROSSO Vincenzo Lilla HASFIA ROSSO Anna Maria Lilla MANNENA ROSSO Francesca Mohamed Ben CHEBIR ROSSO Madalenna Mohamed Ben CHEBIR ROSSO Antonia Mohamed Ben CHEBIR CERIF ROSSO Giacinta Mohamed Ben CHEBIR CERIF ROSSO Girolama Mohamed Ben CHEBIR CERIF ROSSO Luigi Mohamed Ben CHEBIR CERIF ROSSO Rosa Mohamed Ben CHEBIR CERIF ROSSO Nicola Mustapha ROSSO Gaetano Si Mustapha ABDI ROSSO Maria Si Mustapha ABDI ROSSO Nicola Si Mustapha ABDI ROSSO Paola Si Mustapha ABDI ROSSO Madalenna Tonino ROSSO ROSSO Madalenna Tonino ROSSO ROSSO Bartolomeo ROSSO Gio Battista ROSSO Grazzia ROSSO Maria ROSSO Maria ROSSO Rosalia

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Les ROSSO de Carloforte pris en esclavage en 1798

placés chez des maîtres dans l’attente d’être rachetés, certains décidèrent de rester en Tunisie, d autres repartirent en 1803, grâce à l’intervention de Napoléon Bonaparte

Maître DON IGNAZIO SOLER (peut-être le consul espanol ?)

Nom - Prénom(s) ROSSO Salvatore Père Antioco Di Vicenzo X Mère FERRARO Maria Grazzia Composition de la famille FERRARO Maria Grazzia ROSSO Salvatore ROSSO Bartolomeo

Maître MILED Hagi Mohamed Ben

Nom - Prénom(s) ROSSO Antioco Père Gio Batta Di Giuliano X Mère ZUDDAS Agostina Composition de la famille ZUDDAS Agostina ROSSO Antioco ROSSO Ignazio ROSSO Caterina ROSSO Vittoria ROSSO Angelica ROSSO Salvatore ROSSO Anna Maria ROSSO Caterina

Maître CHEBIR CERIF Mohamed Ben

Nom - Prénom(s) ROSSO Luigi Père Gian Battista Composition de la famille ROSSO Girolama ROSSO Luigi ROSSO Antonia ROSSO Rosa ROSSO Giacinta ROSSO Nicoletta

Maitre inconnu

Nom - Prénom(s) ROSSO Bartolomeo Père Antioco Di Vicenzo x Mère FERRARO Maria Grazzia Composition de la famille FERRARO Maria Grazzia ROSSO Salvatore ROSSO Bartolomeo

Maître ABDI Si Mustapha

Nom - Prénom(s) ROSSO Gaetano X Conjoint(e) MASNATA Maria Grazzia Père Nicola Composition de la famille ROSSO Gaetano X MASNATA Maria Grazzia ROSSO Nicola ROSSO Maria ROSSO Paola

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LA FAMILLE ROSSO DE L’ILE DE SAN PIETRO (SARDAIGNE)

APPARENTEE A LA DYNASTIE HUSSEINITE par Guy – Joseph Fouché

Il y a 5 ans, j’ai engagé des travaux généalogiques sur mes ancêtres en Tunisie dont j’ai publié plusieurs articles dans la revue de la Diaspora Sfaxienne. En 2002, j’écrivais un article où j’indiquais ma descendance de Catarina ROSSO et de sa fille Mathilde. Mathilde GHIGGINO, née le 5 septembre 1840, épousa en 1856 Jean – Henri MATTEI, vice – consul de France à Gabès et à Sfax de 1856 à 1881. Elle était la fille de Catarina ROSSO, sarde née à Tunis et de Giuseppe GHIGGINO, né à Tunis, qui Fut consul sarde du Piémont Sardaigne à Sfax à partir de 1834, mariés en l’église Sainte Croix en 1839. Catarina décéda à Sfax le 14 août 1867 et Giuseppe décéda à Sfax le 21 février 1862 : il était le fils de Francesco GHIGGINO et d’Antonia CHIAPPARINI. Le couple eut 5 enfants : Mathilde, Aloissia, Adolfo, Enrico, Achille, nés à Sfax. Catarina ROSSO, fille présumée d’Antonio ROSSO, consul sarde, est mentionnée aussi à Sousse en décembre 1827, épouse sarde du consul italien, Girolomo VIGNALE, donnant naissance à Félice VIGNALE. ( en 1858, Felice VIGNALE épousa Carolina CARLETON à Sousse ) Catarina ROSSO, au décès de Girolomo VIGNALE, a dû épouser Giuseppe GHIGGINO qui l’aurait emmenée à Sfax . Dès le 16ème siècle, de nombreux gênois de Pegli s’étaient établis à Tabarka pour collecter le corail et certains de leurs descendants avaient migré dans l’île de San Pietro, située au sud-ouest de la Sardaigne et y avaient fondé Carloforte en 1738. C’était le cas de la famille ROSSO qui allait connaître non seulement l’invasion de cette île en 1793 par les troupes révolutionnaires françaises, mais aussi une énorme rafle des barbaresques tunisiens en septembre 1798 de plus de 800 chrétiens destinés à l’esclavage, les îles chrétiennes proches de la Tunisie étant leurs lieux de prédilection. La plus célèbre de ces captifs fut Francesca ROSSO dont j’ai le plaisir de vous faire partager l’aventure dans ce récit qui m’a été adressé récemment par une de mes correspondantes en généalogie, traduit de l’italien. Il me reste dorénavant à découvrir le lien de parenté exact entre Catarina et Francesca et une possible autre parenté avec un musulman dûe aux pirates barbaresques, après celle publiée en 2002 au sujet de Selim Corso, alias Joseph Marini, corse, beau-frère du consul de France Thomas Mattei à Sfax. Selim Corso fut doyen des mameluks, caïd d’El Nefzaoua, de Djerba, de Bizerte, de Bedja, des Métélits et avait été le compagnon d’enfance d’Ahmed Bey. Pour cela, il me faut découvrir les actes de baptême, mariage et décès de Catarina Rosso et de Francesca Rosso. Pour toute information, mes nouvelles coordonnées sont :

Guy – Joseph Fouché Praça Paul Harris, 51

04517 – 100 SAO PAULO BRESIL

[email protected]

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FRANCESCA ET LES CALOFORTINS

Guy-Joseph FOUCHÈ Un certain Giuseppino RAFFO était l’ami intime de Ahmed « le Sarde ». Il demanda et obtint du Bey une autorisation pour un « petit » thonier à Sidi Daude. RAFFO avait un parent avec lequel il fonda une société, la « Gaetta». Son associé ayant été assassiné au cours d’une incursion dévastatrice des Maures, sur le thonier en partance, RAFFO appela des carlofortins, parmi lesquels les frères BACCICCIA et Giuseppe ROSSO, rais et sous rais du thonier. Ainsi commença une nouvelle immigration saisonnière volontaire et pacifique cette fois ! de Carlofortins en Tunisie. Ils arrivaient à Sidi Daude pour la durée de la pêche au thon après quoi à la fin de la saison de pêche, RAFFO les rapatriait avec les bateaux . Le « rais » pourtant était obligé de rester plus longtemps à cause de sa charge, de sorte que, avec le temps, il décida de s’établir définitivement à La Goulette. Francesca ROSSO, ayant appris la présence des Carlofortins se fit connaître et leur demanda si sa mère vivait toujours ; ils lui répondirent que oui et elle se mit à pleurer. Les thoniers se mirent à fréquenter le Bardo, toujours accueillis avec grand enthousiasme par la mère du Bey. Un jour elle « pria » le capitaine PERUSCINA (Giovanni da Ragusa di DALMAZIA, il avait épousé en 1809 la Caroline Nicoletta BARABINO, note de l’auteur) de ramener sa mère et plusieurs femmes et leurs maris, pour rester tout l’été et elles repartiraient en automne. Sofia CAPPAI, mère de Francesca, après de longues insistances, se décida à partir pour Tunis en compagnie de Maria GRANARA, épouse du sous raïs Giuseppe ROSSO. 1851 xx ROSSO antonio Fils , ?? Ne a Caloforte vf PERONA celestina GRANARA Cattarina

1871 x GRANARA nicola guiseppe+ ROSSO maria 17 7 1835 caloforte

Arrivée à Tunis et mise en présence de Jenet sa fille, qui était entourée par d’autres femmes de son âge, on lui demanda de reconnaître sa fille. Saisie d’une compréhensible émotion, la femme alors octogénaire reconnut sa fille par un gros grain de beauté qu’elle avait sur la poitrine. C’était le seul moyen d’identifier sa fille, qui était devenue au fil du temps une femme splendide. La rencontre fût, on l’imagine facilement, très émouvante, plus de trente ans s’étaient écoulés depuis que la petite avait été arrachée à son sein, mais se libérant des bras de sa fille, elle lui dit : c’est le dernier baiser de ta mère chrétienne qui pleurera toute la vie la foi que tu as perdue. Elle resta quelques semaines au Bardo et résistant aux prières et aux offres, elle retourna à Carloforte avec quelques cadeaux, que le Bey, son petit-fils avait tenu à lui offrir avant son départ. Des proches de Francesca, son frère Antonio son aîné de 4 ans, resta plus longtemps à Tunis et il y retourna souvent jusqu’à la mort de sa femme Anna BOCCONE, il s’y retira définitivement dans cette cour beylicale, même après la disparition de sa sœur. Par RAFFO, Francesca avait fait venir près d’elle sa plus jeune sœur Antonietta, qui s’était mariée en 1820 avec Nicola GIULIANI ; elle avait un bébé de 14 mois qui fut élevé à la cour pendant 10 ans, puis Antonietta ROSSO se persuada de vouloir revoir sa mère et son pays ; elle y resta plusieurs années pendant que son fils, Bartolomeo, resta au Bardo. Comme Bartolomeo ne savait plus parler sa langue natale, il sembla normal au Bey de l’envoyer à Cagliari.

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Bartolomeo GIULIANI ROSSO devint par la suite colonel de l’armée turque, pendant que son frère accéda au grade de major (Peppino, giuseppino, giuseppe, joseph) Tous les deux moururent à Tunis, pensionnés par le gouvernement turc. Le règne du Bey « Sarde » ne fût pas très heureux, il se savait entouré d’ennemis qui le haïssaient pour les nombreux soupçons sur sa foi religieuse, pour l’éducation qu’il avait reçue et, certainement pour le sang chrétien qui coulait dans ses veines. Il mourut, comme il est dit plus haut en 1855, laissant sa jeune femme, sœur du Sultan d’Istanbul, et sa mère Jenet, seules dans une société pleine de pièges et de périls. La jeune épouse retourna bien vite dans son pays natal, pendant que Francesca préféra finir ses jours, là où tout lui rappelait son fils prématurément disparu.

LES BEYS DE LA DYNASTIE HUSSEINITE APPARENTEE A LA FAMILLE ROSSO

DE SAN PIETRO

Guy-Joseph FOUCHÈ Francesca Rosso fut donc apparentée à la dynastie husseinite qui régna à partir de 1705. Elle connut et fut très proche parente des beys qui régnèrent de 1814 à 1902 : Elle fut la belle-fille de Mahmoud Bey, père d’Hussein 2 et de Mustafa, qui régna de 1814 à 1824. Elle fut donc la belle – sœur d’Hussein 2 Bey qui régna de 1824 à 1835 et qui abolit l’esclavage chrétien avec un traité avec la France en 1830 et dont 3 fils régnèrent (Mohammed, Mohammed es Sadoq et Ali 3 ) Elle fut l’épouse de Mustafa Bey qui régna de 1835 à 1837, qui créa le Nishan al Iftikhar en 1835 ; Elle fut la mère d’Ahmed Bey qui régna de 1837 à 1855. Il essaya de donner un essor décisif à la modernisation de son pays, abolit l’esclavage, émancipa les juifs, autorisa l’ouverture d’écoles chrétiennes et créa une armée régulière commandée par un général français. Il ferma le marché d’esclaves de Tunis en août 1841 et fit libérer tous les esclaves en janvier 1846. Il eut une seule épouse, Lalla Amina avec qui il eut un seul fils qui mourut dans son enfance . Elle fut la cousine germaine de Mohammed Bey qui régna de 1855 à 1859. Il promulgua la première constitution, le pacte fondamental. Le 10.09.1857 . Il continua les réformes, mais dût faire face à une grave crise financière. Elle fut la cousine germaine de Mohammed es Sadoq Bey qui régna de 1859 à 1882. La crise financière ruina l’état tunisien sous son règne en 1869. Son premier ministre était Mustafa Khaznadar de 1862 à 1873 et de 1877 à 1878, gendre de Francesca Rosso. Ce bey dût accepter le contrôle financier d’une commission italo-franco-anglaise. Il signa le traité du Bardo le 12 mai 1881. Elle fut la cousine germaine de Ali 3 Bey qui régna de 1882 à 1902. Il signa la convention de La Marsa le 8 juin 1883 qui confirmait le protectorat français sur la régence.

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Les Familles ROSSO ET SACCOMAN

Source : Marie-Thérèse DUBIEZ – Josyanne MASSA

Naissances

Pour Tunis : relevés de l’église Sainte-Croix

Nom

Prénoms

Date naiss.

Ville

Prénom Père

Nom de la mère

Prénom

mère

ROSSO Teresa 15/08/1823 Tunis Giovan Battista LUXORO Maria ROSSO Teresa Grazzia 24/02/1771 Tunis Bernard Agata SACCOMAN Bernard Giorggio 29/03/1798 Tunis Gio Batta ROSSO Teresa SACCOMAN Brigida 24/09/1762 Tunis Pierre Madeleine SACCOMAN Jean Baptriste 01/01/1799 Bizerte Joseph BORGHERE Dorothée SACCOMANO Bernardo Antonio 08/12/1794 Tunis Gio Batta ROSSO Teresa SACCOMANO Brigida 03/09/1763 Tunis Pierre Madeleine SACCOMANO Brigida 23/12/1792 Tunis Gio Batta ROSSO Teresa SACCOMANO Giuseppe 26/09/1757 Tunis Pietro Madalena

Année

Décès

Décès enregistrés à l’Eglise Sainte-Croix

Age au +

1833 SACCOMAN Catarina épouse de Giuseppe LEONE 69 1841 SACCOMAN Dorothée (née BORGHIERO) 70 1845 SACCOMAN Madalenna de Fu Gio-Battista x Teresa ROSSO 58 1840 SACCOMAN Vittorio de Gio-Battista 1858 ROSSO Brigida de Bernardo x Agata ..? 73 1852 ROSSO Gius.Napoleone d'Ant. X Madal.BORGHIERO 45 1851 ROSSO Ignazio de Pietro x Ant.M.SODA de Carloforte. 67 1856 SACCOMAN Agostina de Gerolamo x Angelina BRIZI 66

25/08/1866

ROSSO Sebastiano d'Antonio x Madalenna BORGHERO (++) ° à TN le 05/01/1805 époux de Teresa EYMON de Bernard x Mad.GANDOLPHE

61

15/06/1867

SACCOMAN Marie (66) de Gioan-Battista x Teresa ROSSO ° le 28/05/1801 à TN, Vve d'Ant.ESCANO, épouse de Giov.Battista EYMON

66

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Images d’articles publiés dans les revues 82, 83 du GAMT

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LES TABARQUINS DE TUNIS (1741-1799)

La Revue Tunisienne

« La Tunisie Française, 15-22 novembre 1941 »

consultable à « l’institut du monde arabe » à Paris, sur les quais Page 122 Nombreux sont les italiens de la Régence qui savent que leurs grands-parents étaient Tabarquins et parlaient un patois que l'on qualifie également de « tabarquin » et qui n'était en réalité que du dialecte génois. Quant à l'origine de ces mêmes personnes, les souvenirs des intéressés sont très estompés; nous allons tacher, en utilisant des documents en grande partie inédits, de donner quelques renseignements à ce sujet. On entend par Tabarquins, en premier lieu les Génois qui furent capturés à Tabarka par Younès Bey (11), le 11 juin 1741. Ces malheureux au nombre de 800, furent amenés à Tunis, où ils arrivèrent le 1er juillet. (11) Fils d'Ali Pacha. Ali Pacha est le second bey de la dynastie hasseinite; il a régné de

1735 a 1756. Page 123 Cent vingt-huit avaient réussi à se sauver à La Calle chez les Français. Ils demandèrent asile, ce qui leur fut accordé par l'agent du comptoir Legrand. Compatissant à la triste situation des réfugiés, celui-ci leur accorda la protection de la Compagnie d'Afrique, leur fit fournir journellement les vivres dont ils avaient besoin et généralement tout le nécessaire tant pour eux que pour leurs bateaux. Sur les 800 esclaves de Younès Bey, les uns furent rachetés, d'autres restèrent à Tunis ou, on prit l'habitude de les considérer comme originaire de la petite île des Lomellini. Telle est l’origine du premier groupe de Tabarquins. Le deuxième groupe vient de l'Ile d Saint-Pierre. Dans la nuit du 2 septembre 1798 une escadre tunisienne razzia une grande partie de la population de l’île de Saint-Pierre, au sud-ouest de la Sardaigne, et amena à Tunis 945 personnes, auxquelles on attribua également le qualificatif de Tabarquins Voici pourquoi, En 1737 l'ile de Tabarka était surpeuplée. Elle compta, en effet, plus de 2.000 habitants , ce qui était excessif et rendait la vie impossible. Les chefs de cette petite colonie pensèrent alors à faire émigrer cette population et jetèrent les yeux sur l'Ile d Saint-Pierre, au sud-ouest de la Sardaigne. Cette île, de 45 kilomètres de Tour, pouvait accueillir facilement le surplus de la population de Tabarka, et son occupation par des Chrétiens aurait l'avantage d'enlever aux Barbaresques un point d'appui commode, d’où ils tombaient sur les navires et les populations de la côte sarde.

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Ile de Tabarca – 17 ème

Nueva Tabarca

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Agostino Tagliafico,* de Tabarka, fut charge de visiter l’île de Saint-Pierre el de rédiger un rapport pour le vice roi, rapport ; qui fut transmis à la. Cour de Turin en 1736 et fut approuve par celle-ci en juillet. Agostino Tagliafico,* Le 24 mai 1738 : 80 anni , sue moglie :Nicoletta LUXURO Un contrat fut signé le 17 octobre 1737 donnant en fief au marquis della Guardia l'île de Saint-Pierre, sous réserve qu'il devait y accueillir les gens en surnombre de Tabarka, y établir une chapelle et y entretenir, un curé. Une clause, qui semble imprudente et qui fut peut-être à l'origine de la razzia de 1798, prévoyait que les nouveaux colons pourraient armer des navires en course. Le 1er juillet. 1738, le marquis della Guardia fut nommé duc de San Pietro et les premiers colons, au nombre de 400, débarquèrent dans l'île, venant de Tabarka. Ils furent bientôt suivis par nombre de gens originaires de la Rivière de Gênes. Les terrains furent tirés au sort et 118 lots, autant que de familles, furent constitués. Mais, après, l'affaire de 1711, dont nous avons parlé, la population augmenta par le fait de l'arrive dans le nouveau village de Carloforte - nom donné par reconnaissance à la petite capitale de San Pietro, en souvenir du roi Charles-Emmanuel - de certains des Tabarquins razziés par Younès Bey et qui étaient épars dans la régence. Le roi de Sardaigne en fit racheter un grand nombre et on les envoya dans la nouvelle colonie. Page 124 En 1793 l'île de Saint-Pierre fut prise par les français mais ceux-ci n'y restèrent que quelques mois. Bloqués par les Espagnols, ils durent capituler le 25 mai. Cinq ans et demie plus tard dans la nuit du 2 septembre 1798, une escadre tunisienne composée de deux chebeks de 22 et 26 canons (raïs Hassan et raïs Mahmed Roumeli) et de 2 polacres de 24 et 26 canons (rais Mohamed Morali et raïs Mustapha Medemli) et d’une galiote de 4 canons (raïs Memich Rodosli) portant en tout 1.090 hommes, effectua un débarquement sur l île. Les gardes de la tour ne virent le danger que lorsqu il n y avait plus rien a faire. Les Barbaresques avaient eu en effet le temps de descendre sur le rivage et d occuper les passages principaux par lesquels les habitants pouvaient s’enfuir, avant que personne ne les entendit. Ecrasés par le nombre; les quelques soldats du fort furent capturés et embarqués comme prisonniers sur les navires. Les corsaires qui avaient envahi et saccagé le village, enlevèrent tous les gens qu’ils purent trouver, la moitié étaient des enfants et des femmes. Les captifs furent empilés dans les cales des bateaux de l’escadre. Les plus avisés ou les plus heureux, un millier environ, avaient pu se sauver dans la montagne ou se jeter en toute hâte dans quelques embarcations avec lesquelles il gagnèrent Porto Oscuso ou l’île Piana voisine. La seule maison qui fut respectée fut celle du vice-consul d’Angleterre. Le vice-consul français Louis Romby, sa femme et ses enfants furent pris, mais relâchés peu après dans un canot sans gouvernail ni rames Dès que la nouvelle du désastre parvint a Iglèsias le 4 au matin, des secours furent envoyes. Le vice-roi eut même l’heureuse idée de se servir de la présence de la frégate française La Badine, commandant Morel Beaulieu. Malheureusement des vents contraires retardèrent ce navire qui ne put arriver a Carloforte que quelques heures après le départ de l’escadre tunisienne (12)

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La razzia de Saint-Pierre fit grand bruit en Europe et le gouvernement sarde déploya tous les efforts possibles pour le rachat de ses malheureux sujets. Le pape Pie VIl, par une bulle du 19 octobre 1798, affecta au rachat, des Carolins (habitants de Carloforte) diverses sommes provenant des bénéfices ecclésiastiques vacants. Des quêtes furent faites un peu partout, mais les choses traînèrent en longueur. Grâce au consul général de France, Philippe Devoize, Hamouda Pacha défendit que les Carolins fussent vendus comme chair humaine à Alger et à Constantine, comme on voulait le faire. Ces malheureux demeurèrent donc ensemble. Le bey ordonna qu’ils fussent répartis dans les maisons des négociants chrétiens et chez les musulmans mais a titre provisoire. (12) MARCELLO VINELLI: un episodio della colonizzazione in Sardegna –

Cagliari 1896 avec plan Page 125 Leur situation était néanmoins très triste; et cela d'autant plus qu'ils eurent eu des désillusions répétées (13). Le 21 juin 1799, on avait conclu à la Cour du Bardo un traité pour leur libération, mais il ne fut pas exécuté, la Cour de Sardaigne n'ayant pu payer en temps voulu la très grosse somme que représentait la première échéance. Le bey donna un délai de deux mois, au bout duquel le traité serait considéré comme nul. Les choses n'en allèrent pas plus vite et ce n'est qu'au bout de cinq ans que les Carolins purent être remis en liberté. " Dans cette douloureuse circonstance, l'intervention du premier consul Bonaparte fut d'un grand poids et eut le plus heureux résultat", a écrit l’historien italien Vinelli. « Il (Bonaparte) commença par demander la restitution de ceux (une centaine environ) qui s'étaient mis au moment de l’invasion sous la protection du drapeau français dans la maison du vice-consul de France et qui, malgré cela, avaient, également étaient faits prisonniers. Les autres furent ou rachètes avec de l'argent, après 5 ans d'esclavage, ou échangés avec des esclaves tunisiens prisonniers. Cent mille pièces d'Espagne (294.000 lires sardes) furent déboursés à Tunis, mais le rachat coûtait au royaume 360.000 lires sardes. Ce furent des jours de grande joie que ceux ou les libérés débarquèrent a Cagliari. .. On remarqua cependant que pas un mot, en cette occasion, comme dans les cérémonies qui furent célébrées peu après dans la cathédrale, ne fut prononcé en souvenir de la part qu’avait eue le premier consul dans le rachat, et cette attitude fut stigmatisée par des mots sévères de Lamarmora... ".

Dans son Itinéraire de l'île de Sardaigne (14) Albert della Marmora a en effet écrit : « Ce manque d'égard vis-à-vis du premier Consul fut une chose stupide ». La France a su par la suite couronner l'oeuvre de Bonaparte en conquérant l’Algérie. Elle a détruit ainsi la piraterie et apporté un bienfait inestimable à toutes les nations, surtout à la Sardaigne » Citons maintenant quelques noms relevés sur une liste inédite, portant le titre Nota de Tabarchini, qui semble avoir été dressée en avril 1799 (15). Nous indiquerons également entre parenthèses le nombre dés membres de chaque famille figurant sur la dite liste dans l'ordre où se présentent les noms, qui ne sont groupés ni par ordre alphabétique ni par famille : (13) MANNO, Storia di Sardegna, tome VI pp 437-438. (14) Traduction de Pasquale Marica, Caserta, 1918 (15) Archives du secrétariat général du Gouvernement Tunisien. Dossier course et

corsaire.

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Page 126

Borghero (13 noms), Buso (4), Sevasco (9), Rosso (58), Grasso (8), Peloso (14) , Rivano, (30), Prefumo (6) , Cadeo (10), Leone (52), Ripeto (27), Grosso (23), Ferraro (23), Segni (20), Dannovaro (10), Vacca (12), Moretto (7), Napoli (13), Granara (55), Boccone (20), Pelleranno (16), Rombi (42), Puddo (4), Gierra (12), Parodi (41), Pomata (22), Luggiora (13), Aleja (3), Opisso (14), Guidone (7), Damico (4), Boggio (11), Cavallo (7), Mondola (5), Mongiardino (6), Plaisant (7), Porcile (7), Tonnaver (4), Aste (12), Armeni (7), Barabino. (8), Biso (5), Bracci (8), Bevilacqua (2), Caslello (5), Cavaso (6), Chiozza (3), Daccorso (5), Fisanotti (3), Ghigino (4), Gamboni (4), Gandolfo (3), Lazzaro (5), Luggiora (13), Millelire (4), Morandini (8), Marocco (4), Manis (5), Messina (3), Masnata (8), Napolione (4), Onado (3), Penco (6), Pittaluga (2), Quesnada (7), Rossino (19), Rebuffo (3), Saris (5), Sgro (4), Sanna (3), Tortorici (3), Tagliafico (5), Vian (5), Vignola (2), Vassalo (2), Zenino (3). Comme on le voit, les familles les plus nombreuses étaient les Rosso (58), les Granara (55), les Leone (52), les Rombi (42), les Parodi (41). Les Tabarquins de Saint-Pierre avaient été répartis, on l'a vu, chez des marchands chrétiens et des musulmans.

Nous relevons parmi les musulmans les noms : de Mahmoud b Koubran, Lella Manena (femme d'Othman Bey), Mahamed Cherf Ed-Din, LelIa Khadoudja, Moustafa ben HIassen Kbir, Hadj Salem ben Diaf, Mahamed Raïs, Mohammed ben Salem, Caïd Rihahi, Othman Ousselli, Aïcha benl Soliman Bey, Ali agha du Kef, Mohammed Sebaï, Mustafa Abdi, Mustafa ben AAmsa, Othman Bey, le Doulatli, Cheikh Mohammed Elmajoubi, Hadj Mohamed Hachaïchi, Ali Gazevi, Ali Bennouri, Hassen Capraiese, Hassen ben Seïf, Mohammed Gemi, Hlamida bel Keteb, Hamida el-Arnauti, Hadj Mohammed ben Milled, Ahmed Nuy, Ahmed Bach Hamba, Mustafa Bacha Tebigi, Lella Alima, Hadj Salah Bougdir, Mustafa Leone, Ali agha des spahis, Ahmed Ziri, Hadj Younès, Mohammed Taïeb, Banbour, Aïcha bent Amor Bey, Lella Zeïna bent Ismaïl Kahia, Osman caïd Aouled Aoun, Mohammed ben Kebir Cherif, Ali ben Nouri, Kebir Elamdi, Hadj Othman oukil du four, Cheikh Sidi Mares, Othman caïd semen, Chelbi Khodja, Soliman Kahia, Raïs Karakacian. Et parmi les chrétiens: Devoize (consul de France), Blanc « Maonese », Perkins Magra (consul anglais), Ignazio (chancelier d'Espagne), Félix l'horloger, J.-B. Sacoman, Andrea Poggi, Luigi Giano, Famin, Levingston, Jaime Soler (consul espagnol), Hameken (consul danois), Barthez, Nicolas Rombi, Peppino Leone, O Ciappini, T. Burlando, Thérèse Ferraro, A. Mendrici, Elisabeth Grosso, Nyssen (Consul batave), Félix Borsoni, Tulin (consul! suédois); G. Pianovi (consul hollandais), Chapelié, Caille, G. Perazzo, Claire Rivano, Fuzier, Fesler, Clément, A. Serra, Rivano, T. Rosso

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LES TABARQUINS DE TUNIS (1741-1799)

Autres ouvrages, complémentaires de La Revue Tunisienne

Consultable à « l’institut du monde arabe » à Paris, sur les quais

Gênes et Tabarka de Jean PIGNON

Téléchargeable sur Gallica (BNF) : http://gallica.bnf.fr/

Mémoires pour servir à l’histoire des Capucins dans

la Régence de Tunis 1624-1865 du RP ANSELME des ARCS

XI. Le bey Ali-Pacha s'empare de l'île de Tabarca, habitée par des

chrétiens génois (1741), et réduit tous ces infortunés en esclavage. Le Préfet apostolique ruine la mission pour leur venir en aide

Quelques éléments du chapitre XI (écrit en 1865)

Page 37 24 espagnols a Tunis dont 15 personnes étaient de la famille BUZARAN et son vice-consul Don Ignace BUZARAN

page 37** 9 ALLEGRO de Guiton près de Gênes en Italie employés par le consulat page 37** SERRA de Naples page 45 les Tabarquins en 1741 prit comme esclaves

page 47

les BOGO de Tabarka, Génois sous protection autrichienne pris en esclaves et ramenés sur Tunis (Tabarka la première attaque en 1741) ascendance de Christiane CHARREL et de Mme GRANARA et de Philippe BOGO résidents toujours à Tunis (***)

page 47 GANDOLFO qui obtint la protection du gvt français sous le 1empire et changèrent leur nom en GANDOLPHE (***) page 112 Sousse en 1836 qq familles maltaises italiennes et françaises allèrent s y fixer page 83 En 1780 en Tunisie il y a 54 familles européennes installées

consulat de Venise M. GUZZO et le vice- consul M GORGOGLIONE

consulat de Hollande 5 personnes consul Arnold NYSSEN dont les descendants tiennent encore en 1865 le consulat

consulat du Danemark 6 pers dont louis AMICHEN, catholique

consulat d’Angleterre existe depuis longtemps mais protestant

consulat de France M de ROCHER, consul de France, autres familles : MINUTY, MORIER, ARNAUD Dominique, EYMON Bernard

famille CHAPELIER et son fils protestant et CLEMENT 5 des familles catho ci-dessus existent encore en 1865 les SANONIAN, EYMON, GASPARY et CLEMENT 6 familles corses devenues françaises par l annexion avec 42 individus

9 familles génoises 39 individus , 3 familles ont disparus

restent en 1865 les RAFFO Jean Bapt né au Bardo le 9 2 1795 son père esclave était JB Félix RAFFO la famille BORSONI de Chiaviari, plusieurs branches les 26 familles Tabarquines rachetées de l esclavage sont 125 personnes dont les BOGO ET GANDOLPHE (***)

LE TOTAL des chrétiens francs des 3 nations sudistes étaient de 252 personnes

Note : (***) Attention : ceci est infirmé par un autre historien : la famille GANDOLPHE est une famille de Marseille. Il semble y avoir aussi une erreur sur la famille BOGO .. d’après les actes en notre possession ils ont toujours été de Tunis et Sousse et pas de Tabarka, mais étant d’origine Génoise il y a peut être eu une confusion

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Carloforte, Storia di una colonizzazione, 1738-1810

de Giuseppe VALLEBONA - Edition 1962

Storia di una colonizzazione Edizioni della Torre 09122 cagliari via contivecchi 8

Extraits - Chapitre 13 FRANCESCA ROSSO Francesca ROSSO, prénom complet Maria Francesca, troisième fille avec sa jumelle Teresa, de Bartolomeo ROSSO et Sofia CAPPAI, était née à CARLOFORTE (SARDAIGNE ) en août 1789 et avait été baptisée à l’église paroissiale le 21 du même mois. A l’époque de l’incursion du 3 septembre 1798, elle était donc une enfant de 9 ans que le Bey voulut garder pour lui avec deux autres fillettes du même âge, lesquelles moururent très jeunes. A la disparition du Bey Hamud, Hassim Bey lui succéda. Il avait un frère mineur, le prince Sidi Mustafa qui s’était follement amouraché de Francesca. Mais la mère de Mustafa ne voyait pas d’un bon œil la passion de son fils pour la belle chrétienne et profitant d’une de ses absences de Tunis, elle l’éloigna du Palais du Bardo. Quand Mustafa revint et demanda des nouvelles de Francesca, on lui fit croire qu’on l’avait éloignée du Palais à cause d’une éruption cutanée « répugnante ». La jeune fille vivait en attendant dans la maison du consul anglais et il ne fut pas difficile au jeune amoureux de la découvrir et d’obliger sa mère à la recueillir au Bardo. Mais la jeune fille ne voulait pas céder aux désirs ardents du jeune prince, lequel était prêt à faire quelques concessions aux demandes de Francesca. Un jour, cette dernière repassait et le prince lui dit « si tu ne veux pas de moi, je te brûlerai comme tu brûle ton fer » et saisissant le fer, il lui brûla la main droite. Etait témoin de la scène une certaine maltaise nommée Sesa de la maison du Bey et elle conseilla à la jeune fille de proposer au Bey : 1°) quelle acceptait son amour à la condition qu’il l’épousât et 2°) qu’il s’engageait à la monogamie. Pour Francesca, il ne restait pas de meilleure solution et indubitablement, les incessantes et sincères déclarations d’amour ne l’avaient pas laissée du tout insensible. (la vie future en effet nous confirmera que ce ne fut pas une union dictée par la peur). Donc Francesca accepta le conseil, elle en parla au prince, qui ne sembla pas promettre « le sacrifice » mais qui ne fût pas démenti par les faits. En 1810, à 21 ans, Francesca abjura sa foi et Francesca ROSSO devint l’unique légitime épouse du prince Sidi Mustafa, lequel lui imposa le nom arabe de Jenet, Lela Béia. Dans la même année naquit de leur union un garçon, qui deviendra Sidi Ahmed Bey « le Sarde » ; Le petit Ahmed fût élevé par sa mère et après quelques années elle l’envoya à Paris, sous la tutelle de l’évêque de Lyon, pour étudier. Ce fait, mis en relation avec l’ancienne foi de sa mère, fut à l’origine du soupçon qu’il ait été baptisé secrètement. A la mort de Hassim Bey, survenue en 1822, Sidi Mustafa succéda à son frère et régna pendant 4 ans. Tandis que son mari agonisait et craignant quelque coup de main de la part de ses ennemis qui pullulaient à la cour, Francesca rappela d’urgence et en secret son fils de Paris. Ainsi, il occupa le trône pendant 18 ans, jusqu’à sa mort, qui survint en 1856, dans des circonstances mystérieuses.

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Annexes - Appendices

Dans son ouvrage, Giuseppe VALLEBONA présente en annexe plusieurs listes de Tabarkinis. Le sommaire des annexes est présenté ci-après. Les annexes suivent.

Page 155 Appendice prime :

I Trenta sposini uniti in matirmonio in Tabarca, poco prima della partenza per San Pietro

Liste des 30 mariages de 1738 à Tabarka

Pages 156 – 159 Appendice seconda :

Stato delle famiglie sbarcate in San Pietro nell aprile del 1738 (Tra parentesi il numeo dei componenti)

Tabarchini

Liste des 100 familles installées à Carloforte le 17 Avril 1738 381 personnes

Pages 159 – 160 Appendice seconda :

Stato delle famiglie sbarcate in San Pietro nell aprile del 1738 (Tra parentesi il numeo dei componenti)

Pegliesi

Liste des immigrants non Tabarquins en 1738 26 familles avec leurs enfants arrivant directement de Ligurie

Pages 161 - 163 Appendice terza :

Provenienza degli altri piû comuni cognomi calafortini (dal 1739 al 1866) (Tra parentesi l’anno presunto d’immigrazione. L’indicazione «scomparso » si riferisce non alle persone ma al cognome in generale)

Liste des immigrants à Carloforte entre 1739 et 1866

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Pages 164 – 165

Appendice quarta :

Elenco degli schiavi tabarchini riscattati dal re di Spagna Carlo III nel 1763 (da une « Cronica » della città di Alicante) (A fianco il numero dei componenti di ciascuna famiglia)

Liste des esclaves rachetés par Charles III en 1763 et installés à Nueva Tabarca

68 famillesTabarchinis représentant 269 personnes plus 28 personnes originaires de Gênes

Pages 166 - 175 Appendice quinta :

I Calofortini schiavi -certi e probabili- a Tunisi dopo l’incursione barbaresca del 3 settembre 1798. (Per gli schiavi probabili il nome è seguito da una P)

Liste de familles des 630 esclaves rachetés en 1803

certains restèrent à Tunis d’autres retournèrent chez eux. Ils étaient donc

prisonniers depuis 1798. Des couples s’étaient formés et de nombreux enfants étaient nés. Après 5 ans de résidence forcée, des habitudes avaient été prises.

Ces familles avaient pu être rachetées grâce à la négociation de Napoléon Bonaparte

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Annexe I – Appendice prima

Liste des 30 mariages de 1738 à Tabarca

Appendice prima I trenta sposini uniti in matrimonio in Tabarca, Poco prima della partenza per San Pietro

1. Alimonda Lazzaro e Aurelia Boccone 2. Bevilacqua GioBatta e moglie non identificata (morirono appena giunti in San Pietro) 3. Boccone Francesco e Francesca 4. Boccone Nicola e Chiara 5. Boccone Gregorio e Francesca 6. Borghero Agostino e Rosa Grosso 7. Cambiaggio Alberto e Maddalena 8. Capriata Aurelio e moglie non identificata (che gli morrà quasi subito e si risposerà nel 1745) 9. Capriata Gio.Angelo e moglie non identificata (partiranno quasi subito) 10. Celle Bartolomeo e Anna Maria 11. Cipollina Sebastiano e Maddalena 12. Damele Giuseppe e Maria Caterina 13. Danovaro Antonio e Gerolama 14. Durante Agostino e Barbara 15. Ferraro GioBatta e Bianca 16. Ferraro Giuseppe e moglie non identificata 17. Giera Nicola e Francesca 18. Giera Nicola e Anna Maria 19. Lupo Michele e Maddalena 20. Opisso Bartolomeo e Brigida 21. Opisso Pietro e Anna Maria 22. Parodi Nicola e Anna Maria 23. Parodo Giacomo e Francesca 24. Parodo Giuseppe e moglie non identificata (quest 'ultimo ripartirà non appena arrivato) 25. Repetto GioBatta e Nicoletta 26. Repetto Sebastiano e Angela Monica 27. Rivano Bartolomeo e Anna Maria 28. Rossino Ignazio e Maddalena 29. Tagliafico Bonaventura e moglie non identificata (non ci saranno più nel maggio 1745) 30. Vassallo Bartolomeo e Francesca

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Annexe II – Appendice seconda

Liste des 100 familles Tabarquines débarquées

à San Pietro le 17 Avril 1738 (environ 381 personnes)

Appendice seconda Stato delle famiglie sbarcate in San Pietro nell’aprile del 1738 (Traparentesi il numero dei compenenti) Tabarchini

1. Ageno Giuseppe (5) con la moglie M. Maddalena e i figli GioBatta, Filippo e Angela 2. Alimonda Francesco (2) con la moglie Aurelia Boccone 3. Alimonda Lazzaro (8) con la moglie Apollonia e i figli GioBatta, Giuseppe,

Maddalena, Maria Maddalena, Monica e un mas chio non identificato 4. Aste Andrea (8) con la moglie Maddalena e i figli GioBatta, Carlo, Angela Maria,

Maria, Domitilla e Barbara 5. Aste Sidone (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 6. Boccone Camillo (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 7. Boccone Francesco (2) con la moglie Francesca 8. Boccone Gregorio (2) con la moglie Francesca 9. Boccone Nicola (2) con la moglie Chiara 10. Boccone Nicola di Gregorio (1) 11. Boccone Nicola di Andrea (1) 12. Boggio GioBatta (5) con la moglie Francesca e tre figli non identificati (non ci saranno

più nel maggio 1756) 13. Borghero Agostino (2) con la moglie Rosa Grosso 14. Borghero Giorgio (8) (non ci saranno più nel maggio 1745) 15. Borghero Nicola (4) con la moglie Antonietta e i figli Giuseppe e Nicoletta 16. Borghero Pietro (9) con la moglie Domenica Rombo e i figli Sebastiano, Bartolomeo,

Nicoletta, Chiara Maria, Maddalena, Paola Maria e M. Antonietta 17. Borghero Sebastiano (4) con la moglie Angela Maria e i figli Giorgio e Anna Maria 18. Cambiaggio Alberto (2) con la moglie Maddalena 19. Cambiaggio Giacomo Giuseppe (5) con la moglie Cateiina Giera e i figli Giuseppe

Antioco, M. Gerolama e Francesca 20. Canepa Giuseppe (3) con la moglie Brigida e il figlio Giuseppe 21. Capriata Aurelio (2) con la moglie non identificata 22. Capriata Gio.Angelo (2) con la moglie non identificata (non ci saranno più nel maggio

1745) 23. Celle Bartolomeo (2) con la moglie non identificata 24. Chiappori Benedetto (4) con la moglie Rosa e i figli Nicola (che diverrà «Chiappe») e

Angela Maria 25. Cipollina Giovanni (7) con la moglie Angela Maria e i figli Sebastiano, Caterina,

Cecilia, Maria e un maschio non identificato 26. Cipollina Sebastiano (2) con la moglie Maddalena 27. Damele Giovanni (4) con la moglie Benedetta e i figli Gerolamo Giuseppe e

Gerolama

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28. Damele Giuseppe (2) con la moglie Maria Caterina 29. Danovaro Antonio (2) con la moglie Gerolama 30. Durante Agostino (2) con la moglie Barbara 31. Ferraro Antonio (1) (non ci sarà nel maggio 1745) 32. Ferraro Antonio Maria (9) con la moglie Benedetta e i figli Giorgio, Nicola, Giuseppe,

Nicoletta, Barbara, Annamaria e Paola 33. Ferraro Francesco (4) con la moglie Luigia Rosso e le figlie Angela e Caterina 34. Ferraro Gaetano (9) con la moglie Francesca Rombo e i figli Bartolomeo, Maddalena,

Bianca, Annamaria, Maria, Caterina e Teresa 35. Ferraro Giuseppe (2) con la moglie non identificata (non ci saranno più nel maggio

1745) 36. Ferraro Giacomo (6) con moglie e 4 figli non identificati (non ci saranno più nel

maggio 1745) 37. Ferraro GioBatta (2) con la moglie Bianca 38. Ferraro Nicola (5) con la moglie Maria Felicia e i figli Maddalena, Barbara e Caterina 39. Gallo Bernardo (5) con moglie e tre figli non identificati 40. Gandolfo Agostino (1) 41. Giera Francesco di Agostino (1) 42. Giera Francesco di Antonio (2) con la figlia Nicoletta 43. Giera Nicola (2) con la moglie Francesca 44. Giera Nicola (2) con la moglie Annamaria 45. Granara Andrea (1) 46. Granara Giuseppe (3) con la moglie Domitilla Boccone e il figlio Antonio 47. Grosso Antonio Maria (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 48. Grosso Giovanni (11) con la moglie M. Maddalena Pellerano e i figli Nicola, Giorgio,

Andrea, M. Antonietta, M. Nicoletta, Francesca, Bianca Maria, Margherita e un maschio non identificato

49. Leone Antonio di Giuseppe (1) 50. Leone Gregorio di Giuseppe (1) 51. Leone Pietro di Giuseppe (1) 52. Lupo Michele (2) con la moglie Maddalena 53. Luxoro Antonio (10) con la moglie Francesca Ferraro e i figli Nicola, Giorgio,

Nicoletta, Maddalena, 3 maschi e una femmina non identificati 54. Luxoro Giuseppe (7) con la moglie Dorotea Boccone e i figli GioBatta, Tomaso,

Elisabetta, Maddalena e Barbara. 55. Marchese Cipriano (7) con la.moglie Francesca e i figli Giuseppe, Maria, Carolina e

due maschi non identificati. 56. Marchese Giuseppe (1). 57. Massa Giacomo (1). 58. Masnata Bartolomeo (9) con la moglie Rosalia e i figli Simone, Tomaso, Paolina,

Nicoletta, un maschio e due femmine non identificate 59. Napoli Francesco (8) con la moglie Maddalena Pellerano e i figli Paolo Agostino,

Agata, Maria Teresa, due maschi e una femmina non identificati 60. Napoli Nicola (8) con la moglie Caterina Rossino e i figli Gerolamo, Giuseppe,

Agostino, Caterina e due maschi non identificati 61. Opisso Bartolomeo (2) con la moglie Brigida 62. Opisso Giacomo (2) con la moglie Rosa e i figli Nicola e Nicoletta 63. Opisso Nicola (1) 64. Opissa 'Pietro (2) con la moglie Anna Maria 65. Opisso Stefano (5) con la moglie Annamaria e i figli Simone, Nicoletta e Paolina 66. Parodi Giuseppe (6) con la moglie Caterina e i figli Antonio, Nicola, Francesco e

Agostino (poi tutti «Parodo») 67. Parodi Nicola di Bernardo (2) con la moglie Annamaria 68. Parodo Nicola (4) con la moglie Nicoletta, la figlia Teresa e il padre Domenico 69. Parodo Giacomo (2) con la moglie Francesca Celle

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70. Pellerano Agostino (8) con la moglie Regina e i figli Giorgio, Nicola, Antonio, Agata, Annamaria e Maddalena

71. Pellerano Nicola (9) con la moglie Gerolama Giera e i figli Rocco, GioBatta, Giacomo, Giorgio, Giuseppe, M. Nicoletta e una figlia non identificata

72. Pittaluga Giuseppe (1) 73. Prefumo Bernardo (1) (non ci sarà più nel maggio 1756) 74. Rebuffo GioBatta (1) 75. Repetto GioBatta (2) con la moglie Nicoletta 76. Repetto Sebastiano (2) con la moglie Angela Monica 77. Rivano Ambrogio (6) con la moglie M. Anna Buzzo e i figli Nicola, Giuseppe, Giovanni

e Alberto 78. Rivano Bartolomeo (2) con la moglie Annamaria 79. Rivano Simone (9) con la moglie Maria Rombo e i figli Nicola, Alberto, Monica,

Caterina, Maddalena e altre due femmine non identificate 80. Rombo Giorgio (6) con la moglie Benedetta e i figli Bartolomeo, Nicola, Giuseppe e

Paolina 81. Rossino GioBatta (1) 82. Rossino Ignazio (2) con ia moglie Maddalena 83. Rosso Bartolomeo (9) con la moglie Maddalena Opisso e i figli Camillo, Simone,

Antonio, Giuseppe, Giuliano, Gerolama e Francesca 84. Rosso Gerolamo (7) con la moglie Caterina e i figli Giovanni, Battista, Ignazio,

Giuseppe, Maddalena, Francesca e Annamaria 85. Rosso Nicola GioBatta (1) 86. Rosso Pietro di Nicola (3) con la moglie Paola e la figlia Barbara 87. Rosso Nicola di GioBatta (7) con la moglie Apollonia e i figli Antonio, Pietro, Agostino,

Maddalena e Marianna Vittoria 88. Simone Bartolomeo (1) (non ci sarà nel maggio 1745) 89. Simone Nicola (1) (non ci 'sarà nel maggio 1745) 90. Tagliafico Agostino (9) con la moglie Nicoletta Luxoro e le figlie Elisabetta,

Annamaria, Maddalena, Emilia, Chiara, Maria, oltre a un maschietto morto prima del maggio 1745

91. Tagliafico Nicola (4) con la moglie Maddalena e i figli Giacomo e Bianca 92. Traverso Isidoro (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 93. Tagliafico Bonaventura (2) con la moglie non identificata (non ci saranno più nel

maggio 1745) 94. Vacca Ambrogio (4) con la moglie e due figli non identificati (non ci saranno più nel

maggio 1745) 95. Vacca Antioco (1) (non ci sarà più ne! maggio 1745) 96. Vacca Francesco (6) con la moglie M. Antonietta e i figli Stefano, Bartolomeo, Nicola

e Bianca 97. Vacca Giuseppe (5) con la moglie Maria Paola e i figli Antonio, Agostino e una

femmina non identificata .. 98. Valacca Giuseppe (5) con la moglie Maddalena Colombo e i figli PaoIina, Caterina e

un maschietto non identificato 99. Valacca Stefano (5) con la moglie Giovanna e i figli Margherita e altre due femmine

non identificate 100. Vassallo Bartolomeo (2) con la moglie Francesca

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Pegliesi

1. Baghino Giuseppe (5) con la moglie M. Anna e i figli Simone, Nicola e Emilia 2. Boccone GioBatta (4) con la moglie Maria e i figli Simone Ambrogio e Eufrasia . 3. Boccone Nicola (1) (non ci sarà più ne! maggio 1745) 4. Cevasco Nicola (1) 5. Chiappori GioBatta (2) con la moglie Maddalena 6. Ferro Andrea (1) (non ci sarà più nel 1745) 7. Ferraro Stefano di Giorgio (5) con la moglie Annamaria Buzzo e i figli Carlo

Giuseppe, Costanza e Annamaria 8. Granara Francesco (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 9. Leone Gaspare (1) (non ci sarà più ne! maggio 1745) 10. Marcenaro Nicola di Francesco (1) 11. Marcenaro Pietro (2) con la moglie Maddalena 12. Marchese Nicola (1) (non ci sarà più nel maggio 1745) 13. Mongiardino GioBatta (4) con la moglie Chiara e le figlie Nicoletta e un'altra femmina

non identificata 14. Napoli Alessandro (3) con la moglie c un maschietto non identificati (non ci saranno

più nel maggio 1745) 15. Napoli Gio.Antonio (3) con la moglie ed una femminuccia non indentificate (non ci

saranno più nel maggio 1745) 16. Napoli Giuseppe (4) con la moglie, un maschio ed una femmina non indentificati (non

ci saranno più nel maggio 1745) 17. Pomata Francesco (2) con la moglie Barbara 18. Pomata GioBatta (5) con la moglie, un maschio e due femminucce non identificati

(non ci saranno più nel maggio 1745) 19. Porcile Giovanni (1) 20. Rivano Francesco (5) con la moglie, un maschio e due femmine non identificati (non

ci saranno più nel maggio 1745) 21. Rombo Francesco (2) con la moglie M.Gerolama Cambiaggio 22. Rosso Ignazio (2) con la moglie non identificata (non ci saranno più nel maggio 1745) 23. Rosso Simone (9) con la moglie Apollonia e i figli Nicola, Antonio, Vincenzo,

Giuseppe, Antonietta e due femmine non indentificate 24. Segni Giobatta (10) con la moglie Angelica Gentilioni e i figli Angelo, Benedetto,

Gerolamo, Giacomo e quattro femmine non identificate 25. Valacca Bartolomeo (4) con la moglie, un maschio e una femmina non identificati

(non ci saranno più nel maggio 1745) 26. Valacca Francesco (4) con la moglie, un maschio ed una femmina non identificati

(non ci saranno più nel maggio 1745) Dopo pochi giorni partirono i seguenti coloni, non elencati nelle famiglie di cui sopra: Giuseppe Parodo, Pietro Rosso, Alberto Buzzo, Benedetto Fasca, Giuseppe Parodi con la moglie, Antonio Ferraro, Francesco Mongiardino, Pasquale Cesereto, Matteo Graffione, Giuseppe Pellerano e GioBatta VassaIIo; morirono, come s'è detto a suo tempo, i coniugi Bevilacqua e un non meglio decifrato Giuseppe "Potessà".

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Annexe III – Appendice terza

Liste des immigrants à Carloforte entre 1739 et 1866

Appendice terza Provenienza degli altri più comuni cognomi carlofortini (dal 1739 al 1866). (Tra parentesi l'anno presunto d'immigrazione. L'indicazione «scomparso» si riferisce non alle persone ma al cognome in generale) .

1. Armeni Emanuele (1748-49), mercante di Milo (Cicladi) 2. Bertucci GioBatta (1795-800), negoziante ligure della Riviera (scomparso nel 1932) 3. Bevilacqua Francesco (1755-60), marinaio ligure della Riviera (scomparso nel 1919) 4. Biggio Antonio (1748-49), marinaio ligure della Riviera 5. Biselli Giovanni e Stefano (1860-65), marinai livornesi 6. Boggiano Giovanni e Francesco (1800-05), mercanti di Alassio (scomparsi nel 1960) 7. Boggio Pasquale (1757), agricoltore piemontese 8. Bonifai Onorato (1800-04), marinaio di Alassio 9. Bosnich Giorgio (1850), marinaio di Curzola (Dalmazia) 10. Bracci Valerio (1744), agricoltore di Castelfranco Livornese 11. Buzzo Bartolomeo (1740), marinaio ligure della Riviera 12. Cabula Vincenzo (1745-50), muratore cagliaritano 13. Caddeo Andrea (1760), contadino di Pirri 14. Cadello Gaetano (1825-30), Uditore di Dogana 15. Campodonico Giuseppe e GioBatta (1800), fratelIi, marinai di Santa Margherita

Ligure . 16. Camugino GioBatta (1740-45), cap. di marina di Pegli 17. Cappai Antonio (1765) contadino del Campidano di Cagliari 18. Capurro Giovanni (1739-40), Cap. marinaio di Sturla 19. Castello Antonio e Nicola (1750), marinai tabarchini riscattati dal Porcile 20. Cavassa GioBatta (1760), marinaio genovese 21. Chiossa Benedetto (1739-40) marinaio, della Val Polcevera (scomparso nel 1931) 22. Colombo Giovanni e Francesco (1760), fratelli, marinai di S. Margherita Ligure

(scomparso nel 1880) 23. Concas Benedetto (1820), contadino di Gonnesa 24. Consigliero Alberto (1740), molinaro di Genova (scomparso ne! 1905) 25. Conte Lorenzo (1740), marinaio, «napoletano» di Cagliari 26. Corvetto Andrea (1800), marinaio genovese 27. Costa Francesco e Martino (1800) marinai genovesi 28. Covacivich Francesco (1800) marinaio di Ragusa di Dalmazia 29. Crasto Alessandro (1815-20), pescatore di Procida 30. D'Accorso GioMaria (1739-40), giornaliere ligure della Riviera (scomparso nel 1934) 31. Dagnino Agostino (1800) calzolaio genovese 32. D'Agostino Antonio (1760) marinaio genovese (scomparso nel1899) 33. Damico Giuseppe (1770), tonnarotto di Trapani 34. Danero Cristoforo (1800), marinaio di Lavagna (GE) 35. Devalerio Giuseppe (1780), marinaio siciliano

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36. Donaver Francesco (1790-95), «chirurgo» svizzero (scomparso nel 1965-70 per emigrazione)

37. Elias Francesco (1860), contadino di Sant'Antioco 38. Falca Francesco (1800), cap. marinaio di Alassio 39. Farris Antioco (1770), contadino di Pirri 40. Fassio Bernardo (1760), marinaio genovese 41. Ferralasco Giacomo (1840), commerciante di S. Margherita Ligure 42. Ferrando Giacomo (1760), marinaio di Pegli 43. Fisanotti Giov. Giacomo (1750), «chirurgo» ligure (scomparso nel 1918) 44. Fois Giov. Antonio (1850), contadino di Scano Montiferro 45. Gamboni Giuseppe Salvatore (1756), contadino campidanese 46. Garau Vincenzo (1795-800), farmacista di Iglesias 47. Garbarino GioBatta (1820-25), scalpellino genovese 48. Gavassino Gaspare (1820), carpentiere di Trapani 49. Ghigino Pasquale (1739-40), pescatore genovese 50. Giolma Andrea (1795-800), cap. marinaio ligure della Riviera (scomparso nel 1925) 51. Grasso Nicola (1750), calafato di Ragusa sicula 52. Guidi Antonio (1790), mercante di Ajaccio (scomparso nel 1880) 53. Laguerra Giuseppe e Michele (1745), fratelli, marinai di Annecj (Savoia) (scomparso

nel 1963) 54. Lapicca Francesco Michele (1765-70), agricoltore siciliano 55. Lastretto Andrea (1800), cordaio di S. Margherita Ligure 56. Lazzaro Giuseppe (1780-85), marinaio spagnolo 57. Lipari Antonio (1820), marinaio e commerciante di Trapani 58. Maggiolo Gerolamo (1785), marinaio di S. Margherita Ligure 59. Mameli Antonio (1770), contadino di Selargius 60. Marocco Francesco (1756), contadino del Sulcis 61. Marongiu Bartolomeo (1770), contadino di Cagliari 62. Maurandi Domenico (1739), medico di Villafranca di Nizza 63. Medici Angelo (1850), indoratore da Cagliari 64. Melis Raimondo (1860), fabbro ferraio di Portoscuso 65. Mercolella Antonio (1850), marinaio di Ponza 66. Minai Giovanni (1850), marinaio di Cagliari (scomparso nel 1959) 67. Mocci Domenico (1750), contadino di Villacidro 68. Moretto Giuseppe (1740), marinaio di Borzoli di Sestri 69. Napoleone Agostino (1780-85), cap. marinaio corso 70. Noli Giuseppe (1775-80), marinaio genovese 71. Novella Antonio Nicola (1815), marinaio genovese 72. Obino Antonio (1760), muratore di Milis (SS) 73. Olanda Salvatore (1760), muratore di Cagliari 74. Olivieri Salvatore (1860), fabbro ferro di Castelvetrano (TP) 75. Onado Basilio (1740), contadino di Segariu (CA) 76. Palomba Vincenzo (1810), pescatore ponzese 77. Panzalis - già Panzali - Antonio (1756), pas tore della Nurra 78. Pastorelli Paolo Felice (1865), agente miner. di Porto Maurizio (lM) 79. Peloso Nicola (1750-55), mercante genovese 80. Penco Bartomeo (1750), cap. marinaio di Nervi (Genova) 81. Perella Raffaele (1865), uff. postale di Sassari 82. Perra Giuseppe (1840), pretore di Cagliari 83. Peruscina Giovanni (1800), cap. marinaio di Ragusa di Dalmazia (scomparso nel

1940 per emigrazione) 84. Piccalunga Giovanni (1800), marinaio cagliaritano 85. Pili Antonio (1820), contadino di Ollai (NU) 86. Pintau - già Pittau - Francesco (1765), muratore di Cagliari 87. Plaisant Giuseppe (1756-57), mercante livornese

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88. Poletti Gervasio (1845), ing. di Casola Lunigiana (Massa) 89. Poma Vito (1795), pescatore di Trapani 90. Prefumo Antonio (1775), saliniere di Genova 91. Provenzale - già Provenzano - Francesco (1803), bottaio siciliano 92. Puddu Antioco (1790-94), contadino campidanese 93. Puié Andrea (1740), marinaio della Val Polcevera 94. Puggioni Francesco e Sebastiano (1760), fratelli, contadini di Tiesi (SS) 95. Quaquero Gerolamo (1815-20), marinai di S. Margherita Ligure 96. Rapallo Agostino (1750),mercante di Pegli 97. Romano Antonio e Bartolomeo (1800), fratelli, pescatori di Ponza 98. Saliu - già Saiu - Antonio (1765), contad. di Villacidro 99. Scotto Antonio (1800), pescatore di Ponza

100. Sifredi Ambrogio (1800), marinaio toscano (dall' Aigeria) 101. Simonetti Pietro (1805), ricco possidente residente a Tunisi, forse lombardo, immigrato per matrimonio (a Tunisi, con una schiava) 102. Strina Raffaele (1815), pescatQre di Procida 103. Sulas Vincenzo (1825), proprietario agricolo di Sant' Antioco 104. Tassara Nicola (1800), possidente di Genova 105. Tiragallo Francesco (1800), fabbro ferro di Genova 106. Vallebona Andrea (1800), cap. marinaio di Sori (GE) 107. Vigo Francesco (1740), fabbro ferr. di Genova 108. Volpe Gaetano (1795), pescatore di Ponza 109. Zanda Giuseppe (1830), proprietario agricolo di Arbus (CA) 110. Zenino Giuseppe (1750), mercante di Genova (scomparso nel 1915) 111. Zolesio Agostino (1810), possidente di Genova

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Annexe IV – Appendice quarta

Liste des esclaves rachetés par

Charles III, Roi d’Espagne en 1763

et installés à Nueva Tabarca

Carlo III (1716-1788)

Appendice quarta

Elenco degli schiavi tabarchini riscattati dal re di Spagna Carlo III nel 1763 (da una «Cronica» della città di Alicante). (A fianco il numero dei componenti di ciascuna famiglia)

1 Leone Giovanni 5 governatore dell' isola 2 Sales Giuseppe 4 vicegovernatore dell' isola 3 Sales Maddalena 8 5 Utrera Filippo 3 6 Ferrando Angela Maria 4 7 Armeni Benedetta 2 8 Colombo Giuseppe 5 9 Buzzo Stefano 2

10 Ferrando Bartolomeo 2 11 Pittaluga Nicola 3 12 Capriata Francesca 2 13 Rosso Giuseppe 5 14 Luxoro Lorenza 5 15 Celle Lelia 3 16 Rosso Bernardo 3 17 Marcenaro Andrea 2 18 Morino Giuseppe 3 genovese, sposato a Tabarca 19 J acopino Emanuele 5 di Bastia, sposato a Tabarca 20 Noli GioBatta 5 21 Buzzo GioBatta 3 22 Pellerano Anastasia 3 23 Borghero Luca 7 24 Prefumo Giacomo 2 25 Borghero Francesco 7 26 Luxoro Giuseppe 7 27 Buzzo Bartolomeo 3 28 Rosso Giobatta 5 29 Montecatini G.ppe Maria 9 di Bastia, sposato a Tabarca 30 Buzzo Margherita 5 31 Millelire Pietro 5 (di Bonifacio, sposato a Tabarca) 32 Borghero Pietro 3

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33 Luxoro Francesco 3 34 Camugino Francesco 5 35 Rosso Giuseppe 2 36 Capriata Bartolomeo 6 37 Borghero Giuseppe 3 38 Buzzo Pietro 5 39 Leone Camillo 3 40 Prefumo Angela 2 41 Leone Antonio 7 42 Valacca Bernardo 3 43 Colombo Maria 5 44 Colombo Vincenzo 2 45 Ferraro Simone 3 46 Rosso Pasquale 7 47 Luxoro Emanuele 4 48 Pittaluga Nicola 4 49 Parodi Filippo 4 50 Rosso Francesco 3 51 Crestadoro Giuseppe 4 di Genova, sposato a Tabarca 52 Ferrando F.sco Maria 6 53 Rosso Nicoletta 2 54 Ferraro Agostino 2 55 Sarti Leone 4 di Livorno, sposato a Tabarca 56 Rivano Agostino 2 57 Prefumo Antonio 3 58 Buzzo Annamaria 3 59 Monaire Francesco 4 60 Rosso Nicola 7 61 Colombo GioBatta 2 62 Valacca Francesco 6 63 Grosso Andrea 3 64 «Belando» Gerolamo 4 65 Damele Maddalena 3 66 Marcenaro Lorenzo 4 67 Giera Maddalena 3 68 Luxoro Angela 5

Totale 269 Note : il manque la famille 4, non répertoriée dans le document

Oltre le 68 famiglie elencate, furono riscattati successivamente:

Pellerano Brigida, Antonio Due di Albenga, GioBatta Grosso di Sestri, Francesco Rivano, Domenico Cereto di Genova, Alessandro Villa, i due GioBatta Parodi di Genova,

Bartolomeo Rosso, Gerolamo Ageno, Benedetto Compiano, Paolo CipoIlina, Nicola Leone, Giorgio Traverso, Pietro VassaIlo, Nicola Cantagallo, Nicola «Tuboni», Stefano Leone,

Nicola Rosso, e Simone Pomata (tutti di Tabarca), Gerolamo Repetto di Polcevera, Geromino «Carrucho» di Albenga, Giuseppe Oregio di Pra, GioBatta Fabiani,

Gaetano Parodi, Antonio Tubino, Angelo Bruzzone, Antonio Buzzo, Antonio. Parodi, tutti di Genova.

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Annexe V – Appendice quinta

Liste de familles des 630 esclaves rachetés en 1803

Appendice quinta

l carlofortini schiavi - certi e probabiIi - a Tunisi dopo l'incursione barbaresca del 3 settembre 1798.

(Per gli schiavi probabili il nome è seguito da una P) Page166 1 - 2 Ageno Caterina e Maria di Filippo 3 Alimonda Maria (ved. di Agostino Giera) 4 Alimonda Rosa di Pietro 5 - 6 Alimonda Giuseppe (P) di GioBatta e la moglie Maria Grazia Pellerano (P) di Giuseppe 7 Alzetto Giuseppe di GioBatta 8 – 15 Armeni Giuseppe (P) di Emanuele, la moglie Antonietta Vacca di Stefano e i

figli Anna, Chiara, Maria, Emanuele, Giacomo e Salvatore 16 –17 Armeni Nicola (P) di Emanuele e la moglie Maria Caterina Repctto (P) di

Giacomo 18 Asquer Francesco, visconte di Flumini (confinato politico) 19 - 21 Aste Antonio di GioBatta, la moglie Maddalena e la madre M. Antonietta

Luxoro fu Bartolomeo 22 – 23 Aste Andrea di Carlo e la moglie Benedetta Puggioni 24 – 27 Aste Bartolomeo (P) di GioBatta, la moglie Angela Borghero di Giuseppe e i

figli GioBatta e Salvatore 28 – 29 Baghino Giuseppe (P) di Simone e la moglie Brigida Rosso di Giuseppe 30 – 33 Baghino Nicola di Giuseppe, la moglie Paola Moretto e i figli Benedetto e

Giuseppe 34 – 35 Barabino Giuseppe (P) di Antonio e la moglie Maddalena Leone (P) di Antonio 36 – 39 Barabino GioBatta di Antonio, la moglie M. Rosa Rossino e i figli Giacomo e

Nicoletta 40 Barabino Rosa di Bartolomeo 41 – 43 Barabino Giuseppe (P) di Antonio, la moglie Maddalena Leone (P) e la figlia

Anna 44 – 49 Barabino Pietro, Nicola, Bartolomeo, Angela, Maddalena e Nicoletta di

Antonio 50 – 56 Biggio Andrea (P) di Antonio, la moglie Maddalena Penco di Bartolomeo e i

figli Antonio, Pietro, Leopoldo, Claudia, M. Serafina e M. Vittoria 57 – 58 Biggio Tomaso di Antonio e sua moglie Agostina 59 – 61 Boccone Angelo di Nicola, la moglie Anna Maria Mocci e la figlia Maria 62 Boccone Anna di Andrea Page 167 63 – 65 Boccone GioBatta di Simone, la moglie Angela Leone (P) di Nicola e la figlia

Anna 66 – 68 Boccone Giuseppe di Simone, la moglie Maria Granara di Nicola e il figlio

Nicola 69 – 71 Boggio Nicola di Carlo, la moglie Maria Parodi di Andrea e la figlia M. Giulia

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 73

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72 – 79 Boggio Sebastiano di Pasquale, la moglie Caterina Rivano di Nicola, la madre Brigida e le sorelle Maria, M. Caterina, M. Rosa, Paola e Serafina

80 – 85 Borghero Antonio di Nicola, la moglie Rosa Zuddas di Ignazio e i figli Nicola, Maria, M. Grazia e Paola

86 – 90 Borghero Giuseppe (P) di Nicola, la moglie Maria Rebuffo (P) di Giuseppe e le figlie Maria, Monica e Teresa

91 – 92 Borghero Francesco di Giuseppe e la moglie Giulia Mariani di Giovanni 93 – 94 Borghero GioBatta di Giuseppe e la moglie Maria Opisso di Pietro 95 – 96 Borghero Pietro di Sebastiano e la moglie Ros Boccone di GioBatta 97 Borghero Salvatore di Pietro 98 Borzoni Rosa 99 – 101 Bracci Antonio, Giovanni e Maria Serafina - fratelli - di Agostino 102 Bracci Nicoletta di Giuseppe 103 – 104 Buzzo Pietro (P) di Alberto e la moglie Teresa Bracci (P) di Giuseppe 105 – 106 Bulla Antioco e sua moglie Luigia 107 – 109 Caddeo Agostino di Andrea, la moglie Maddalena Moretto di Stefano e la

sorella Caterina 110 – 111 Caddeo Giovanni di Diego e la moglie Maria Danovaro di Ambrogio 112 Cambiaggio Antonietta di Giacomo 113 Cambiaggio GioBatta di Antioco 114 – 115 Camboni Raffaele (P) e sua moglie Paola 116 – 117 Camugino Agostino (P) di Simone e la moglie Caterina Napoli di Paolo 118 – 119 Cappai Giuseppe (P) di Antonio e la moglie Anna Maria Vacca (P) di

Giuseppe 120 – 121 Castello Antonio (P) di Nicola e la moglie Caterina Granara (P) di Antonio 122 Castello Nicola di Giuseppe 123 - 129 Castello Pietro (P) di Stefano, la moglie Gerolama Moretto di Giuseppe e i figli

Antonio, Nicola, Antonietta, Maddalena e Mana 130 Castello Stefano di GioBatta Page 168 131 – 136 Caval Giuseppe di Michele, la moglie Margherita Valacca di Stefano e i fjgli

Andrea, A.M. Regina, Giov. Luigi e Michele 137 Cavassa Maria di Giuseppe 138 - 143 Cevasco GioBatta di Bartolomeo, la moglie Caterina Masnata di Tomaso, i

fjgli Andrea, Giacomo, Angelica e la nuora Maddalena Repetto di Lorenzo (moglie di Giacomo)

144 – 145 Chiappe Francesco (P) di Nicola e la moglie Chiara Vian di Onorato (P) 146 Chiappe M. Antonietta di Nicola 147 – 148 Chiossa GioBatta di Benedetto e la moglie Caterina Pellerano di Antonio 149 – 151 Cipollina Giuseppe (P) di Sebastiano, la moglie Paola Opisso di Simone e il

figlio Antonio 152 Ciprioti Caterina di Antonio 153 – 154 Consigliero Bartolomeo (P) di Alberto e la moglie Geroloma Castello di

Stefano . 155 – 156 Copel Domenico e la moglie Maria Napoli 157 – 158 Daccorso Francesco di Paolo e la moglie Anna Parodo di Giovanni 159 – 160 D'Accorso Giovanni di Paolo e la moglie Paola Aste di Carlo 161 – 163 D'Accorso Paolo (P) fu Giovanni, la moglie Anna Giera e la figlia Nicoletta 164 – 165 D'Agostino Giuseppe (P) di Antonio e la moglie Caterina Caddeo (P) di

Andrea 166 Damele Geroloma fu Giovanni (vedova di Ignazio Zuddas) 167 – 169 Damele Giovanni (P) di Giuseppe, la moglie Agostina Rivano (P) e la figlia

Serafina

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 74

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170 Damele Maria di Giovanni e Antonietta Borghero 171 – 172 Damico Efisio Antonio di Giuseppe e la moglie M. Rosa Buzzo di Gerolamo 173 – 174 Danovaro Antonio (P) di Sebastiano e la moglie Rosa D'Accorso di Paolo 175 – 176 Dellemoglie Agostino (P) di GioBatta e la moglie Maddalena Rombi (P) di

Bartolomeo 177 – 178 Donaver Giuseppe Francesco di Teodoro e la moglie Maddalena Rebuffo di

Antonio 179 – 180 Ferraro Andrea (P) di Nicola e la moglie Anna Moretto (P) di Stefano 181 Ferraro Caterina fu Gaetano (vedova di Ben. Segni) 182 – 183 Ferraro Giovanni di GioBatta e la moglie Brigida Chiappe di Nicola 184 – 187 Ferraro Giuseppe di Giorgio, la rnoglie Caterina Granara di Simone e i fjgli

Maurizio e Caterina . 188 – 189 Ferraro Giuseppe di Nicola e la moglie Anna Capriata di GioBatta 190 Ferraro Maria di Nicola (la prima nata a Carloforte) Page 169 191 – 192 Ferrara Nicola fu Antonio e la moglie M. Antonietta Rocca fu Giuseppe 193 – 194 Ferrara Nicola (P) di GioBatta e la moglie Anna Maria Lupo (P) di Michele 195 Ferraro Salvatore di.Cario 196 Ferraro Teresa fu GlOBatta 197 Ferrara Salvatore (non meglio identificato) 198 – 201 Ferro Antonio, la moglie e due figli non identificati 202 – 204 Fisanotti Angela Teresa, M. Antonietta e Raffaele - frateIIi - di Giovanni 205 – 209 Gamboni GioBatta (P) di Salvatore, la moglie Apollonia Chiappe (P) di Nicola

e i figli Agostino, Luigi e Maddalena 210 Gandolfo Salvatore di Emanuele 211 Ghigino Francesco di Pasquale 212 Ghigino Teresa di Carlo 213 – 214 Giera Carlo (P) e la moglie Anna Maria Rivano di Giovanni 215 Giera Caterina di Martino 216 – 217 Giera Domenico e Nicola - frateIIi - di Agostino 218 – 221 Giera GioBatta di Sebastiano, la moglie Nicoletta Ferraro di Giorgio, il figlio

Giuseppe e la sorella Teresa 222 – 223 Granara Agostino (P) di Antonio e la moglie Anna Rivano di Giacomo 224 – 231 Granara Andrea di Giuseppe, la moglie Antonietta Rombi di Francesco e i figli

Annamaria, Domitilla, Limbania, Giuseppe, Luigi e Nicola 232 Granara Anna di Giuseppe 233 – 234 Granara Bernardo (P) di Giuseppe e la moglie Antonietta Traverso di

Benedetto 235 Granara Bianca fu Giovanni 236 Granara Francesca di Nicola 237 - 238 Granara Francesco (P) di Giuseppe e la moglie Nicoletta Leone (P) di Nicola 239 – 241 Granara Francesco di GioBatta, la moglie Caterina Parado di Benedetto e la

sorella Paola 242 – 243 Granara GioBatta di Giuseppe e la moglie Maddalena Rombi di Francesco 244 Granara GioBatta di Nicola 245 – 246 Granara GioBatta (P) di Giomaria e la moglie Angelica Boccone (P) di

Gregorio 247 – 248 Granara Giuseppe di Gerolamo e la moglie Maddalena Rossino di Gerolamo 249 – 251 Granara Giuseppe (P) di Sebastiano, la moglie Gerolama Cambiaggio di

Sebastiano e la figlia Serafina 252 Granara Luigia fu Francesco 253 – 254 Granara Nicola (P) di Gerolamo e la moglie Maddalena Bracci di Valerio

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 75

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Page 170 255 – 258 Granara Nicola (P) di Giuseppe, la moglie Maddalena Rombi di Francesco e i

figli M. Rosa e Salvatore 259 Granara Serafina di Antonio 260 – 265 Granara Simone (P) di Giuseppe, la moglie Rosalia Rosso di Antonio e i figli

A. Maria, Bianca, Maria e M. Agostina 266 – 267 Grasso Matteo Angelo di Nicola e la moglie Caterina Boccone di Simone 268 Grosso Agostino di Andrea 269 – 270 Grosso Ambrogio (P) di Francesco e la moglie Teresa Rivano (P) di

Francesco 271 Grosso Caterina di Francesco 272 Grosso Giovanni di Antonio 273 – 276 Grosso Nicola di Antonio, la moglie Giovanna Borghero di Giuseppe e i fratelli

Giuseppe e M. Grazia 277 – 278 Grosso Stefano di Andrea e la moglie Francesca 279 Laplaneta Angela di Alberto 280 – 281 Leone Andrea di Pietro e la moglie Antonietta Ferraro di Nicola 282 – 286 Leone Antioco di Gregorio, la moglie Giulia Rivano di Giacomo e i figli Antonio,

Lazzaro e Pietro 287 – 292 Leone Antonio di Nicola, la moglie Rosa Durante di Agostino, i figli Agostino,

Nicola, Maddalena e la nuora Caterina Granara di Simone (moglie di Agostino)

293 Leone Antonietta di Giuseppe 294 Leone Caterina di Anna 295 - 297 Leone Francesco di Giuseppe, la moglie Anna Armeni di Emanuele e la

sorella Maria 298 – 306 Leone Giuseppe (P) di Nicola, la moglie Francesca Ferraro di Bartolomeo e i

figli Chiara, Maria, M. Caterina, M. Maddalena, M. Rosa, Giorgio e Giovanni 307 – 309 Leone Giuseppe di Antonio e la moglie A. Maria Cevasco di Bartolomeo 310 – 312 Leone Giuseppe di Gregorio e la moglie Nicoletta Armeni di Emanuele e il

figlio Gerolamo 313 – 315 Leone Nicola di Antonio, la moglie Nicoletta Cambiaggio di Ambrogio e la figlia

Bianca 316 – 317 Leone Pietro di Antonio e la moglie Francesca Cambiaggio di Antonio 318 – 325 Leone Pietro (P) di Nicola, la moglie Anna Boccone di Simone e i figli Anna,

Antonietta, Maria Vittoria, Francesco e Nicola 326 – 327 Luxoro Antonio di GioBatta e la moglie Francesca Pellerano di Antonio 328 Luxoro M. Antonietta di Bartolomeo 329 – 332 Luxoro Lorenzo di Giorgio, la moglie Rosa Ferraro di Andrea, la madre Maria

e la sorella Angelica Page 171 333 Luxuro Pasuale di Guiseppe 334 - 335 Luxuro Tomaso (lP) di Maritino e sue moglie Caterina Rombi fu Francesco 336 Maggia Matteo 337 - 342 Manca Antonio di Tommaso, sua moglie Brigida Chiappe (P) di Simone, i figli

M. Antonietta e Nicoletta e i gellitori Tomaso e Nicolletta 343 Mancosu Antonio 344 – 345 Manis Giorgio di Giovanni e la moglie Rosa Buzzo di Nicola 346 – 347 Marongiu Bartolomeo (P) di Gio.Antonio e la moglie Nicoletta Parodo (P) di

Francesco 348 Marras Gio.Antonio 349 – 350 Masnata Caterina e Vittoria - sorelle - di Simone

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 76

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351 – 354 Masnata Emanuele di Tomaso, la moglie Maria Rivano di Alberto e i figli Tomaso e Paola

355 – 356 Maurandi Antonio (P) di Onorato e la moglie Regina Vacca (P) di Stefano 357 - 358 Maurandi Giuseppe (P) di Domenico e la moglie Caterina Rosso di Giuseppe 359 – 360 Mercenaro Nicola e Pellegrina - fratelli - fu Giovanni 361 – 362 Messina Bartolomeo (P) di GioBatta e la moglie Nicoletta Manca di Andrea 363 – 364 Mocci Antonio e la moglie Rosa Orrù 365 – 366 Mongiardino Giacomo di Domenico e la moglie Nicoletta Barabino fu Antonio 367 – 370 Moretto Gaetano fu Giuseppe, la moglie Rosolea Cipollina di Sebastiano e i

figli Giuseppe e Nicola Antonio 371 – 372 Moretto Giacomo fu Giuseppe e la moglie Benedetta Castello (P) di Nicola 373 Murroni, reverendo, confinato politico a Carloforte 374 Napoleone Francesco di Agostino 375 – 377 Napoli Alessandro di Gerolamo, la moglie Caterina Pellerano di Giorgio e il

figlio GioBatta 378 Napoli Anna di Agostino 379 Napoli Maddalena di Giuseppe 380 Napoli Rosalia (ultrasessantenne), ved. Rosso 381 – 384 Noli Giuseppe (P), la moglie Rosa Leone (P) di Gregorio e i figli Antonio e

Caterina 385 Onnis Antonio Maria 386 – 387 Opisso Antonio (P) di Nicola e la moglie Vittoria Traverso di Paolo 388 – 391 Opisso Nicola di Pietro, la moglie Nicoletta Borghero di Luigi e i figli Pietro e

Teresa 392 Opisso Nicoletta fu Stefano (ved. di Francesco Parodo) 393 – 395 Opisso Stefano di Simone, la moglie Francesca Grasso (P) di Salvatore e la

sorella paola page 172 396 – 397 Panzali Leonardo (P) di Gavino e Antonietta Cappai(P) di Andrea 398 – 399 Panzali Antonio (P) di Gavino e la moglie Elisabetta Luxoro (P) di GioBatta 400 – 402 Parado Antonio (P) di Francesco, la moglie Caterina Cambiaggio (P) di

Antonio e il figlio Francesco 403 – 404 Parado Benedetto (P) di Francesco e la moglie Bianca Repetto di Giobatta 405 – 407 Parado Gerolamo (P) di Antonio, la moglie Maria Boggio di Pasquale e il figlio

Giuseppe 408 Parado Maddalena (ultrasessantenne) fu Nicola 409 – 411 Parado Nicola di Ambrogio, la moglie Benedetta Vacca di Bartolomeo e la

sorellina Maddalena 412 Parado Nicoletta di GioBatta 413 – 414 Parodo Nicola (P) di Antonio e la moglie Anna Peloso (P) di Giuseppe 415 – 416 Parado Stefano di Francesco e la moglie Maddalena Baghino (P) di Nicola 417 Pellerano GioBatta (ultrasessantenne) fu Nicola 418 – 419 Pellerano Giorgio (P) di Antonio e lamoglie Caterina Parodo di Agostino 420 – 424 Pellerano Nicola di GioBatta, la moglie Barbara Canepa di Michele e i fratelli

Geralamo, Giacomo e M. Maddalena 425 – 427 Pellerano Nicola (P) di Antonio, la moglie Colomba Parodo di Giuseppe e il

figlioletto Giuseppe 428 – 437 Peloso Agostino di Giuseppe, la moglie Maddalena Cambiaggio di Antioco, la

sorella Maria e i figli Antonio, Francesco, GioBatta, Nicola, M. Antonietta, M. Maddalena e Maria (quest'ultima del primo letto)

438 – 440 Peloso Francesco (P) di Giuseppe, la moglie Paola Vacca di Stefano e il figlio Salvatore

441 – 442 Penco Antonio di Bartolomeo e la moglie Maddalena Masnata di Simone

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 77

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443 – 444 Penco Sebastiano (P) di Bart. e la moglie Rosa Boggio (P) di Antonio 445 – 446 Pianu Luigi di Antioco e la moglie Grazia Leone di Stefano 447 – 448 Pittaluga Agostino (P) e la moglie M. Anna Rosso di Gerolamo Pittaluga 449 – 450 Giacomo (P) di Maria e la moglie Maddalena Repetto (P) di Giuseppe 451 Pittaluga Anna Maria fu Pietro 452 – 455 Pittaluga Francesco di Giuseppe, la moglie Brigida Ferraro (P) di Stefano e le

sorelle Rosa e M. Maddalena 456 Plaisanti Gitiseppc Giovanni di Giuseppe 457 Pollastrini Anna di Lazzaro 458 – 464 Pomata Bartolomeo fu Francesco, la moglie Maddalena Laguerra di

Giuseppe, i figli Antioco, Giuseppe, M. Barbara, M. Caterina e la nuora Antonietta Mocci di Antonio (moglie di Giuseppe)

Page 173 465 – 473 Pomata Emanuele (P) fu Francesco, la moglie Rosalia Masnata di Tommaso

e i figli Bartolomeo, Francesco, GioBatta, Giuseppe, Paolo, Barbara e Giuseppina

474 – 480 Pomata GioBatta (P) fu Francesco, la moglie Teresa Opisso di Nicola, i figli Antonio, Gioachino, Nicola, la nuora Vittoria Napoli di Alessandro (moglie di Francesco) e il nipotino Nicola

481 Ponte Matteo (da Cuglieri) 482 – 485 Porcile Agostino di Giovanni, la moglie Gavina e le figlie M. Giuseppina e

Nicoletta 486 – 490 Porcile Antonio di Giovanni, la moglie Barbara e le figlie Anna, M. Carolina e

M. Caterina 491 – 492 Prefumo Antonio di Nicola e la moglie Agnese Bracci di Valerio 493 – 494 Puddu Antioco (P) e Iscioni Luisa (P), sua moglie 495 – 496 Puié Lorenzo di Francesco e la moglie Caterina Caddeo di Andrea 497 – 500 Rebuffo Antonio (P) di GioBatta, la moglie Borghero Paola (P) di Nicola e

le figlie M. Anna e Nicoletta 501 – 502 Repetto Agostino di Giacomo e la moglie Caterina Aste di Carlo 503 Repetto Giacomo di Sebastiano e di Rosa Castello 504 – 505 Repetto GioBatta di Sebastiano e la moglie Maria Rossino (P) di Ignazio 506 Repetto Lorenzo di GioBatta 507 – 508 Repetto Sebastiano di Giacomo e la moglie Anna Tagliafico di GioBatta 509 – 510 Repetto Sebastiano di Sebastiano e la moglie Grazia Napoli di Agostino 511 – 512 Repetto Sebastiano (P) di Lorenzo e la moglie Nicoletta Rombi (P) di Nicola 513 Rivano Alberto (ultrasessantenne) fu Nicola 514 – 517 Rivano Ambrogio di Giovanni, la moglie M. Angela Marocco, il figlio Gioachino

e la cognata Barbara 518 Rivano Ambrogio di Giovanni e Maria Rombi 519 – 520 Rivano Ambrogio (P) di Nicola e la moglie Nicoletta Conte (P) di Lorenzo 521 – 522 Rivano Antonio di Nicola e la moglie Maria Boccone di Nicola 523 – 526 Rivano Antonio di Giacomo, la moglie Caterina Napoli di Francesco e le figlie

Nicoletta e M. Grazia 527 – 531 Rivano Bartolomeo di Nicola, la moglie Caterina Leone di Giuseppe, la madre

Maddalena D'Accorso fu Giovanni e le sorelle Maria e Rita 532 – 536 Rivano Bartolomeo di Nicola e Maddalena Luxoro, la moglie Anna Maria

Rosso di Giovanni, i figli Pietro e Rosolea e la sorella Benedetta 537 – 538 Rivano Giovanni di Giacomo e la moglie Caterina Vittoria Ferraro di stefano

Tabarkinis JM/GG – Février 2006 78

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Page 174 539 – 540 Rivano Giuseppe di Nicola e la moglie Maddalena Parodo di Ambrogio 541 – 542 Rivano Salvatore di Benedetto e la moglie M. Grazia Granara di Gerolamo 543 – 544 Rombi Alessandro (P) di Nicola e la moglie Maddalena Vacca (P) di Stefano 545 Rombi Bartolomeo di Giuseppe Giorgio 546 Rombi Caterina di Pietro e di Elisabetta Alimonda 547 – 548 Rombi Nicola (P) di Giorgio e la moglie Caterina Ferraro di Nicola 549 – 550 Rombi Pietro di Nicola e la moglie Paola Penco di Bartolomeo 551 – 553 Rombi Rocco [u Giuseppe, la moglie Rosa Ferraro di Giorgio e la [iglia

Francesca 554 – 555 Rossino Caterina e Vittoria - soreIIe - di Ignazio 556 Rossino GioBatta di Nicola 557 – 559 Rossino Giuseppe di Gerolamo, la moglie Agostina Parodo di Giuseppe e il

figlioletto Battista 560 – 564 Rosso Antioco di Vincenzo, la moglie M. Grazia Ferraro di Antonio e i figli

Bartolomeo, Francesco e M. Chiara 565 – 566 Rosso Antonio e la moglie Maddalena Borghero (non meglio identificati) 567 Rosso Barbara (ultrasessantenne) fu Pietro (ved. di Simone Masnata) 568 – 569 Rosso Bartolomeo di Antonio e la moglie Anna Bevilacqua di Francesco 570 – 573 Rosso Bartolomeo (P) di Giuseppe e la moglie Caterina Opisso (P) di Nicola e

i figli GioBatta e Maddalena 574 Rosso Francesca (ultrasessantenne) fu Bartolomeo (ved. di Stefano Vacca) 575 – 576 Rosso Gaetano (P) di Nicola e la moglie M. Grazia Masnata (P) di Tomaso 577 – 580 Rosso GioBatta di Giuliano, la moglie Agostina Zuddas di Ignazio e la figlia

Caterina e la soreIIa Marianna 581 – 582 Rosso GioBatta (P) di Antonio e la moglie Anna Maria Parodo di Nicola 583 – 584 Rosso GioAntonio (P) di Nicola e la moglie Maria Repetto di Giacomo 585 Rosso Maria (non meglio identificata) 586 Rosso M. Francesca di Bart. e Anna Sofia Cappai 587 – 588 Rosso Giuseppe-di Giuseppe e la moglie Anna Giera di Sebastiano 589 – 590 Rosso Nicola di Pietro e la moglie Anna Giera di Agostino 591 – 592 Rosso Rosa e Teresa soreIIe di Pietro e A. Maria Zuddas 593 – 594 Sanna Salvatore e sua moglie Anna Page 175 595 – 599 Segni Agostino, la moglie Agata Traverso di Benedetto la figlioletta M. Angela,

il padre Gerolamo e la sorella Vittoria 600 Segni Antonio di Nicola e A. Maria Chiappe 601 – 603 Segni Giacomo Eu GioBatta, la moglie Maddalena Armeni di Emanuele e il

figlio Angelo 604 – 605 Segni M. Vittoria e Teresa, sorelle di Benedetto e Caterina Ferraro 606 Segni don Nicolà, detto "u Prevln", di Angelo e Nicoletta Gaza, schiavo

volontario 607 – 608 Serra Andrea e sua moglie Maria 609 – 610 Tagliafico Carlo di Giobatta e la moglie Maddalena Pittaluga di Giuseppe 611 – 612 Tagliavacca Domenico (P) e la moglie Caterina Buzzo di Alberto Tassarella

Maria 614 – 615 Tortorici Antonio (P) di Giuseppe e la moglie Caterina Saliu (P) 616 – 617 Travi Salvatore e la moglie Anna Maria Traversa di Francesco 618 – 619 Vacca Francesco di Bartolomeo e la moglie Maria Parodo di Benedetto 620 – 624 Vacca Nicola (P) di Costantino, la moglie Paola Buzzo di Giuseppe e le figlie

A. Maria, M. Francesca e Rosalia 625 – 626 Vignola Benedetto di Paolo e la moglie Caterina Ferraro di Nicola

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627 – 630 Zenino GioBatta (P) di Giuseppe, la moglie Apollonia Rosso di Antonio e i figli Giuseppe e Paola.

Il nominativo degli schiavi certi è desunto da un elenco incompleto di "liberti" - 210 - rinvenuto all' Archivio di Stato di Cagliari, e dai documenti ufficiali trovati nell'Archivio della parrocchia "S. Croce" di Tunisi (nascite, morti, matrimoni, testimonianze, padrini, ecc.), per un totale di 509. Quello dei probabili da deduzioni sulle cadenze demografiche, sulle presenze dei figli minori, dei coniuge, ecc., per un totale di 121. I rimanenti 180 (a non voler contare quelli fatti liberare in anticipo dall’amm. Lessige) devono ricercarsi tra i figli non elencati di genitori schiavi, con un centinaio di assolutamente irreperibili.

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 80

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Les Tabarquinos à la Nueva Tabarca

Josyanne MASSA Les listes suivantes combinent les informations données dans :

la revue du GAMT n°83 du 3ème trimestre 2003, l’annexe 4 de l’ouvrage de G. VALLEBONA, d’autres relevés de Josyanne

Les dates et lieux des naissances sont indiqués dans les colonnes de gauche. Tous les décès ont eu lieu à Nueva Tabarca Remarques :

La numérotation N est extraite de l appendice 4 du livre de VALLEBONA. Elle est différente de celle du GAMT.

Rachat par le Roi d’Espagne de 311 esclaves le 8 décembre 1768 au prix de 1.200 pesetas par esclave

Installation à Nueva Tabarca en 1770

N noms prenoms qte mentions J M A lieu

1 riverola juan baptista 1 pretre 15 7 1699 chiavarri1 Leone giovani 5 governatore dell' isola 5 2 1696 tabarka1 Leone ursola nee Luchora sa femme 25 5 1704 tabarka1 Leone angela sa fille 25 5 1731 tabarka1 Leone brigida sa fille 2 4 1735 tabarka1 Leone pasqual son fils 8 12 1737 tabarka2 Sales guiseppe 4 (vicegoverna tore dell' isola) 12 5 1713 tabarka

2 Sales paula nee mendrise sa femme 24 3 1711 genes2 Sales blanca sa fille 8 3 1712 genes2 Sales francisca sa fille 27 9 1711 genes2 Sales juana sa fille 24 7 1710 genes3 Sales maddalena 8 ecrit sally 16 4 1729 tabarka3 Sales angela 4 7 1751 tunis3 Sales nicole 4 3 1735 tunis3 Sales augusto 2 8 1752 tunis3 Sales madeleine 4 5 1758 algerie3 Sales marie 5 10 1762 algerie3 Sales joseph 14 2 1768 algerie3 Sales saly innocencia 6 6 1706 tabarka3 Sales juana 28 2 1726 tabarka4 Utrera filippo 3 d ajaccio 6 8 1722 ajacio

4 Utrera caterina nee ferrandi sa femme 4 5 1731 tabarka4 Utrera magdelena 8 4 1757 algerie5 Ferrandi angela maria 4 2 7 1721 tabarka5 Ferrandi luis 27 8 1759 algerie5 Ferrandi auguste 24 5 1761 algerie5 Ferrandi antoine 3 7 1767 algerie

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 81

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6 Armeni benedettabarka 2 att ecrit achena? 20 7 1736 tabarka6 Armeni marie 13 3 1755 tunis7 Colombo guiseppe 5 13 3 1716 tabarka

7 Colombo pelegrina nee Belanda 9 5 1726 tabarka7 Colombo cathalina 25 11 1754 tunis

7 Colombo maddalena nee capriata 16 8 1736 tunis7 Colombo benedicta 24 12 1755 tunis8 Buzzo stefano 2 att ecrit buzo estevan 26 1 1736 tabarka

8 Buzzo cathalina nee capriata sa femme 16 8 1736 tabarka9 Ferrando bartolomeo 2 24 8 1701 tabarka9 opiso petronille sa femme? 29 7 1714 tabarka10 Pittaluga nicola 3 6 12 1731 tabarka10 Pittaluga paulo nee capriata 26 7 1739 tabarka10 Pittaluga magdelena 22 8 1762 algerie11 Capriata francesca 2 4 10 1716 tabarka11 Capriata joseph 8 3 1746 tunis12 Rosso guiseppe 5 att ecrit ruso 20 3 1731 tabarka12 Rosso maria nee Rumba epouse att ROMBI ?? 15 8 1737 tabarka12 Rosso juana baptistabarka fille 24 8 1755 tunis12 Rosso angela fille 2 7 1753 tunis12 Rosso bartolome fils 24 8 1754 algerie13 Luxoro lorenzo 5 ecrit luchora 10 8 1734 tabarka13 Luxoro cathalina 19 9 1750 tunis13 Luxoro rhereza 1 11 1754 tunis13 Luxoro maria 15 4 1755 tunis13 Luxoro nicolas 25 10 1761 algerie14 Celle lelia 3 ecrit cele vv ferrera 9 1711 tabarka14 Celle nicola ferrera? 25 8 1731 tabarka14 Celle joseph ferrera? 17 3 1739 tabarka15 Rosso bernado 3 att ecrit RUSO 14 6 1716 tabarka

15 Rosso magdelena nee ferrara epouse 22 7 1736 tabarka15 Rosso joseph fils 19 3 1760 algerie16 Marcenaro andrea 2 ?? ?16 Marcenaro paula ? ?17 Morino guiseppe 3 (genovese, sposato a tabarka) 17 1 1703 genes

17 Morino geronima nee luchara epouse 14 8 1723 tabarka17 Morino theresa fille 15 3 1753 tunis18 Jacopino emmanule 5 (di Bastia, sposato a tabarka) 25 12 1726 bastia

18 Jacopino magdelena nee luchara 2 8 1727 tabarka18 Jacopino maria 25 3 1753 tunis18 Jacopino alexandrina 5 3 1763 algerie18 Jacopino paula 29 6 1735 tabarka19 Noli gio batta 5 juan bauptista ? ?

19 Noli magdelena nee sevasco 4 10 1735 tabarka

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 82

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19 Noli lorenzo 10 8 1751 tunis19 Noli nicolas 6 12 1758 algerie19 Noli antonio 3 6 1763 algerie? Buzzo gio batta 3 ? Buzzo ? Buzzo 20 moinare rosalia 4 8 1707 tabarka20 moinare maria 25 6 1731 tabarka20 moinare juan baptista 25 6 1727 tabarka21 Pellerano anastasia 3 31 12 1711 tabarka21 Pellerano maria 15 7 1738 tabarka21 damiele joseph 18 3 1756 tunis22 Borghero luca 7 le grand pere ?? 14 3 1684 tabarka22 Borghero andrea att ecrit burguero 8 4 1725

22 Borghero benedicta nee Rombi epouse d andrea 27 9 1725 tabarka22 Borghero angela fille 5 5 1754 tunis22 Borghero nicola fils 16 5 1760 algerie22 Borghero magdelena fille 4 2 1764 algerie22 Borghero cathalina fille 16 12 1766 algerie23 Prefumo giacomo 2 25 7 1725 tabarka23 Prefumo joseph 26 4 1757 algerie24 Borghero franco 7 ecrit burgero 4 10 1722 tabarka24 Borghero lucia nee leoni epouse 6 9 1729 tabarka24 Borghero lucas fils 14 10 1750 tunis24 Borghero constantino fils 22 11 1757 algerie24 Borghero antonio fils 3 7 1759 algerie24 Borghero pedro fils 9 7 1762 algerie24 Borghero salvador fils 25 12 1764 algerie25 Luxora guiseppe 7 6 5 1733 tabarka

25 Luxora ana maria ne chipolina 28 2 1734 tabarka25 Luxora maria 6 2 1756 algerie25 Luxora martin 5 4 1758 algerie25 Luxora maria rosa 26 10 1763 algerie25 Luxora bartholome 26 10 1763 algerie25 luchoro francesco 4 10 1737 tabarka26 Buzzo bartolomeo 3 ecrit buzo 24 8 1702 tabarka26 Buzzo nicola 6 11 1738 tabarka26 Buzzo augustin 25 8 1747 tunis27 Rosso gio batta 5 att ecrit ruso 24 6 1716 tabarka

27 Rosso angela nee pelerana epouse 2 7 1735 tabarka27 Rosso bartolome fils 14 4 1751 tunis27 Rosso antonio fils 14 2 1754 tunis27 Rosso cathalina fille 31 5 1756 algerie28 Montecatini guiseppe maria 9 di Bastia, sposato a tabarka 8 3 1716 bastia28 Montecatini benedista nee achena 6 11 1726 tabarka28 Montecatini salvador 8 3 1750 tunis28 Montecatini maria 8 5 1752 tunis28 Montecatini rosales 17 1 1759 algerie

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 83

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28 Montecatini roque 16 8 1762 algerie28 Montecatini maria 28 5 1764 algerie28 Montecatini francisco 4 5 1757 algerie28 Montecatini pedro 25 1 1767 algerie29 Buzzo margherita 5 ? ? ? tabarka29 Buzzo maria 21 5 1729 tabarka29 Buzzo maria gracia 8 2 1754 algerie29 Buzzo bartolome 24 8 1760 algerie29 Buzzo augustin 6 1 1762 algerie29 Buzzo nicola 6 10 1767 algerie30 Millelire pietro 5 di Bonifacio, sposato a tabarka 29 6 1721 bonifacio

30 Millelire blanca nee cherra 2 3 1735 tabarka30 Millelire magdelena 3 8 1762 algerie30 Millelire celestina 11 9 1766 algerie30 cherra augustin pere de l epouse ? 24 8 1719 tabarka31 Borghero pietro 3 25 1 1719 tabarka31 Borghero geronima ?? tunis31 Borghero peregrina 14 6 1750 tunis32 Luxora francesco 3 ecrit luchoro 4 10 1711 tabarka

32 Luxora cathalino nee perfumo 28 10 1727 tabarka32 Luxora brigida 8 1 1750 tunis32 Luxora francisca 8 1 1750 tunis32 Luxora pasquale 1 11 1763 tunis33 Camugino francesco 5 att ecrit carrosino 7 2 1714 tabarka33 Camugino maria nee ruso att nee rosso 4 1 1724 genes33 Camugino christina 20 4 1751 tunis33 Camugino cayetano 9 4 1752 tunis33 Camugino maria ysabel 19 11 1753 tunis34 Rosso guiseppe 2 di carrosino ?? 18 3 1728 tabarka34 Rosso cathalina nee borghero epouse 25 11 1746 tunis35 Capriata bartolomeo 6 24 8 1721 tabarka35 Capriata magdelena nee rumba nee rombi! ? ? ? ?35 Capriata antonio 20 2 1753 tunis35 Capriata juan baptista 22 1 1760 algerie35 Capriata marguerita 6 7 1766 algerie36 Borghero guiseppe 3 19 3 1719 tabarka36 Borghero maria nee belanda 25 8 1720 tabarka36 Borghero augustin 8 12 1755 tunis37 Buzzo pietro 5 decede dcd 37 Buzzo anna maria nee borghero 26 6 1736 tabarka37 Buzzo catarina ? ?37 Buzzo theodora ? ?37 Buzzo paula ? ?38 Leone camillo 3 att ecrit leoni 30 11 1723 tabarka38 Leone agueda nee gandolfo 6 9 1730 tabarka38 Leone antonio 8 12 1752 tunis39 Prefumo angela 2 2 8 1711 tabarka39 Prefumo juan baptista 24 6 1729 tabarka40 Leone antonio 7 att ecrit leoni 6 5 1681 tabarka40 Leone catarina nee romba att nee rombi 14 5 1706 tabarka

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40 Leone joseph 19 2 1738 tabarka40 Leone benedicta x marcenario epouse marcenario ? 8 5 1729 tabarka40 Leone augustin 30 11 1725 tunis40 Leone rosalia 2 3 1757 tunis40 Leone ana ? ?40 Leone maria 8 6 1767 algerie41 Valacca bernardo 3 att ecrit balaca 11 11 1721 tabarka41 Valacca magdelena nee perfuma 22 4 1728 tabarka41 Valacca magdelena nee ? balacca ou epouse balaca ? 2 2 1711 tabarka42 Colombo maria 5 8 12 1711 tabarka42 Colombo augustin erreur certaine nee a tunis 25 8 1751 tabarka 42 Colombo benedicta 14 9 1738 tabarka42 Colombo catalina 4 5 1740 tabarka42 biso nicola 16 4 1744 tunis43 Colombo vincenzo 2 7 9 1736 tabarka43 Colombo ana maria nee buzo 8 12 1738 tabarka44 Ferraro simone 3 29 11 1706 tabarka44 Ferraro francisca nee achena 4 10 1716 genes44 Ferraro guillermo 11 10 1744 tunis45 Rosso pasquale 7 26 1 1714 tabarka45 Rosso augustina nee rumba epouse nee rombi? 24 8 1725 tabarka45 Rosso magdelena 22 9 1749 tunis45 Rosso benedicta 22 8 1752 tunis45 Rosso simon 29 10 1755 tunis45 Rosso salvador 6 7 1765 algerie45 Rosso camilla ??? 46 Luxoro emanuele 4 ecrit luchoro 25 12 1703 tabarka46 Luxoro monica nee sevasco 15 4 1720 tabarka46 Luxoro cathalina 5 11 1749 tunis46 Luxoro brigida 4 2 1751 tunis47 Pittaluga nicola 4 6 10 1723 tabarka47 Pittaluga clara nee rochena 23 2 1720 tabarka47 Pittaluga maria 1 2 1752 tunis47 Pittaluga gracia 21 8 1755 tunis48 Colombo nicola 1 11 1742 tunis48 Colombo lorenza nee pitaluga 10 8 1747 tunis49 Parodi filippo 4 27 11 1714 tabarka49 Parodi lorenza nee pitaluga 10 8 1747 tunis49 Parodi pasquale 7 1 1745 tunis49 Parodi magdelena 7 4 1755 tunis50 Rosso francesco 3 att ecrit ruso 6 1 1695 tabarka50 Rosso maria nee lichora epouse ? 22 2 1711 tabarka50 Rosso barbara 15 3 1741 tabarka51 Crestadoro guiseppe 4 di Genova, sposato a tabarka 9 3 1720 genes51 Crestadoro magdelena nee olivera 22 2 1711 tabarka51 Crestadoro pedro 6 4 1764 algerie51 Crestadoro antonio 6 3 1766 algerie52 Ferrando francisco maria 6 4 10 1706 catra ??52 Ferrando maria nee olivera 26 9 1727 tabarka

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 85

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52 Ferrando angela maria 9 3 1754 tunis52 Ferrando ana 22 11 1759 algerie52 Ferrando juan 14 1 1762 algerie52 Ferrando magdelena 14 1 1762 algerie53 Rosso nicolasa 2 1711 tabarka53 Rosso salvador 5 12 1751 tunis54 Ferraro agostino 2 att ecrit ferrara 1 1 1720 tabarka54 Ferraro joseph 19 3 1747 tunis55 Sarti leone 4 di Livorno, sposato a tabarka 4 3 1723 livorno55 Sarti rosa nee rochero 8 3 1735 tabarka55 Sarti maria 8 12 1752 tunis55 Sarti teresa 15 8 1756 constabarkantine56 Rivano agostino 2 att ecrit rivera 25 10 1734 tabarka56 Rivano celestina nee ruso att rosso ? ?57 Perfumo antonio 3 25 10 1739 tabarka57 Perfumo magdelena nee rivera 14 3 1746 tunis57 rivera maria doit etre la mere de magd 15 8 1704 tabarka58 Buzzo anna maria 3 26 7 1725 tabarka58 Buzzo juan baptista 24 6 1753 tunis58 Buzzo maria rosa 6 9 1768 algerie59 Monaire francesco 4 att ecrit moinare ? ?59 Monaire patonilla nee casteli ? ?59 cereceto pedro 29 6 1738 tabarka59 cereceto bernardo 21 8 1727 tabarka60 Rosso nicola 7 att ecrit ruso ??? 60 Rosso peregrina nee balaca att nee valacca le v = b en espagnol 2 8 1730 tabarka60 Rosso juan baptista 22 8 1740 tabarka60 Rosso manuel 6 2 1747 tunis60 Rosso nicola 19 3 1752 tunis60 Rosso magdelena 21 9 1761 algerie61 Colombo gio batta 2 24 6 1721 tabarka61 Colombo magdelena nee borghero ecrit burghero 22 8 1738 tabarka62 Valacca francesco 6 att ecrit balaca 4 10 1727 tabarka62 Valacca geronima nee capriata 6 2 1734 tabarka62 Valacca theresa 22 1 1755 algerie62 Valacca anna maria teresa 6 3 1760 algerie62 Valacca juana 23 12 1761 algerie62 Valacca benedicta 14 1 1766 algerie63 Grosso andrea 3 25 8 1721 tabarka63 Grosso angela maria nee leoni 2 8 1705 tabarka63 Grosso magdelena 25 8 1754 tunis64 «Belando» gerolamo 4 dit jayme 8 3 1721 tabarka64 «Belando» maria nee grosso 12 10 1726 tabarka64 «Belando» magdelena 3 12 1748 tunis64 «Belando» ana 24 9 1763 algerie65 Damele maddalena 3 ecrit damiele 3 12 1748 tabarka65 Damele ana 24 9 1763 tunis65 Damele benedicta 22 3 1753 tunis66 Marcenaro lorenzo 4 18 8 1715 genes

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66 Marcenaro geronimo 12 8 1755 tunis66 Marcenaro maddelena 22 8 1755 tunis66 Marcenaro bernardo 6 9 1758 algerie67 Giera maddalena 3 ecrit guiera 21 12 1706 tabarka67 Giera francisco 27 12 1733 tabarka67 Giera nicola 6 11 1739 tabarka68 Luxoro angela 5 ecrit luchora 2 7 1728 tabarka68 Luxoro andres 29 11 1749 tunis68 Luxoro pasquale 18 5 1751 tunis68 Luxoro ana maria 26 6 1753 tunis68 Luxoro catalina 25 11 1754 tunis 269 Oltre le 68 famiglie elencate, furono riscatta successivamente:

69 Pellerano brigida 1 9 2 1712 tabarka70 olivero nicolas 1 5 5 1723 tabarka71 olivero joseph 1 16 6 1736 tabarka72 olivero andres 1 23 3 1703 tabarka73 Due antonio 1 di albenga 14 9 1703 albe74 Grosso gio batta 1 di ses tri ? 8 2 1711 sestre75 Rivano francesco 1 4 7 1709 tabarka76 Cereceto domenico 1 di genova 7 4 1739 genes77 Villa, alessando 1 5 4 1737 tabarka78 Parodi gio batta 1 i due GioBatta Parodi di Genova, 24 6 1714 genes79 Parodi gio batta 1 4 1 1721 genes80 Rosso, bartolomeo 1 ecrit ruso 5 4 1707 tabarka81 Ageno, gerolamo 1 ecrit acheno jaime 25 7 1731 tabarka82 Fabiani, juan baptisa 1 7 8 1708 genes83 Compiano, benedetto 1 famille de robert compiano 4 11 1736 tabarka84 CipoIlina, paolo 1 ecrit chipolini 29 7 1738 tabarka85 Leone, nicola 1 8 5 1739 tabarka86 Traverso, giorgio 1 ecrit taverso 23 4 1732 tabarka87 VassaIlo, pietro 1 ecrit basalo 29 7 1719 tabarka88 Cantabarkagal nicola 1 ecrit contabarkagalo 9 4 1739 tabarka89 «tunisboni», nicola 1 tunisboni 7 1 1718 genes90 timoni nicola 1 6 12 1712 tabarka91 Leone, stefano 1 estevan 27 12 1732 tabarka92 Rosso, nicola 1 e Simone Pomata (tunistti di tabarka), 18 5 1718 tabarka93 pomata simone 1 18 12 1733 tabarka94 Repetto gerolamo 1 di Polcevera, 25 7 1725 pont ?95 «Carrucho» geronimo 1 di albenga ecrit garrucho 14 3 1707 albe96 Oregio di Pra, guiseppe 1 tunistti di Genova. 19 3 1718 genes97 Parodi, gaetano 1 ecrit perodi gaetano 11 8 1714 genes98 tunisbino, antonio 1 7 1 1718 genes99 Bruzzone, angelo 1 genes 2 7 1716

100 Buzzo, antonio 1 genesbruzo 3 6 1709 101 Parodi. antonio 1 17 1 1722 genes

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Sites Internet

En italien

Sites trouvés grâce à Google http://www.lemanieditore.com/le_mani_on_line/liguria/liguria%20d'oltremare/isole_tabarchine.htmhttp://www.pegli.com/sto_colo.htmlhttp://www.isoladisanpietro.org/curiosita/storiche.htmhttp://www.pegli.com http://www.carloforte.com/Guida_turistica/STORIA.HTM http://www.terra.es/personal/vtin99/situa.htmhttp://www.isoladisanpietro.org/curiosita/storiche.htm

En espagnol

Sites trouvés grâce à Google http://www.casadellibro.com/fichas/fichabiblioin/0,1511,2900000896361,00.htmlhttp://www.ua.es/dossierprensa/2000/04/09/8.html

En français

BMS de Tunisie de Ludovic DEBONO http://debono.club.fr/mariagestunisie/baptemes.htmlhttp://debono.club.fr/mariagestunisie/listing.htmlhttp://debono.club.fr/mariagestunisie/sepultures.html

Sites Amis sur Tabarca, Tabarkinis http://bone.piednoir.net/titre_rubrique/genealogie/rapatries_tabarca.htmlhttp://www.bartolini.fr/bone/titre_rubrique/genealogie/esclaves_tabarca.htmlhttp://www.piedsnoirs-aujourdhui.com/fran_afr01.htmlhttp://bone.piednoir.net/

Page de Josyanne MASSA - Relevès Eglise Sainte-Croix et autres http://membres.lycos.fr/suzegranger/Tunportail.html

Sites Amis sur l’Algérie et la Tunisie

http://membres.lycos.fr/suzegranger/http://www.profburp.com/http://www.lagoulette.net/francais.htmlhttp://massicault.free.fr/

Sites généralistes et Listes de discussion http://www.geneagm.org/index.htmhttp://www.genom-online.com/http://www.genealogie-gamt.org/index2.asphttp://fr.groups.yahoo.com/group/anciens-tunisie/ [email protected]@yahoogroupes.fr

Tabarkinis JM/GG – Janvier 2006 88