alan watts - una via di liberazione (tao e zen)

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 1 Una via di liberazione di A. Watts Sommario Una via di liberazione ...................................................................... 1 1) La via di liberazione del buddismo Zen ....................................................... 2 L’esperienza dell’unità ........................................................................................................ 2  Il conflitto ........................................................................................................................... 2 La liberazione dal conflitto attraverso la resa .................................................................... 3 La spontaneità .................................................................................................................... 5 L’ignoto (o il vuoto) ............................................................................................................ 6  Il Bodhisattva.......................................................................................................................7  2) Sopravvivenza e gioco .................................................................................. 9  Spazio e silenzio.................................................................................................................. 9 Il gioco della vita ................................................................................................................10 La realtà ............................................................................................................................. 11 3) La portata del pensiero orientale ............................................................... 14 Modello ceramico dell’Universo ........................................................................................14  Lila, il gioco divino ............................................................................................................ 15 L’illusione dell’io ................................................................................................................16  4) Sospendere il giudizio ................................................................................ 18 È impossibile migliorarsi .................................................................................................. 20 Togliersi di mezzo .............................................................................................................. 21 6) La pratica della meditazione...................................................................... 23  

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Alan Watts - Una via Di Liberazione (Tao e Zen)

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    Una via di liberazione di A. Watts

    Sommario

    Una via di liberazione ...................................................................... 1 1) La via di liberazione del buddismo Zen ....................................................... 2

    Lesperienza dellunit ........................................................................................................ 2 Il conflitto ........................................................................................................................... 2 La liberazione dal conflitto attraverso la resa .................................................................... 3 La spontaneit .................................................................................................................... 5 Lignoto (o il vuoto) ............................................................................................................ 6 Il Bodhisattva .......................................................................................................................7

    2) Sopravvivenza e gioco .................................................................................. 9 Spazio e silenzio .................................................................................................................. 9 Il gioco della vita ................................................................................................................10 La realt ............................................................................................................................. 11

    3) La portata del pensiero orientale ............................................................... 14 Modello ceramico dellUniverso ........................................................................................ 14 Lila, il gioco divino ............................................................................................................ 15 Lillusione dellio ................................................................................................................ 16

    4) Sospendere il giudizio ................................................................................ 18 impossibile migliorarsi .................................................................................................. 20 Togliersi di mezzo .............................................................................................................. 21

    6) La pratica della meditazione ...................................................................... 23

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    1) La via di liberazione del buddismo Zen Il conflitto tra lio e lambiente esterno

    La parola non pu esprimere che un frammento infinitesimale della

    conoscenza umana, dato che quanto possiamo pensare e dire sempre incommensurabil-mente minore di ci che sperimentiamo.

    Le parole hanno significato, ma la Vita significato Ci sono delle esperienze che non possibile descrivere attraverso il linguaggio.

    Le parole rappresentano semplici concetti, contengono un significato, ma la vita significato. Come possono le parole descrivere il mistero della nostra esistenza? Possiamo pensare alla vita? Quando si vuole descrivere la realt del mondo che ci circonda ci troviamo in grosse difficolt. Nessuna esperienza pu essere descritta attraverso il linguaggio verbale.

    Lesperienza dellunit Lidea che lapparente molteplicit dei fatti, delle cose e degli eventi sia in realt

    Uno, o, pi correttamente, sia oltre la dualit, una convinzione di tutto lOriente. Questa idea non una speculazione filosofica, ma proviene dalla reale esperienza dellunit, descrivibile anche come la sensazione che tutto quanto accade o pu accadere cos positivamente giusto e naturale da poter addirittura essere chiamato divino.

    Uno tutto; Tutto uno. Se solo questo possibile, Perch angustiarsi per la propria imperfezione?

    Il conflitto Si pu ritenere che il punto di partenza sia la normale sensazione che ha

    lindividuo di un conflitto fra s e lambiente circostante, fra i suoi desideri e le dure realt della vita, fra il suo volere e le volont discordanti degli altri. Il normale desiderio delluomo di sostituire a questo senso di conflitto un senso di armonia si riflette nelleterna preoccupazione dei filosofi di comprendere la natura in termini di unit nelleterna insoddisfazione della mente umana rispetto al dualismo.

    Questo un punto di partenza alquanto insoddisfacente.

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    Entriamo quindi nel problema della liberazione dal conflitto, dalla dualit, da quello che il buddismo chiama il samsara o il circolo vizioso della nascita-morte.

    La liberazione dal conflitto attraverso la resa La liberazione dal conflitto della dualit non richiede nessuno sforzo per

    cambiare nulla. Basta comprendere che ogni esperienza identica allUno, la natura di Buddha, o il Tao, e il problema semplicemente svanisce.

    Lasciamo la mente libera di pensare ci che vuole. La risposta quella di lasciare che la propria mente risponda alle circostanze

    secondo come sente, senza entrare in conflitto con la sensazione del caldo in estate e del freddo dinverno, e va aggiunto senza entrare in conflitto con la sensazione che vi sia una sensazione con cui entrare in conflitto! Il che equivale a dire che il modo in cui si sente veramente il giusto modo di sentire, e che il conflitto di fondo tra noi stessi e la vita si deve al fatto che noi cerchiamo di cambiare o di respingere la sensazione del momento. Insieme, questo stesso desiderio di sentire in maniera diversa pu essere lemozione del momento che non deve essere cambiata.

    Tutto ci che accade in s perfettamente giusto e naturale Se tutte le cose sono lUno, anche il mio senso di conflitto di fronte alla dualit

    lUno, cos come Io e la mia obiezione a questo sentimento. Se tutto ci che accade in s perfettamente giusto e naturale, ecco che anche lerrore e linnaturale lo sono. Se io devo semplicemente lasciar accadere le cose, che succede se una di queste cose proprio il mio desiderio di interferire nel corso delle cose? E infine, se la radice del conflitto nella mancanza di autocomprensione, come posso comprendere il me che sta cercando di comprendersi?

    In breve, lorigine del problema nella domanda. Se non poni la domanda, il problema non sorge. In altre parole, il problema di come sfuggire al conflitto rappresenta lo stesso conflitto da cui si cerca di sfuggire.

    Ci sta solo a significare che la condizione umana senza scampo ma, ci

    nondimeno, tutti questi giri mentali sembrano portarci a due precise conclusioni: 1) La prima che, se non cerchiamo di aiutarci, non ci renderemo mai conto di

    quanto siamo impotenti. Soltanto ponendoci domande allinfinito potremo cominciare a renderci conto dei limiti e quindi della stessa costituzione della mente umana.

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    2) La seconda che, quando finalmente ci rendiamo conto degli abissi della nostra impotenza, attingiamo la pace. Ci siamo dati per sconfitti, che ci che sintende quando si parla di abbandono di s, di autorinuncia o di resa totale.

    Quando diventa chiaro al di l di ogni possibile dubbio che il prurito non pu

    essere grattato, ecco che cessa da solo. Quando si arriva a comprendere che il nostro desiderio di fondo un circolo vizioso, spontaneamente il circolo si ferma. Ma accade solo quando diventato totalmente chiaro e certo non c modo di farlo fermare.

    Con il mio s normale ridotto a nientaltro che uno sforzo del tutto inutile,

    allimprovviso mi rendo conto che tutto questo la mia concreta attivit che lattivit del mio io stata sostituita dalla piena attivit della vita in maniera tale che i confini fra me stesso e tutto il resto sono completamente spariti.

    Tutti gli eventi possibili, dal sollevarsi della mia mano al cinguettio di un uccello fuori della finestra, sono visti accadere schizen1 da soli o in maniera automatica, intendendo questo termine nel senso di spontaneo anzich di meccanico.

    Le montagne azzurre sono montagne azzurre di per s; le bianche nubi sono nubi bianche di per s.2

    E il sollevarsi di una mano, il pensarsi di un pensiero, o il maturare di una

    decisione avvengono nella stessa esatta maniera. Diventa chiaro che questo, in realt, il modo in cui le cose sono sempre avvenute, e che quindi tutti i miei sforzi per incitarmi o controllarmi sono stati privi di valore, avendo avuto il solo senso di dimostrare che questo non si pu fare.

    Liberarsi dalla sensazione di essere distinti dal mondo e in costante lotta con la vita linizio della salvezza.

    Durante tutto il corso della vita la maggior parte delle persone sembra sentire pi o meno costantemente la rigida distinzione fra il proprio io e lambiente esterno. Liberarsi da questa sensazione come uscire da una malattia cronica, ed seguito da un senso di leggerezza e di benessere paragonabili allessere alleviati del peso di un gigantesco calco di gesso.

    Naturalmente il senso immediato di euforia e di estasi tende a spegnersi nel

    corso del tempo, ma lassenza permanente della rigida separazione ego-ambiente entra a far parte, come cambiamento significativo, della struttura della nostra

    1 In cinese, tzu-jan (spontaneit o naturalezza) 2 Zenrin Kushu.

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    esperienza. Che lestasi pian piano si attenui non di alcuna importanza in quanto scompare quella brama istintiva dellestasi che in precedenza esisteva come compensazione alla cronica frustrazione del vivere in un circolo vizioso.

    Consapevoli del respiro. In certa misura, la rigida distinzione fra lio e lambiente equivale a quella tra la

    mente e il corpo, o fra i sistemi nervosi volontario e involontario. Questa la ragione per cui lo Zen presta tanta attenzione alla respirazione, al controllo del respiro, dato che in questa funzione organica che si pu vedere meglio

    lidentit essenziale dellazione volontaria e involontaria. Noi non possiamo non respirare, eppure sembra che il respiro dipenda dal

    nostro controllo; respiriamo e insieme siamo respirati. Questo perch io voglio e decido involontariamente.

    Quando si arriva a comprendere che le distinzioni io-ambiente e volontario-

    involontario sono distinzioni convenzionali, e valide solo allinterno di prospettive limitate e in qualche modo arbitrarie, ci si trova a sperimentare la realt in un modo a cui si attagliano perfettamente espressioni come

    lUno Tutto e Tutto Uno. Infatti questo essere Uno rappresenta la scomparsa di una precisa divisione, di

    un rigido dualismo. Ma non in nessun caso un essere ununica cosa come vuole un tipo di panteismo o monismo che afferma che tutte le cosiddette cose sono le forme illusorie di ununica materia omogenea. Lesperienza delluscita dal dualismo non va intesa come limprovvisa scomparsa di montagne e alberi, case e persone in una massa di luce uniforme o di vuoto trasparente.3

    La spontaneit La nostra vita consiste essenzialmente di azione, ma noi abbiamo il potere di

    controllare lazione con la riflessione. Troppa riflessione inibisce e paralizza lazione, ma dato che dallazione dipende la nostra stessa sopravvivenza, quanta riflessione necessaria? Lo Zen sembra privilegiare lazione sulla riflessione.

    3 Vi sono alcuni che simmaginano che la Liberazione sia lannientamento del mondo, sia come entrare in un

    vuoto dove non c pi lio. vero che non c pi lio separato, ma c lio di tutti; l il mondo Uno: il fiore, il filo derba, i vasti cieli, lalbero, ogni essere umano, tutto esiste in quel regno. Vorrei farvi capire che cercando di rendere le cose, che sono attorno a voi, pi belle, pi perfette, che raggiungerete la Liberazione, anche se dovrete essere, nello stesso tempo, staccati da esse. Come il profumo del fiore emana nellaria e lascia il fiore intatto, cos luomo liberato, che d nuova vita e rallegra tutti. (Krishnamurti)

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    Quando cammini, cammina. Quando ti siedi, siediti.

    Soprattutto, non restare nellincertezza. Ma anche la riflessione azione, e lo Zen pu dire, con pari diritto: Quando

    agisci, limitati ad agire. Quando pensi, limitati a pensare. Soprattutto, non restare nellincertezza. In altre parole se devi pensare o riflettere, semplicemente rifletti, ma non riflettere sul riflettere. E lo Zen ammette che anche la riflessione sulla riflessione sia azione, a patto che nel farla noi facciamo solo quello, e non seguiamo la tendenza a perderci nellinfinita regressione del voler sempre stare al di sopra o al di fuori del livello sul quale stiamo agendo.

    Lo Zen una liberazione dal dualismo azione-pensiero, Lo Zen anche una liberazione dal dualismo azione-pensiero, in quanto pensa

    e agisce con la stessa qualit di abbandono, di impegno e di fede. Per cui latteggiamento di mushin (assenza di mente) non assolutamente unesclusione antiintellettualistica del pensiero. invece azione su qualsiasi livello, sia fisico sia psichico, senza il tentativo di osservare e controllare nello stesso momento lazione dal di fuori.

    Lignoto (o il vuoto) In definitiva, ogni azione un salto nel buio. Lunica reale certezza che

    abbiamo rispetto al futuro quel quid sconosciuto chiamato morte, che si erge a simbolo finale del fatto che la vita non in nostro possesso. In altre parole, la vita umana fondata su un irriducibile elemento di ignoto e di incontrollato che lo shunya (Vuoto), del Buddismo, e il mushin o assenza di mente dello Zen.

    Ma lo Zen significa renderci conto che non poggiamo semplicemente su questo

    ignoto, n che ci galleggiamo sopra nella fragile barca del nostro corpo:

    renderci conto che questo ignoto siamo noi stessi. Con questi mezzi si scopre che la nostra natura individuale (svabhava) non-

    natura, che la nostra vera mente (shin) non-mente (mushin). Cos, nella misura in cui comprendiamo che la nostra stessa natura originaria sono lignoto e linconcepibile, questi non incombono su di noi come qualcosa di minaccioso. Non sono tanto labisso in cui stiamo cadendo quanto piuttosto la base su cui noi agiamo e viviamo, pensiamo e sentiamo.

    Lignoto e linconcepibile sono la nostra natura originaria. Inoltre, possiamo vedere come il linguaggio relativo allunit sia appropriato.

    Non c pi un preciso dualismo fra la riflessione e lazione. Pi importante

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    ancora, non c pi una separazione fra colui che conosce da un lato e ci che sconosciuto dallaltro. La riflessione azione, e colui che conosce ci che sconosciuto.

    Agisci come vuoi;comportati come senti, senza secondi pensieri. Questa lincomparabile Via. (Ekai)

    Noi dobbiamo agire e pensare, vivere e morire per una ragione che trascende la

    nostra conoscenza e il nostro controllo. Siamo quindi costretti a scegliere fra unaffannosa paralisi e un salto nellazione, incuranti delle ultime conseguenze. In parole povere, le nostre azioni possono essere, a seconda dei relativi criteri di giudizio, giuste o sbagliate.

    Qualunque cosa facciamo e qualunque cosa ci succeda in definitiva giusta

    Ma le nostre decisioni a questo livello superficiale devono essere sostenute

    dalla convinzione profonda che qualunque cosa facciamo e qualunque cosa ci succede in definitiva giusta che un modo per dire che dobbiamo accedervi senza riserve mentali, senza larrire pense del rimpianto, dellesitazione, del dubbio o dellautorecriminazione.

    Questo perch siamo noi stessi lo sconosciuto e lincontrollato. materialmente impossibile comprendere questo tipo di azione finch non si

    compreso che non ci sono altre alternative, fin quando non abbiamo compreso che siamo noi stessi lo sconosciuto e lincontrollato.

    Il Bodhisattva Questa comprensione solo il primo passo di un lungo cammino di ricerca.

    Bisogna infatti ricordare che lo Zen una forma di Buddismo Mahayana, in cui il Nirvana la liberazione dal circolo vizioso del Samsara non tanto la meta finale quanto linizio della vita del Bodhisattva. Linteresse del Bodhisattva upaya, lapplicazione di questa comprensione a ogni aspetto della vita per la liberazione di tutti gli esseri senzienti, che non sono solo gli uomini e gli animali, ma anche gli alberi, lerba e la terra stessa.

    Linteresse del risvegliato la liberazione di tutti gli esseri senzienti. Nello Zen, lidea del Samsara come processo di reincarnazione ciclica non va

    preso alla lettera, e allo stesso modo lo Zen attribuisce un significato tutto suo al

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    compito del Bodhidarma di liberare tutti gli esseri dal corso incessante di nascita e morte.

    In un certo senso, il ciclo di nascita e morte si svolge di momento in momento,

    e una persona pu dirsi immersa nel Samsara fin quando si identifica con un io che si prolunga attraverso il tempo. Si pu dire quindi che la vera disciplina dello Zen inizia solo nel momento in cui lindividuo ha del tutto cessato di migliorarsi.

    La persona che cerca di migliorarsi, di diventare qualcosa di pi di ci che ,

    incapace di azione creativa. Questo a noi sembra una contraddizione, dato che non abbiamo familiarit con

    lidea dello sforzo senza sforzo, della tensione senza conflitto, e della concentrazione senza fatica. La persona che cerca di migliorarsi, di diventare qualcosa di pi di ci che , incapace di azione creativa. Nelle parole di Rinzai: Se cerchi deliberatamente di diventare un Buddha, il tuo Buddha solo Samsara. O ancora: Se una persona cerca il Tao, quella persona perde il Tao. La ragione semplicemente che il tentativo di migliorarsi o di agire su se stessi un modo di rinchiudere lazione in un circolo vizioso.

    La Creazione priva di scopo. Il traguardo dello Zen, infatti, non tanto quello di diventare un Buddha

    quanto quello di agire come tale. Di conseguenza non si pu progredire nella vita del Bodhisattva fintanto che c la minima ansia o il minimo sforzo di diventare pi di ci che si . Analogamente, la persona che cerchi di concentrarsi su un certo compito con in mente un risultato dimenticher il compito nel momento in cui pensa al risultato.

    Non c niente di veramente creativo nellazione che nasce dallincentivo, poich non tanto unazione libera e creativa quanto una reazione condizionata. La vera creazione sempre priva di scopo, non ha ulteriori motivazioni, ed ecco che si dice che il vero artista copia la natura nel modo di operare.

    Se la tua vera natura ha la forza creativa della Natura stessa, dovunque tu vada vedrai (tutte le cose come) pesci che guizzano e oche che volano. (Kojisei, nel Saikontan)

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    2) Sopravvivenza e gioco Gioco divino la vita

    La vita un processo spontaneo. Il termine cinese per natura tzu-jan, che

    significa: ci che spontaneamente, ci che accade. Il Vangelo la rivelazione per noi tutti di qualcosa che gli indiani hanno sempre saputo: tat twan asi, tu sei quello! Se Ges di Nazaret fosse nato in India, si sarebbero congratulati con lui per aver scoperto di essere Dio, anzich crocefiggerlo. Sri Ramakrishna, Sri Ramana, Krishna e il Buddha: tutti costoro lhanno scoperto.

    Nel momento in cui uno guarda negli occhi di un altro vede luniverso che lo guarda a sua volta.

    Siamo in una situazione in cui tab sapere di essere Dio, e non dobbiamo

    ammettere che sappiamo chi siamo, in modo da avere lemozione, leffetto mozzafiato di sentirci perduti, sentirci alienati, sentirci soli, privi di appartenenza. Nel linguaggio quotidiano noi diciamo che veniamo al mondo, ma in realt non facciamo nulla del genere. In realt proveniamo dal mondo. Proprio come il frutto proviene dallalbero. Noi siamo le terminazioni nervose delluniverso. E succedono cose affascinanti. Dal momento che noi siamo tanti, luniverso ha tante facce; per cui il suo punto di vista di se stesso non sar di pregiudizio. Siamo qui e vogliamo sapere cosa succede intorno a noi.

    Noi siamo le terminazioni nervose delluniverso.

    Spazio e silenzio

    stupefacente. Il silenzio lorigine del suono

    esattamente come lo spazio lorigine delle stelle. La maggior parte di noi d per scontato che lo spazio sia niente, che non conti e

    non contenga energia. Ma un dato di fatto che lo spazio la base dellesistenza. Come potremmo avere le stelle se non ci fosse lo spazio? Le stelle si accendono a causa dello spazio e ci sono cose che vengono fuori dal nulla esattamente alla stessa maniera, come quando, ascoltando senza niente di particolare in mente, sentiamo i mille suoni del silenzio. stupefacente. Il silenzio lorigine del suono esattamente come lo spazio lorigine delle stelle e la donna lorigine delluomo.

    Vivete nelleterno presente e siete leterno presente.

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    Se ascoltate e prestate attenzione a ci che , scoprirete che non c passato n futuro, n un ascolto. Non potete udirvi ascoltare.

    Vivete nelleterno presente e siete leterno presente. veramente di una semplicit straordinaria, e le cose stanno esattamente cos.

    Le mie parole sono molto facili da sapere e molto facili da praticare. Eppure tutti gli uomini del mondo non le sanno, n le praticano.4

    Il gioco della vita La vita un gioco divino ma, pur tuttavia, io osservo con totale smarrimento

    come il mondo va avanti. Vedo tutti quelli che fanno i pendolari, che guidano lauto come forsennati per correre in un ufficio a guadagnare soldi per cosa? Per poter continuare a fare le stesse cose: e a pochissimi di loro tutto questo piace. La persona intelligente si fa pagare per giocare questa larte del vivere. Ma lintera idea di lottare e ammazzarsi di fatica per andare avanti a vivere totalmente priva di senso. Albert Camus, nel suo Mito di Sisifo ha fatto una saggia affermazione: Lunica domanda sensata che ci si deve porre nella vita se suicidarsi o meno.

    La vita un gioco divino. Rifletteteci sopra. Dovete continuare? Sarebbe tanto pi semplice smettere.

    Niente pi problemi, nessuno pi che si lamenta che non ce la fa pi. Che effetto fa la morte? Andare a dormire e non svegliarsi. Oh, com terribile restare al buio in eterno! Ma non sarebbe niente del genere. Non sarebbe essere sepolti vivi per sempre. Sarebbe non essere mai esistiti. Non soltanto non essere mai esistiti noi, ma che non sia mai esistito niente in assoluto: la qual cosa esattamente comera prima che nascessimo.

    La vita un meraviglioso mistero da vivere. Fortunatamente non v modo di sapere che cos la vita, che se potessimo

    saperlo, ne saremmo tediati. Un grande filosofo olandese, Van Der Leeuw, ha detto: Il mistero della vita non un problema da risolvere ma una realt da sperimentare. Ecco leterna domanda, leterno problema del non conoscere la realt delle cose. Di conseguenza la vita conserva il suo interesse. Siamo sempre l, che tentiamo di scoprire; ma la vita non offre risposte.

    4 Lao-tzu.

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    Lunico modo per rispondere alla domanda: Che cos la Realt? classificarla. Siamo tutti classificati, ma quello che fondamentalmente non rientra in alcuna classificazione possibile. Nessuno sa cos ed impossibile porre la domanda in una maniera che abbia senso.

    La realt

    la struttura del nostro sistema nervoso che determina il mondo che vediamo.

    Sono molte le teorie filosofiche su che cosa la realt. Ci sono quelli che

    dicono: Bene, la realt materiale; sapete, c una cosa chiamata materia. Sul versante opposto, osservatori pi sottili dicono: No, non c niente di materiale, tutto una costruzione mentale. Il mondo intero un fenomeno di coscienza. Ma oggi ne sappiamo molto di pi e possiamo sostenere la stessa teoria in maniera assai sofisticata: la struttura del nostro sistema nervoso che determina il mondo che vediamo.

    Nella vecchia domanda: Quando in una foresta cade un albero e nessuno sta

    ascoltando, lalbero fa rumore o no?, la risposta assolutamente semplice. Il rumore una relazione fra le vibrazioni dellaria e i timpani delle orecchie. Per cui laria pu vibrare in eterno: se non c il timpano dellorecchio o non c il sistema uditivo non ci sar alcun rumore.

    La cosa meravigliosa questa: Siamo noi che creiamo il mondo in cui viviamo e,

    nel contempo, siamo qualcosa che il mondo sta creando. Noi in virt della nostra struttura fisica evochiamo il mondo delle vibrazioni,

    che diversamente sarebbe il vuoto. Noi creiamo dal vuoto, ma siamo anche nel mondo. Il nostro corpo, il nostro sistema nervoso, sono qualcosa che esiste nel mondo esteriore. Tu sei nel mio mondo esteriore e io sono nel tuo mondo esteriore.

    Per cui una situazione estremamente affascinante. Noi evochiamo il mondo in cui viviamo e al tempo stesso siamo qualcosa che il

    mondo sta creando.5 tutto ununica danza, ed assolutamente meraviglioso perch il mondo prende coscienza di se stesso attraverso di noi.6

    Non meraviglioso?

    5 Siamo nel contempo il creatore e ci che viene creato. 6 Dio si sveglia in noi per scoprirsi vivo, incredibile e stupendo.

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    C chi dice che non siamo altro che microbi striscianti attorno ad una sfera di

    roccia, che ruota intorno a una stella insignificante, allestrema periferia di una galassia minore. Perch la gente dice cose del genere? Questo il messaggio che captiamo da certe persone. Analizzate sempre la filosofia di una persona e saprete che cosa questa pensa di se stessa.

    La nostra filosofia il nostro ruolo, il gioco che abbiamo scelto di giocare.

    la mia grande recita. E se devo mettere in scena qualcosa, metter in scena il

    pi grande spettacolo e dir: Al diavolo tutte le chiacchiere, so benissimo che sono impermanente, che sono una manifestazione precaria di un mistero al di l di ogni comprensione E questo quello che voglio. Sono una manifestazione della sostanza stessa dellUniverso, che ci che tutti gli uomini chiamano Dio, Atman o Brahman. E penso che sia fantastico saperlo. fantastico sapere che non solo una teoria, ma una sensazione positiva e reale dentro di me.

    Sono Dio che si manifesta nel mondo della forma. A questo punto la mia funzione , se e per quanto possibile, di partecipare agli

    altri questa sensazione, cos che non abbiano pi bisogno di psicoterapia, n di guru o di religioni che siano liberi, semplicemente.

    Leterno presente vasto, accogliente e ricco. La vita, come la musica, fine a se stessa. Viviamo in un eterno presente, e

    quando ascoltiamo la musica non stiamo ascoltando il passato, non stiamo ascoltando il futuro, stiamo ascoltando un presente espanso. Il presente un campo desperienza che va molto oltre listante.

    Per cui, quando parlo delleterno presente, vi prego di non confonderlo con la

    frazione di secondo; non appartengono allo stesso ordine delle cose. Leterno presente vasto, accogliente e ricco, ma anche frivolo, la giocosit, vedete, nella stessa essenza dellenergia delluniverso.

    La gente si confonde perch vorrebbe che la vita avesse significato come se si

    trattasse di una parola. Come se noi dovessimo avere significato, come fossimo un simbolo o unidea.

    Noi siamo il significato. Questo il punto: il significato, il gusto della vita esattamente qui e adesso.

    Non stiamo andando in nessun posto. Affacciatevi a gustare la strada e vedrete che tutti pensano freneticamente di stare andando da qualche parte; di avere importanti faccende da sbrigare.

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    Stanno andando in qualche posto, sono diretti a una meta, hanno qualcosa da conquistare.

    Vi capita di quando in quando, dovunque vi troviate, di rendervi conto che non

    dovete andare in nessun posto? Esattamente dove vi trovate dove . Le cose pi fantastiche nella poesia giocano sul tema dellinconsistenza, della

    precariet delle cose. Noi, ciascuno di noi, non siamo unentit sostanziale, siamo come una fiamma. La fiamma una corrente daria calda, come un vortice in un fiume, sempre in movimento, eppure in apparenza sempre uguale.

    Ciascuno di noi un fluire e se resistete a questo fluire diventate pazzi. Per cui il principio del godersi la

    vita e non un precetto, non una regola morale, non ha niente a che fare con gli obblighi, i doveri ecc.

    il principio del godersi la vita : non aggrappartici,

    lasciala andare.

  • 14

    3) La portata del pensiero orientale Siamo vittime di unillusione

    Esiste una distinzione nettissima fra la fede da un lato e il credo dallaltro. Il

    credo , obiettivamente, lesatto contrario della fede. Il credo in realt desiderio di credere e, come viene espresso nel Credo cristiano, consiste in una fervida attestazione di speranza che luniverso risulti essere cos e cos. In questo senso, perci, il credo preclude la possibilit della fede. La fede apertura alla verit, alla realt quale che possa essere.

    1) il Credo desiderio di credere; 2) la Fede apertura alla verit, quale che possa essere.

    Modello ceramico dellUniverso Ges, a me sembra, ha avuto come altri pochi eccezionali individui un

    particolare tipo di esperienza spirituale, che, in termini di teologia ebraica, ha trovato estremamente difficile esprimere senza essere considerato blasfemo. Ha detto: Io e il Padre siamo Uno; in altre parole: Io sono Dio.

    Ora, per un induista si tratta di una affermazione abbastanza naturale; ma

    nella nostra cultura religiosa, di matrice ebraica, uno che dica: Io sono Dio blasfemo o pazzo. In realt la nostra concezione di Dio influenzata dallimmagine del Dio padre, e limmagine ha una forza a livello psichico di gran lunga superiore a tutte le teorie e le teologie di questo mondo.

    Questa immagine monoteistica di Dio esercita su di noi un certo potere in

    quanto una immagine politica. Il titolo Signore dei Signori e Re dei Re lo stesso che si dava agli imperatori dellantica Persia. limmagine del monarca politico e del Signore dellUniverso che mantiene lordine amministrandolo dallalto.

    Limmagine che noi occidentali abbiamo del mondo quella di qualcosa di

    costruito. Lipotesi di fondo che tutto ci che esiste sia stato creato, che qualcuno sappia come stato creato e che noi lo possiamo scoprire perch allorigine delluniverso c un architetto.

    Si potrebbe definire questa concezione il Modello ceramico delluniverso, in

    quanto sostiene lidea di fondo che siano due le cose che esistono: la materia e la forma.

    Perch la materia, una specie di argilla, assuma una forma ordinata

    necessaria lesistenza di una intelligenza esterna alla materia che la plasmi. In

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    realt, il concetto di materia in s manca del tutto nella fisica moderna, che studia luniverso fisico esclusivamente in termini di modello e di struttura.

    Lila, il gioco divino Al contrario, il modello delluniverso induista quello di uno spettacolo

    teatrale. Il mondo non creato, recitato. E dietro ogni volto delluomo, dellanimale, della pianta, del minerale c il volto, o non-volto, del S centrale, dellAtman, che Brahman, la realt ultima e ineffabile.

    Ovviamente, quello che il centro non pu diventare oggetto di conoscenza.

    la sostanza di ci che esiste e noi siamo questa sostanza; essendo lidea che la natura della realt un gioco a nascondino, in realt lunico gioco: un momento la vedi, laltro non la vedi pi.

    Per i cristiani, limmagine induista particolarmente disturbante perch

    contiene gli elementi di una specifica forma di eresia, chiamata panteismo. Il panteismo lidea che ogni ruolo del dramma della vita sia interpretato dal Signore supremo, cosa che ai cristiani fa pensare che tutte le concrete distinzioni fra bene e male vengano cancellate.

    Dietro una vita religiosa autentica deve esserci una fede che non si esprime in

    idee e opinioni abbracciate e difese quasi come per disperazione.

    La fede latto dellabbandono e deve iniziare con labbandono di Dio7.

    Il filosofo di oggi ha perso il senso dello stupore, perch lo stupore qualcosa

    di sconveniente. Ma, come ha dello Aristotele, Lo stupore linizio della filosofia.

    Lesistenza sembra stranissima, e ancora di pi quando ci si rende conto che

    siamo totalmente allinterno di un congegno neurologico in grado di situarsi al centro di unincredibile estensione di galassie e, da l, di iniziare a misurare il tutto.

    Lesistenza relazione e noi ci siamo dentro fino ai capelli. Dobbiamo comprendere che il fulcro delle discipline induiste e buddhiste

    lesperienza: non la teoria, non il credo. La disciplina dello yoga nellInduismo o le varie forme di meditazione buddista, invece, non esigono che si creda in nulla e non contengono comandamenti. Hanno effettivamente dei precetti, ma si

    7 Non si tratta di ateismo, nel quale si spera non esista alcun Dio, ma la fede un lasciare andare Dio.

  • 16

    tratta in realt di impegni assunti volontariamente, non in obbedienza a qualcuno.

    Sono tecniche sperimentali per cambiare la coscienza, e il loro fine principale

    quello di aiutare gli esseri umani a liberarsi dellallucinazione che ciascuno di noi sia un io in una guaina di pelle un piccolo individuo situato nella testa, fra le orecchie e dietro gli occhi, che la fonte dellattenzione cosciente e del comportamento volontario.

    Lillusione dellio Questidea, dessere qualcosa in un corpo unidea che fa stabilmente parte di

    noi. Ci insegnano a sentire il battito del cuore come qualcosa che ci accade, laddove camminare o parlare sono cose che facciamo. Ma il cuore, non siamo noi a batterlo? unidea che il nostro linguaggio non contempla, non ci siamo abituati.

    Come fai ad arrivare a pensare? Come fai a essere cosciente? Lo sai? Come apri

    e chiudi la mano? Lo sappiamo fare ma non sappiamo spiegare come si fa. Allo stesso modo il dio induista sa come crea lintero universo poich lo fa, ma non saprebbe spiegarlo.

    Cos, quando un induista ottiene lilluminazione e guarisce dallallucinazione di

    essere un io in una guaina di pelle, scopre che essenziale al suo s leterno S delluniverso, e se tu vai a dirgli; Come si fa tutto questo?, facile che ti dica: N pi n meno che come si apre e chiude la mano.

    Questa improvvisa coscienza dellillusoriet del s separato, si presenta quando

    si scopre che il presunto s non pu far nulla: non pu migliorarsi n facendo qualcosa, n non facendo niente, ed entrambe le vie sono basate sullillusione. C una cosa che si pu fare per liberare la mente dallallucinazione: farla agire in maniera coerente con le implicazioni dellallucinazione stessa.

    Noi siamo il mondo.

    Quando non ci attacchiamo al mondo e non abbiamo pi un atteggiamento ostile nei suoi confronti, ci rendiamo conto che il mondo noi stessi.

    Descrivere un qualsiasi organismo nel suo ambiente significa descrivere un

    campo unificato di comportamento chiamato ecosistema. Lambiente non prevale sullorganismo e lorganismo non prevale sullambiente. Sono due aspetti o poli dello stesso processo. Questo quel che si intende per unit soggiacente degli opposti, che lInduismo chiama Advaita (non-dualit), e a cui si riferiscono i

  • 17

    cinesi quando usano il termine Tao per designare il modo di operare dei principi positivo e negativo.

    Non ununit che annulla le differenze, ma ununit che si manifesta

    attraverso la stessa differenziazione che percepiamo. Tutto polare, come i due poli di una calamita.

    Se si sostiene che questo tipo di dottrina, in cui tutto in realt Dio, distrugge

    la possibilit di amore tra gli individui, ecco che largomento cade di fronte al dogma della Trinit. In base al precedente assunto, se le tre persone sono un unico Dio, non possono amarsi luna con laltra.

    LInduismo usa lidea contenuta nella trinit cristiana, solo che la estende a una

    multitrinit. Invece di tre-in-uno, abbiamo luno-in-Tutto.

    Noi siamo Uno in Tutto. Naturalmente, la domanda critica sempre: e il male? Dobbiamo attribuire al

    fondamento Uno dellessere la responsabilit del male? No, noi non vogliamo accettare questo perch significherebbe sporcare Dio stesso.

    Malgrado la nostra Bibbia ebraica dica: Io sono il Signore unico e solo, creo la

    luce e la tenebra, creo la pace e il conflitto. Io il Signore faccio tutto questo.8

    Non ci sono vittime di Dio. La sostanza del problema che sarebbe davvero tremendo se Dio fosse lautore

    del male e noi le sue vittime. Ma nella teoria induista Dio non unaltra persona. Non ci sono vittime di Dio. soltanto lui la propria vittima. Responsabili siamo noi. Se vogliamo rimanere nellillusione rimaniamoci. Ma possiamo sempre svegliarci.

    8 Isaia, 45; 6-7. Vedi anche Eraclito.

  • 18

    4) Sospendere il giudizio possibile trasformare la mente?

    Molti si preoccupano di migliorare la propria mente. Ma, esiste un modo in cui

    si possa trasformare la propria mente, o tutto il processo non altro che un circolo vizioso? Per, lidea stessa del doversi migliorare implica che esiste un bisogno di miglioramento, e lIo che si accinge a effettuare il miglioramento lo stesso che deve essere migliorato.

    Il Buddha ha detto che la saggezza pu venire soltanto dallabbandono della

    brama o del desiderio egoistico. Colui che abbandona il desiderio attinge il Nirvana, che vuol dire liberazione e pace suprema.

    Se vuoi la vita, non aggrapparti alla vita, lasciala andare. Avrete certamente osservato come si comporta una persona preoccupata del

    proprio miglioramento. come se fosse continuamente impegnata a fare acquisti. Prova la psicoanalisi, lo psicodramma, gli incontri di gruppo, lo yoga, la scientologia, il Cattolicesimo, il Buddhismo Zen o quello tibetano, e ogni volta che c dentro impazzisce dallentusiasmo.

    Ma, se guardiamo bene, ci accorgiamo che sostanzialmente non gli successo

    niente di nuovo. sempre la stessa persona che va in giro con un nuovo bagaglio di trucchi. Non cambia veramente, cambia solo il suo modo di provare a cambiare.

    Si tratta del gioco dellautomiglioramento. un gioco che, in un modo o nellaltro, giochiamo un po tutti. Potrei chiedere: che cosa state cercando? Sarebbe troppo presuntuoso da parte

    mia dire che state cercando aiuto? Che vi piacerebbe ascoltare qualcuno che avesse qualcosa si importante da dirvi?

    Siamo alla ricerca di noi stessi. I sistemi possono anche essere giusti ma sono nelle mani sbagliate, infatti

    siamo tutti in vario modo alla ricerca di noi stessi, manchiamo di saggezza, manchiamo di coraggio, temiamo la morte, temiamo il dolore, non siamo disposti a cooperare con gli altri n ad aprirci agli altri. Cos tutti pensiamo: Sono io che non vado. Se solo potessi essere la persona giusta Davvero vorrei tanto migliorare. Forse vi piacerebbe sperimentare la coscienza cosmica e sentire di essere sostanzialmente Uno con linfinita energia delluniverso.

  • 19

    Provare a migliorarsi come provare a sollevarci in aria tirandoci per i lacci delle scarpe. semplicemente impossibile.

    Non potete fare da soli poich il voi che migliora lo stesso che deve essere

    migliorato.

    Volete scoprire la vostra vera natura. Potete credere nel Dio degli induisti, che consiste nel vostro S superiore. Avete

    un s inferiore che definite il vostro io, ma dietro lio c lAtman, il s interiore, o la luce interna; il vero s, lo spirito che sostanzialmente identico a Dio. Quindi dovete meditare in maniera tale da arrivare a identificarvi col vostro s superiore.

    Ma come si fa a farlo? Cominciate con losservare molto attentamente tutti i vostri pensieri. Osservate

    i vostri sentimenti, le vostre emozioni e iniziate a costruire un senso di separazione fra losservatore e ci che osservato. Restate il testimone che impassibilmente e imparzialmente sospende il giudizio e osserva tutto fluire. Ora, sembra che questo sia in qualche modo un progredire. Ma, cos questo s dietro il s, il s che osserva? Riuscite a osservare quello?

    Purtroppo il s che osserva da dietro tutti i vostri pensieri e le vostre emozioni esso stesso un pensiero.

    Quando sta per essere smascherato, lIo si identifica immediatamente con il s

    superiore. Sale un gradino. Il s superiore sempre il nostro vecchio io, ma noi di sicuro speriamo che sar eterno, indistruttibile e perfetto. Io conosco ogni tipo di persona che ha questo s superiore in funzione. Questa gente pratica il suo bravo yoga, ed esattamente come la gente normale, qualche volta un po peggiore.

    Noi siamo gi migliori.

    Vedete, la ragione per cui volete essere migliori la ragione per cui non lo siete: perch volete esserlo, e non vi rendete conto che lo siete gi.

    Vogliamo migliorare noi stessi e il mondo ma, a volte, fare del bene agli altri, e

    perfino fare del bene a se stessi, incredibilmente distruttivo. Ed anche estremamente presuntuoso.

    Come fai a sapere che cosa bene per gli altri?

    Come fai a sapere che cosa bene per te?

  • 20

    Se dici che vuoi migliorare, dovresti sapere che cosa bene per te, ma ovviamente non lo sai, perch se lo sapessi saresti gi migliore.

    In effetti il mondo un organismo di unenorme complessit in cui tutto collegato.

    In nome della moralit si fanno le cose pi diaboliche e potete star sicuri che

    chiunque va in guerra, a qualunque nazionalit, ideologia politica o religione appartenga, ci va sempre con un senso della propria rettitudine morale laltra faccia del diavolo.

    Quelli che vogliono sempre far del bene sono i ladri del vero bene. (Confucio)

    impossibile migliorarsi Se noi siamo realmente coscienti del nostro funzionamento interiore, ci

    renderemo conto che non c niente che possiamo fare per migliorarci. Non sappiamo neppure che cosa meglio e, in ogni caso, il me che lavorer al

    miglioramento lo stesso che ha bisogno di essere migliorato. Non possiamo essere spontanei volendolo, non possiamo autenticamente amare se partiamo dallintenzione damare. O amate una persona o non la amate. Se vi proponete deliberatamente di amare una persona, la ingannate e accumulate ragioni di risentimento.

    Non esiste nessun modo di migliorare se stessi. Lintera idea dellautomiglioramento un falso miraggio e un imbroglio.

    Cominciamo da dove ci troviamo. Che succede se sapete senza ombra alcuna di dubbio che non c niente che possiate fare per essere migliori?

    Be, in qualche modo un sollievo.

    Se ci rendiamo conto che non c veramente niente che possiamo fare per migliorare noi stessi o per migliorare il mondo, come se ci fosse un attimo di respiro nel corso del quale possiamo semplicemente osservare cosa sta succedendo.

    una cosa che la gente non fa mai. Pare assurdamente semplice, cos

    semplice che si ha limpressione che non valga la pena di farlo.

  • 21

    Ma avete mai osservato quello che accade in quel momento, e quello che contemporaneamente voi fate in risposta? Guardatelo solo accadere e non abbiate fretta di pensare che sapete cos. Dal punto di vista neurologico tutto ci che succede solo un evento nella nostra testa.

    Che noi pensiamo che ci sia qualcosa di esterno alla nostra testa si deve al

    nostro sistema nervoso. Pu esserci o pu non esserci. Che questo sia il mondo materiale un concetto filosofico che qualcuno s fatto venire in mente. O forse voi pensate che il mondo sia spirituale; anche questa lidea filosofica di qualcuno.

    Il mondo reale non spirituale, non materiale,

    il mondo reale semplicemente cos com.

    Togliersi di mezzo Pensate che sia possibile guardare alle cose in questa maniera, senza attaccare

    etichette, nomi, gradazioni e giudizi su tutto? Possiamo limitarci a osservare quel che succede, osservare ci che facciamo? Se fate questo, quantomeno vi date una possibilit. E pu darsi che quando siete in tal modo liberati dallo sforzo di migliorare ogni cosa, la vostra propria natura inizi a prendersi cura di s.

    Una volta che vi siate tolti di mezzo a livello del voler fare, comincerete a scoprire che fate grandi cose

    che sono eventi reali. Il nostro cervello tale che pu compiere tutti questi miracoli intellettuali e

    culturali (Creare musica o poesia, avere intuizioni profonde sulla vita e mille altre cose); noi non sappiamo come lo facciamo, ma lo facciamo.

    Il nostro cervello pu compiere cose meravigliose. Non abbiamo fatto nessuna campagna per ottenere un cervello pi evoluto di

    quello delle scimmie, o di cosa possano essere stati i nostri antenati; semplicemente successo. Tutta la crescita fondamentalmente qualcosa che successo, ma perch succeda due cose sono importanti.

    1. La prima che si abbia la capacit tecnica di esprimere ci che succede;

    2. La seconda che ci si tolga di mezzo: che ci si tolga dalla propria strada.

  • 22

    Ma, al fondo del problema c la domanda: Come faccio a togliermi di mezzo?. Se io vi indicassi un sistema, questo finirebbe solo per lessere unaltra forma di automiglioramento. Espresso in termini di Buddismo Zen:

    Non puoi arrivarci pensando, non puoi arrivarci non pensando. Il togliersi di mezzo, o il liberarsi di se stessi, viene solo quando cessa di essere

    un fatto di scelta, quando si scopre che non c nientaltro da fare.

    Quando scopriamo che non c altro da fare, ci abbandoniamo al mondo,

    alla vita. In altre parole, succede quando uno vede che fare qualcosa per la propria

    situazione non gli servir a niente, e che cercare di non fare nulla al riguardo non gli servir niente lo stesso. A questo punto, dove ti aggrappi? Sei disorientato. Sei semplicemente ridotto a guardare, e lasciar stare.

  • 23

    6) La pratica della meditazione La pratica della meditazione non quel che comunemente sintende per

    pratica, nel senso di ripetizione intesa a preparare a una qualche prova futura. una pratica priva di scopo nel futuro immediato o lontano, poich

    larte dellessere completamente centrati nel qui e ora. Viviamo in una cultura totalmente stregata dallillusione del tempo, in cui il

    momento presente sentito come qualcosa di infinitesimale fra un passato potentemente condizionante e un futuro la cui importanza assoluta. Non abbiamo un presente. La nostra coscienza quasi totalmente occupata dal ricordo e dallaspettativa. Non ci rendiamo conto che:

    non c mai stata, non c e non ci sar mai altra esperienza che quella del presente.

    Siamo perci privi di contatto con la realt. Confondiamo il mondo di cui si

    parla, che si descrive e si misura, col mondo qual in realt. Siamo sotto lincantesimo di quegli utili strumenti che sono i nomi, i numeri, i simboli, i concetti e le idee. Ecco dunque che:

    la meditazione larte di sospendere temporaneamente il pensiero verbale e simbolico.

    Limitatevi a stare seduti, chiudere gli occhi e ascoltare tutti i suoni che

    possono essere nellaria, senza provare a identificarli o definirli. Ascoltate come ascoltereste la musica. Se vi accorgete che il dialogo mentale continua, non cercate dinterromperlo con la volont. Limitatevi a lasciare la lingua rilassata, abbandonata e comoda nella mascella inferiore e ascoltate i vostri pensieri come ascoltereste gli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra, puro rumore nella vostra testa; i pensieri alla fine si placheranno da soli, come uno stagno agitato e fangoso si calma e torna limpido se non lo si disturba.

    Ancora, prendete coscienza del vostro respiro e lasciate che i polmoni

    funzionino al ritmo loro pi congeniale. E per un po restate semplicemente ad ascoltare e sentire il respiro. Ma, se possibile, non chiamatelo cos. Limitatevi a vivere levento non verbale.

    La Realt non unidea n un pensiero e nemmeno un concetto.

    La Realt qui e ora.

  • 24

    Si pu obiettare che questa semplice attenzione al mondo fisico, ma si dovrebbe comprendere che spirituale e fisico sono soltanto idee, concetti filosofici, e che la realt di cui ora avete coscienza non unidea. Di pi, non c in voi un io che ne cosciente. Anche questa era solo unidea. Potete udirvi in ascolto?

    Adesso cominciate a lasciare cadere il vostro respiro allesterno, lentamente e

    comodamente. Non sforzate n tendete i polmoni, ma lasciate che il respiro esca allo stesso modo di quando vi abbandonate in un letto accogliente. Lasciatelo semplicemente andare, andare, andare. Non appena c un minimo sforzo, fatelo semplicemente rientrare come un riflesso, senza pressione o strappi. Non pensate allorologio. Non pensate a contare. Mantenete semplicemente questo stato tanto a lungo quanto dura il senso di beatitudine che d.

    Non puntate a un risultato, a un improvviso cambiamento di coscienza o al

    satori: lessenza della pratica della meditazione tutta sul concentrarsi su ci che , non su ci che dovrebbe o che potrebbe essere. Non si tratta di usate la forza per vuotare la mente, o per concentrarsi su un punto di luce.

    Quanto dovrebbe durare tutto ci? La mia idea che lo si possa far durare

    fintanto che non c sensazione di sforzo e pu voler dire arrivare a trenta o quaranta minuti a seduta; dopo di che vorrete tornare allo stato di normale riposo e distrazione.

    Pu accadere che nel corso della meditazione abbiate visioni stupefacenti, idee

    abbaglianti e meravigliose fantasie. Pu anche succedervi davere limpressione di stare per diventare chiaroveggenti, o di poter lasciare il corpo e viaggiare a volont.

    Ma tutto ci distrazione. Lasciatelo stare e osservate semplicemente cosa accade ADESSO. Non si

    medita per acquistare poteri straordinari: infatti, se riusciste a diventare onnipotenti e onniscienti, che fareste? Non ci sarebbero ad attendervi altre sorprese, e tutta la vostra vita sarebbe come far lamore con una donna di plastica.

    Ci che importa veramente rendersi conto che il futuro non esiste, e che il vero senso della vita lesplorazione delleterno presente.

    Fermatevi, guardate e ascoltate!

    Non pensate a niente tranne quello che adesso realmente ascoltate, vedete,

    sentite, e odorate. Pensate che non state andando in altro posto che qui, e che non cera, c o ci sar altro tempo che non adesso. Semplicemente, siate consapevoli di quello che realmente senza dargli un nome e senza giudicarlo,

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    perch voi adesso state sentendo la realt stessa invece delle idee e delle opinioni che la riguardano.

    Non vale la pena di cercare di sopprimere il balbettio delle parole e delle idee

    che continuano in molti cervelli adulti, perci se non si fermer, lasciatelo andare come vuole, ed ascoltatelo come se fosse il rumore del traffico o il chiocciare delle galline.

    Lasciate che le vostre orecchie ascoltino quello che vogliono ascoltare; lasciate

    che i vostri occhi vedano qualunque cosa vogliano vedere; lasciate che la vostra mente pensi qualunque cosa voglia pensare; lasciate che i vostri polmoni respirino seguendo il proprio ritmo.

    Non aspettatevi nessun risultato speciale perch in questo stato senza parole e

    senza idee, dove pu essere passato e futuro, e dove una qualunque nozione di scopo? Fermati, guarda, e ascolta e aspetta un po prima di andare avanti nella lettura.

    Fermati, guarda, e ascolta